SOCIETÀ PER LA RIATTIVAZIONE DI
ALCUNE MINIERE DELLA TOSCANA

Tratto da Giornale Agrario Toscano, Vol.IX, Trim.IV del 1835 (originale in sede OCCxAM a Montieri)
Signori.
Rapporto annuo letto li 6 Dicembre 1834 ai Signori Soci azionisti della COMPAGNIA PORTE' , aventi voto deliberativo.
ROCCA TEDERIGHI.
Cava Bonelli

L'articolo undecimo del contratto col quale venne istituita la nostra Società, m'impone l'obbligo di rassegnarvi un rapporto generale su i lavori eseguiti entro l'anno economico compito fino dal 30 Settembre p.° p.°, e da eseguirsi nel susseguente che già percorriamo; poi prescrive che il rapporto medesimo sia accompagnato dalla pianta geometrica dei lavori fatti [1], e dalla dimostrazione approssimativa delle spese occorrenti a quelli da eseguirsi.
Devo con sommo dispiacere scusarmi del ritardo che in questo primo anno è stato da me frapposto alla lettura di questo lavoro. Mi auguro di essere in grado per quello ora in corso di chiedere la vostra convocazione ai primi di ottobre, conforme vuole l'articolo 27.° del contratto, poiché l'azienda nostra avrà preso allora l'andamento piano e facile che ancora non mi è riuscito imprimerle, stante la novità della cosa. Ed a Dio piacendo niuna luttuosa circostanza sarà allora di ostacolo al mio buon volere. Sodisfatto così l'obbligo in cui io era di scolparmi presso di voi pel tardi adempito dovere, di miglior animo senza sperare che abbiate a rimaner paghi della situazione favorevole in cui mi è dato di farvene ingenua esposizione.
I mandati diretti di uscita , o di approvazione di spese locali , da me rilasciati sopra la cassa sociale , per i lavori eseguiti a Rocca Tederighi dal 26 Aprile 1833, ed a Montieri dal 21 di detto mese anno corrente a tutto Settembre p.° p.°, ammontano a L. 60488. 12. 5
Dalle quali sono da defalcarsi i diversi

  incassi fatti dai Cassieri locali in £
954. 5. -
  Dimodochè le spese effettive sono £
59534. 7. 5
  che si suddividono come appresso:  
  Miniere di Rocca Tederighi. £
24511. S. 10
  Dette di Montieri £
28749. 17. -
  Dette di Massa. £
264. 1 . 7
  Titoli di Amministrazione generale £
6009. 5. -
    £
59534.7. 5

 

 


