Durante gli ultimi anni che si erano conclusi colla presa
di possesso di Siena nel 1341, Montieri fu coinvolto in varie controversie
coi castelli vicini. Una sorse con Gerfalco per certe confinazioni dei rispettivi
territori : e perciò con atto steso nel castello di Ceriota il 22 settembre
1336 sono nominati Corso di Cenne sindaco per Montieri e Neri di Pietro
sindaco per Gerfalco, i quali di comune accordo sottopongono agli arbitri
Filippo di Conte e Meo di messer Grazia, cittadini senesi, tutte le differenze
fra i due Comuni perché siano appianate. Con altro strumento del 6 novembre
dello stesso anno, rogato in Travale nella casa del Comune in seguito a
mandato ricevuto e con l'autorizzazione dei Signori Nove di Siena, Filippo
di Conte e Meo di messer Grazia stabiliscono che appartengono al Comune
di Montieri: il " Poggio " ( montem qui dicitur podium de Monterii),
la " Canonica " possesso sui fianchi del monte appartenente alla chiesa
di S. Niccolò, ed il Lago (qui vulgariter dicitur lacus de Monterii).Si
stabilisce inoltre di scgnarc questi confini con cinque segnalazioni di
pietra che scendano dalla cima del Poggio alla valle, il primo dei quali
sia posto alla sommità del monte nella fossa rotonda che sembra sia stata
il principio dell'antica argentiera : (sit super summitatem majoris montis
Monterii ubi est quedam fovea rotunda qui videtur fuisse principium eiusdam
fovee antique argentiere). Fu allora raggiunta la pacificazione; ma
i dissensi continuarono in tono minore ancora per circa due secoli fino
a quando per l'intervento autoritario del Granduca Francesco de' Medici
i due Comuni pongono fine alle loro controversie con lo strumento del 10
settembre 1578, nelle pergamene di Montieri. (Arch: S. Siena P.M.).
In quell'epoca Montieri aveva avuto occasione di contrasti anche con Chiusdino
a causa di certi terreni che alcuni chiusdinesi possedevano in comune di
Montieri e dei quali rifiutavano pagare i dovuti canoni. La contesa durava
già da tempo probabilmente generata dagli acquisti massicci di terreni che
già dalla metà del '200 la potente famiglia montierina dei Cantoni aveva
fatti nella corte di Mirandolo e di Magrignano, acquisti completati più
tardi da quelli fattivi direttamente dal comune di Montieri. La contesa
aveva avuto alterne vicende con fasi di violenza, sì che vari uomini di
ambedue le parti vi avevano lasciata la vita; e non accennava a cessare
malgrado un'ordinanza pacificatrice del Concistoro del Comune di Siena del
18 ottobre 1342.Ma finalmente in seguito ad un'ultima uccisione di un montierino,
tale Notto di Bindo nel 1343, Chiusdino elesse i suoi sindaci che con quelli
di Montieri trattassero la pace tra i due Comuni dinanzi ai Signori Nove
di Siena. L'accordo fu raggiunto e firmato a Siena nella sala del Concistoro
da Jacomo di Nicoluccio da Montieri e Rinaldo di Chinuccio da Chiusdino.
Ma dopo qualche anno fu necessaria una nuova ordinanza del marchese Niccolò
Pallavicini, conservatore della città di Siena, perché i chiusdinesi si
decidessero a pagare i canoni dovuti per le solite terre e che non pagavano
da otto anni. Venne allora il pagamento (1359) e la pace fra i due castelli
non fu più turbata.
Poco più tardi (1368) un'altra contesa nasce tra Montieri e Boccheggiano
per il possesso del " Vallucchio ", un terreno in Val di Merse al confine
tra i due Comuni. Montieri per averne consiglio ed aiuto si rivolse a Siena
che non poté intervenire poiché era essa stessa in quel tempo travagliata
da furiose lotte intestine; ma la contesa con Boccheggiano poté essere appianata.
