In una pergamena dell'Arch.
Vesc. di Volterra, rivela quella che nell'epoca era la vita politica e sociale
nel castello del quale forma la carta costituzionale. Il prezioso documento
è scritto tutto in lingua volgare quale la si parlava in Montieri, mentre
gli altri brevi che si conoscono e prima e dopo sono tutti scritti in latino.
Non conosciamo le ragioni per le quali questo documento possa essere arrivato
a noi scritto in volgare, unico nella specie; ma ci sembra accettabile l'opinione
del Volpe secondo il quale la pergamena, abbondante di correzioni e di aggiunte,
dovette essere stata la brutta copia compilata discussa ed approvata nella
lingua volgare del popolo e destinata ad essere letta pubblicamente perché
la comunità, ormai dimentica del latino, ne prendesse conoscenza nella lingua
che parlava, prima che il breve fosse tradotto in latino rivestito delle
regolari formule legali.
Era una costante disposizione, prima consuetudinaria e poi codificata, quella
di leggere all'atto dell'approvazione le disposizioni emanate che il popolo
"non doveva" ignorare: e la lettura ne era ripetuta pubblicamente varie
volte all'anno.
Il documento è anche molto importante da un punto di vista filologico in
quanto viene a confermare che il territorio del triangolo Siena-Massa di
Maremma-Volterra fu proprio la culla della nuova lingua italiana nazionale.
E si può ricordare in proposito come oltre mezzo secolo prima della compilazione
del breve, nel 1158, in una lite tra il conte Ranieri Pannocchieschi ed
il fratello vescovo Galgano, che morirà assassinato, era comparsa proprio
in questa terra, sulla bocca di Malfredo di Casamagi, il rozzo guardiano
del castello di Travale, la notissima frase in volgare: "guaita guaita,
male non mangiai ma mezzo pane", ("La
Guaita di Travale") fra le più antiche manifestazioni della nuova
lingua; che per essere capace di espressioni così compiutamente formate,
afferma di essere comparsa. qui, in mezzo al popolo, già da un tempo notevolmente
anteriore. E già un altro documento ben più valido tutto in volgare era
comparso in Volterra verso il 1190 riguardante gli insediamenti umani nella
contrada delle Ville in quella città (Bocci). Documenti questi di un valore
indicativo fondamentale.
I diversi brevi tra il 1215 e gli anni successivi compilati dapprima per
una piccola parte della popolazione, la più ricca ed evoluta, furono allargati
gradualmente alla partecipazione delle categorie più modeste fino a comprendere
l'universalità degli uomini del castello, dei quali dettarono l'organizzazione
gerarchica comunale per gli anni avvenire, malgrado revisioni c ritorni
di potere comprensibili nelle condizioni politiche e sociali del tempo.
Il breve del 7 giugno 1219 nelle sue clausole e nelle particolarità delle
sue precisazioni aderisce talmente alle condizioni del castello in quel
tempo da farcelo ritenere come la carta costituzionale del Comune di Montieri.
Questa ipotesi è suffragata da altri documenti di poco successivi che si
richiamano tassativamente ad uno "Statuto di Montieri", lo Eletto vescovo
Ranieri, in uno strumento del Notarile 8414 della Biblioteca Guarnacci steso
in Montecastelli il 4 luglio 1254, incarica Fra Rustico di S.Galgano, già
nominato gastaldo nel castello, di rivedere e correggere lo Statuto di Montieri;
ed un altro documento di poco successivo, messo in luce dal Barabesi nella
sua Bibliografia, ci dà notizia che agli atti del Consiglio della Campana
di Siena dell'anno 1255 appare un cedola destinata ad essere "aggiunta"
in "constituto Monteriì de voluntate Consilii maioris et minoris Monterii
et ipsius conscencia". La revisione dello Statuto disposta dal vescovo Ranieri,
la cedola che il popolo di Montieri vuole inserita nel suo "constituto"
ci assicurano che esso realmente esisteva; ed in questo caso, secondo il
Brabesi, esso "starebbe a provare in Montieri l'esistenza di uno speciale
ordinamento municipale"; e certamente il più antico statuto scritto in italiano.