Le guerre, la peste, la carestia che avevano travagliato Siena verso la
metà del XIV secolo avevano suscitato nella città violenti contrasti che
ebbero una ripercussione su Montieri, dove alcuni dei Tolomei svolgevano
un notevole potere con una massiccia attività finanziaria. Nei rivolgimenti
che vi si susseguirono, essendo stati banditi da Siena vari cittadini fra
i quali alcuni dei Tolomei, questi si volsero verso Montieri, ove già avevano
consorti, l'assalirono e l'occuparono. Lo tennero ben poco: la Repubblica
intervenne prontamente, rioccupò il castello e ad evitare simili sorprese,
nel 1371, dopo avere rinforzate le mura castellane, al di sopra del cassero
nel pianoro in vetta alle " Piagge " sulle pendici del Poggio, fece costruire
una rocca ottagonale spendendovi 1500 fiorini d'oro. Di essa restano oggi
pochissimi avanzi appena reperibili.
Un'altra grossa controversia scoppiò nel 1407 tra il vescovo di Volterra
Stefano da Prato ed il Comune di Montieri per certe terre di Magrignano
che il Comune, forse non a torto, reclamava sue. Un lodo dei Magnifici Signori
Governatori di Siena, intervenuti nella disputa, credettero poter assegnare
le terre contese alla Mensa Vescovile; ma la questione non fu risolta in
modo definitivo poiché un nuovo strumento del 6 dicembre 1500 ci informa
che il Magnifico Pandolfo Petrucci, riconoscendo forse l'errore dei suoi
predecessori, dona a Francesco di Mariano di Paolo, francescano, oratore
del Comune ed uomini di Montieri, quelle medesime terre di Magrignano che
esso Magnifico aveva ricevute in dono da messer Francesco Soderini Vescovo
di Volterra.
Fu nei primi decenni del 1500 che, residuo di antiche controversie, sorse
un'acerba lite fra Montieri ed il comune di Travale per il possesso di Fontappialla,
lite che fu appianata con atto del 6 giugno 1520 in seguito ad arbitrato
del conte Andromaco d'Elci per Travale e di Antonio di Lorenzo Beccafumi
per Montieri con Sano di Matteo Biringucci terzo arbitro.
* * *
Dopo l'occupazione del 1341 Montieri era passato stabilmente
in dominio della repubblica di Siena essendo fallito l'ultimo tentativo
del vescovo volterrano Filippo Belforti nel 1355, quando buona parte dei
" Montieresi ", il 28 maggio di quello anno, adunati in Consiglio Generale
dai vicari del vescovo, riconoscevano che i vescovi volterrani erano "
i veri et legittimi domini et majores dicte terre de Montierii " e dichiaravano
di essere agli ordini del Vescovo e di giurargli perpetua obbedienza. Non
si conoscono le reazioni immediate di Siena a questa iniziativa volterrana,
ma si sa che nello anno seguente 1356, essendo i montierini divisi tra filovolterrani
e filosenesi in lotta fra loro, è Siena che da padrona vi manda un'ambasceria
e ne impone la pacificazione, mantenendo il possesso del castello (Donati
) .
Gli anni che seguirono sono, per il popolo di Montieri, anni di decadenza
e di miseria dopo il flagello della peste e delle guerre: le cave sono diventate
sterili e deserte; Siena assorbe dal castello personale direttivo e tecnico
da impiegare in città e nelle miniere dei castelli vicini e facilita come
meglio può l'emigrazione di personale qualificato, specialmente di " saggiatori
" dell'argento, nei suoi territori ove ancora si scava. Era compito di questi
saggiatori abilissimi di stabilire il tasso d'argento contenuto nei minerali
scavati servendosi di "bilancinolas et pesos actos ad ponderandum saggia
de argento".
Tuttavia col secolo XV si hanno tentativi e riprese di escavazione in nuove
miniere. Nel 1437 una compagnia dalmatica condotta da Francesco di Boldrano,
Marino di Vabrante ed altri di Ragusa, chiede al Consiglio Generale di Siena
di poter scavare nel territorio di Montieri ed in altri vicini e domanda
alcune garanzie : salvacondotto per le proprie maestranze, ammesso che esse
non abbiano da sistemar conti colla giustizia; che non siano distratte per
altri lavori, che abbiano rifornimenti di pane, vino, olio ed altre vettovaglie,
che possano far case a proprie spese e poi liberamente rivenderle, possano
mandare il metallo scavato a vendere a Siena o altrove senza pagar gabella.
Ma di questa attività non si hanno ulteriori notizie.
Nel 1438 è un cittadino senese, Dainello di Nicolò coi suoi compagni, che
chiede a Siena di far ricerche a Montieri ed in altri luoghi e scavare nelle
antiche miniere ed in pozzi nuovi, obbligandosi a vendere l'oro e l'argento
a Siena e di avere invece libera vendita per gli altri metalli, previo,
ovviamente, il pagamento della debita gabella.
I lavori di Dainello debbono essere stati fortunati poiché nel 1441 chiede,
con nuovi patti per sé ed eredi e soci, di continuare gli scavi per un tempo
maggiore. Non abbiamo notizie ulteriori. Sappiamo invece che un nuovo tentativo
di ricerche e di scavi fatti da tal Giovanni di Petroccio di Paolo del Grissa
nel 1472 non ebbe esito fortunato e fu sospeso. Questo fu l'ultimo tentativo
di ricerca mineraria in Montieri al tempo della repubblica di Siena. Nuove
ricerche avvennero più tardi ad opera del granduca di Toscana ,nel 1584-85,
ma furono ben presto abbandonate per la morte dello stesso granduca Francesco
I: e per due secoli non si ebbe più alcuna attività mineraria ne] territorio
di Montieri.
Il castello vive ormai la sua vita dedita completamente all'attività agricola
e boschiva concentrata in gran parte nelle terre di Magrignano, che nel
XIII-XIV secolo erano state oggetto di una fitta rete di contrattazioni
e poi di estenuanti controversie, che con vario esito si protraggono per
secoli, fino alla dominazione napoleonica.
Il territorio di Magrignano, molto vasto, si estendeva dai confini col castello
di Travale presso Fontappialla, lungo i fianchi del Montemurlo scendendo
al Ripacciano e fino al Merse per risalire ad oriente lungo i confini del
castello di Chiusdino. Comprendeva diversi nuclei abitati e ville quali
S. Lazzaro, le Ciciore e Mignone con le loro cappelle. Si parla di una contea
di Mignone dotata di una graziosa cappella tuttora esistente, S. Daniele,
di piccola mole costruita in bozze di pietra in un'unica volta in stile
preromanico del X-XI secolo, e sebbene diroccata ed in pieno abbandono,
posta com'è in ridente posizione, conserva ancora una sua dolce agreste
vivacità. La contea di Mignone, a 3 Km. di fronte al castello, ebbe una
notevole attività agricola; e la tradizione popolare, fino ai primi decenni
di questo secolo, indicava le giovani ragazze di quella terra come " le
contessine ".
Secondo l'uso dell'antico pago, Magrignaoo nella corte di Montieri, ebbe
terre comunali concesse in proprietà in piccoli appezzamenti a coloro che
le dissodarono e le coltivarono, e la diffusione della piccola proprietà
vi è comprovata dai numerosi strumenti contenuti nelle pergamene di Montieri
che ci informano come durante il 1200 la famiglia di Arrigo di Gualtiero
dei Cantoni, una delle più potenti famiglie del castello, fosse divenuta
in possesso di molte terre del prossimo Mirandolo e di Butignano, Ricavolo
e Cusa, terre che furono poi acquistate da Jacomo Bruccardi e figli tra
il 1250 ed il 1276. Oueste terre con atto del 13 aprile 1306 passarono in
possesso del Comune di Montieri con ogni diritto di mero e misto imperio.
Tuttavia una buona parte del territorio di Magrignano restava di proprietà
del vescovado volterrano.
Uno strumento del 26 maggio 1331 fissava confini e giurisdizioni tra i castelli
di Montieri, Chiusdino, Mirandolo e la villa di Magrignano in base agli
antichi strumenti regolarmente prodotti.
Con altro strumento del 18 giugno 1336 Nerio del fu Ranieri Cantoni erede
universale della casata, per 306 fiorini d'oro al peso di Siena, vende totalmente
senza riserve al Comune ed uomini di Montieri le terre " totius curte
et destrictu de Miranduolo ", rinunciando a tutti i patti e convenzioni
stipulati per il passato dai suoi familiari col comune di Montieri. Queste
diverse contrattazioni forniranno al Comune una buona parte dei terreni
di pubblica utilità che più tardi formeranno le " bandite " comunali e saranno
alla base delle lunghe dispute sorte fra la Mensa Vescovile di Volterra,
il Comune di Montieri ed infine coi Marehesi Salviati.