Dal costituto del 1219 apprendiamo, come abbiamo già accennato, che sono
le "compagnie del Comune" riunite nei due gruppi degli Ugorazzi e dei Bruccardi
che dirigono l'economia del castello, dapprima chiuse in una ristretta cerchia
aristocratica; poi allargale agli uomini liberi agricoltori commercianti
artigiani, c quindi aperte su più larga base. La "compagnia" è il nuovo
potere sorto di fronte al signore feudale a dare nascita al libero Comune,
del quale con i diversi " brevi " emanati tra il 1215 ed il 1222. e particolarmente
con quello del 1219, detta la propria costituzione. Gli uomini in essa associati
s'impegnano con giuramento a difendersi reciprocamente nella persona e negli
averi. a non fare altra compagnia né ad aiutare o consigliare altri a farla.
Chi non vuole parteciparvi non vi è costretto, ma chi ne è fuori ovviamente
non può godere dei diritti degli associati né della protezione e degli aiuti
finanziari della società; aiuti che sono tratti dal ricavato dei tributi
annuali sul minerale e dalle multe inflitte ai trasgressori dei patti di
lavoro, tributi coi quali sono rifuse tutte le spese fatte dai Consoli o
dall'Amministrazione per la collettività. I Consoli o Rettori alla fine
di ogni anno e precisamente il 28 dicembre nominano una " balìa " di tre
membri, uno per ciascuna Porta, del Borgo, dell'Ospedale e Da Lispoggio
la prima comprendeva la contrada della Ruga col borgo della Villa del Casalino
e del Vicinatino; la seconda comprendeva la contrada del Castello e le abitazioni
del borgo sorto coll'Ospedale fuori della cinta muraria nell' attuale Piazza
del Municipio e la Via del Fosso e Via del Pino; e la terza comprendeva
la contrada di Dogana cogli abitati del Fontino e del Romito cioè della
ancora attuale Via Salviati, fuori le mura.
Ai Tre di Balìa è imposto con giuramento che il 28 dicembre di ogni
anno debbono "kiamare due Consoli ed un signore" che assumeranno il potere
il prossimo 10 gennaio. Nei 3 giorni intercorrenti dal 28 dicembre si riuniranno
coi reggenti uscenti ed insieme si consiglieranno sulla situazione amministrativa
in corso e su quello che potrà essere fatto nell'anno che sta per cominciare,
i nuovi eletti "debiano essere tenuti ad osservare tutte quelle cose
kel vechi lomporranno collor consilio per utilità de la copagnia" (Trascrizione)
. I tre di balìa insieme ai due Rettori debbono eleggere i Consiglieri e
gli altri funzionari del Comune la cui amministrazione viene così ad essere
composta dai due Rettori o Consoli con lo stipendio di 20 lire all'anno,
da un Camerlengo con lo stipendio di lire 3, da tre consiglieri, uno per
ciascuna Porta, retribuiti con 40 soldi all'anno, un balitore egualmente
con 40 soldi ed uno scrivano che i Consoli possono retribuire pure con 40
soldi. Vi è poi un Parlamento Generale, un'assemblea ad comune, a
cui possono intervenire tutti coll'obbligo tassativo di rimanervi fino alla
fine dell'adunanza. Vi erano infine "tre balìe" straordinarie di tre membri
ciascuna, una per ciascuna Porta alle quali erano riservati particolari
poteri di revisione delle spese, dei danni eventualmente subiti dai Rettori
da parte del Vescovo o dei suoi funzionari ed altre mansioni sull'osservanza
dello Statuto del Comune. Il quale, notiamo, non è stato ufficialmente riconosciuto
dal Vescovo che però lo tollera o lo subisce come organo di protezione della
comunità, la quale è sempre sottoposta alla giurisdizione vescovile che
può minacciare o attuare imposizioni alle quali il Comune cercherà opporsi
colle norme sancite dal suo statuto societario.
Non vi è dubbio che il breve del 1219 segna a Montieri un passo decisivo
nella democratizzazione del potere ed un allargamento notevole della cerchia
dei rappresentanti del popolo chiamati al governo della Compagnia che è
ormai di fatto il governo del Comune. Infatti per l'innanzi erano i Rettori
uscenti che a fin d'anno chiamavano essi stessi alla propria successione
i loro sostitutori, mentre da ora in avanti saranno i "tre di balìa" che
previo giuramento di scegliere gli uomini che secondo coscienza a loro sembreranno
i migliori, nomineranno i nuovi Consoli; i quali prima di entrare in carica
si incontreranno con i vecchi amministratori dai quali saranno informati
sullo stato dell'amministrazione del Comune ed insieme progetteranno quello
che di meglio potrà essere fatto a vantaggio dell'università del popolo
nell'anno che sta per cominciare. E sorgono insieme le nuove balìe di tre
membri per ciascuna delle tre Porte, un vero e proprio collegio di revisori
su ogni ramo dell'amministrazione pubblica, completata dal Parlamento Generale
che sarà presto sostituito da un Maggior Consiglio formato da tutti i capifamiglia
e da un Minor Consiglio elettivo composto da membri scelti con speciali
clausole, del quale faranno parte i Priori ed il Camerlengo.
* * *
E' pertanto manifesto che dopo la fase conciliativa adottata dall'episcopato
del vescovo Ugo, i di lui successori presuli Pannochieschi dovettero riprendere
nel castello la politica già seguita dal primo vescovo della casata, Galgano,
di un più rigoroso sfruttamento delle miniere e delle imposte a cui la popolazione
si oppose come è chiaramente dimostrato dal comma dello stesso breve del
1219 come si è accennato, che proclamava che gli uomini di Montieri "jurano
non dare lo sopra più de l'ariento a la curte del vescovo vulterano",
e da un, altro comma che riguarda il caso nel quale, in occasione di persone
defunte senza eredi diretti che avessero lasciati i loro beni ad estranei,
il Vescovo non riconoscesse la volontà degli estinti e pretendesse fare
incamerare al fisco ecclesiastico i beni dal defunto lasciati, il breve
imponeva di opporsi a .sostegno dell'erede designato; e "sel vescovo
o suo messo lili volesse tollare u distorzare si iurano daitare colui a
cui tosse distorzato ad iusta la sua possa".
Non vi è dubbio che le Compagnie del Comune sono organismi di opposizione
sistematica al potere particolarmente economico- sociale del Vescovo, il
quale caso per caso, a seconda delle circostanze, tollera, si adatta, subisce
il modo di vivere della popolazione del castello che si oppone, sì, a molte
disposizioni, ma non si ribella in modo deciso a Volterra come forse, nei
tempi e nelle circostanze di cui ci occupiamo, avrebbe potuto fare con probabilissimo
successo. (già molti castelli si erano ribellati e staccati dal dominio
vescovile, i montierini sapevano bene che di là da Volterra c'erano senesi,
fiorentini. massetani cogli occhi ben fissi sulla loro terra; e la giurisdizione
vescovile per essi era ancora il male minore!
Ma nel castello non cessavano le discordie, le lotte intestine, i ricatti,
le vendette tra gli stessi associati nelle compagnie; e che non riuscendo
a trovare un sufficiente equilibrio interno mantenevano la corte tutta in
un continuo stato di disagio e d'inquietudine, tanto che in un certo momento
il desiderio di una pacificazione generale tra il "signore" le classi privilegiate
ed il popolo fu così vivo che tutti furono d'accordo di affidare al Vescovo
stesso un nuovo tentativo. Pagano accettò l'incarico cd il 18 settembre
1232 convocò a parlamento tutto il popolo nella chiesa di S. Giacomo Apostolo
per una generale pacificazione fra e prima di tutti fra Ugorazzi e Bruccardi-
L'atto fu compiuto solennemente, ma purtroppo il risultato non fu migliore
di quello ottenuto coi tentativi precedenti : di lì a poco le lotte intestine.
le tutti vendette, le ingiurie ripresero senza tregua. Lo stesso vescovo
Pagano, come sappiamo, pochi anni dopo ebbe a subire a Montieri l'oltraggio
della prigionia.