Nei pressi di detto Castello, abbiamo due miniere di rame ambedue anticamente lavorate. Una è detta Cava Bonelli nel poggio di Tacchina , l'altra Cava Vignori nel poggio di Vignori.
Nella Cava Bonelli abbiamo:
Una galleria orizzontale che si dirama in diverse direzioni ;
Un pozzo interno detto pozzo Primo
Un pozzo esterno detto di Sant'Antonio.
Galleria orizzontale. - I lavori orizzontali segnati nella pianta di detta cava sono in parte tortuosi, perché furono per lo più aperti fra antiche escavazioni in mezzo alle quali conveniva seguire la via meno pericolosa. Se si fosse potuto fare un lavoro regolare, due principali gallerie avrebbero figurato una croce da ponente a levante e da mezzogiorno a tramontana. L'oscitanza colla quale sono stati eseguiti quei lavori, ha cagionato una irregolarità che spiace all'occhio, ma lo scopo a cui tendevano è stato conseguito nella riportata cognizione dell'esistenza dei due filoni segnati in pianta, uno dei quali ha dato del minerale piritoso di rame in qualunque punto ove lo abbiamo incontrato. Esso ha la direzione di ore 6, 1, 3/4. L'altro avente la direzione di ore 12, 1,112 ha pure dato del minerale, ma nella parte di tramontana soltanto. La miniera sulla quale dobbiamo, a senso mio, riporre le nostre speranze in Cava Bonelli consiste nel filone che va da levante a ponente.
Oltre i lavori che si vedono in pianta, qualche altro è stato eseguito lateralmente alla galleria, ma non è disegnato, perchè, non interessandone la conservazione, l'ingresso n'era già chiuso dai getti del pozzo di S. Antonio , quando furono fatte le misurazioni. I lavori conservati sono quelli che possono essere di qualche utilità, mettendoli in comunicazione col nuovo piano inferiore che si va ora costruendo, e di cui, a suo luogo, sarò in breve a ragionare.
Pozzi Primo e di Sant'Antonio. - Il primo pozzo che si pensò di fare nella Cava Bonelli fu quello detto Primo, aperto internamente, cioè nello stesso sotterraneo, e così senza luce esterna. Poco potè essere approfondato, poiché appena arrivato a braccia 6, convenne smetterlo a motivo dell'acqua che vi abbondava. Diedi allora l'ordine da qui che si principiassero i lavori di Vignori, onde acquistar tempo di esaminare ocularmente quale maggiore utilità si potesse ritrarre da quelli della Cava Bonelli.
Quando potei portarmi nell'Aprile a Rocca Tederighi, rimasi sodisfatto dell'avviamento dei lavori di Vignori, e rapporto alla Cava Bonelli ordinai che si continuasse soltanto qualche pezzo di galleria colla mira di accertarmi della direzione del filone di ore 6, 1, 314. Non se ne potè ricavare gran lume; motivo per cui fu, dietro l'ordine lasciatone, momentaneamente sospesa quella cava. Essa però ci aveva somministrato già libbre 2600 circa di minerale di qualità analoga a quella di Monte Catini. Io non poteva pertanto rinunziare la speranza, che mi aveva già fatta concepire quel filone. Poco mi trattenne il riflesso che, invece di una miniera, io mi accingeva a tentarne due, perchè, mentre io mi sottoponeva a maggiori spese, si duplicava la somma degli eventi favorevoli. Pensai adunque di aprire un pozzo esterno a braccia 25 sopra la galleria d' ingresso, onde avervi il getto degli spurghi della cava, ed in situazione meno esposta all'invasione dell'acqua, essendo più distante dai lavori antichi. Questo pozzo principiato, il 13 di Giugno ebbe nome S. Antonio.
Si potè di fatti scavare il nuovo pozzo, senza essere incomodati dall'acqua, finchè non s' incontrò il filone;
allora qui pure ne comparve, da non impedire però mai la prosecuzione del lavoro, poichè col sussidio di un meccanismo di pompe di legno, siamo andati braccia 21 sotto il piano della galleria d'ingresso, nella quale, mediante una comunicazione, a tale effetto aperta, si travasarono le acque, che si estraevano unitamente alle materie scavate.
Come comparve l'acqua nel pozzo S. Antonio, sparì in quello detto Primo, trovando esito a più basso livello.
Si potè allora riprendere lo scavo del pozzo Primo; fu bene, poichè, nella prosecuzione di quel lavoro, siamo
venuti in quasi piena cognizione di quella miniera. Il pozzo tagliò per il primo il filone, che ha la direzione da
mezzogiorno a tramontana, poi l'altro da ponente a levante. Nel primo niuna sostanza metallica; ma nel secondo furono, nel solo spazio scavato con fare il pozzo, trovate in un tempo libbre 1020 di minerale, ed alcuni giorni dopo si videro a braccia 13 di profondità vecchie armature, le quali, quantunque sforzate, davano a conoscere che il pozzo aveva attraversata un'antica galleria scavata accanto al filone. Fra quelle rovinate armature si è trovato altro minerale di libbre 1900 circa.
Mentre il lavoro si proseguiva in ambedue i pozzi, cavando acqua nell'uno e nell' altro, si osservò che una fonte costruita alla falda del monte sul botro, scemava considerabilmente. Questa finalmente cessò affatto di buttare, meno qualche poco la Domenica, giorno in cui si sospendeva l'estrazione dell' acqua.
Così stavano le cose, quando mi portai alla Rocca Tederighi il dì due di ottobre. Non abbisognava acume d'ingegno per intendere:
1° - Che la fonte, poiché aveva sì immediata dipendenza dai lavori che da noi si facevano, non nasceva da sorgente naturale, ma era alimentata dalle acque che si riunirono nelle antiche escavazioni quando ne seguì l'abbandono;
2° - Che agli antichi, che avevano fatta la galleria trovata in fondo al pozzo Primo, non poteva essere sfuggita l'utilità di aprire alla miniera un ingresso a più basso livello, e che quest'ingresso, rinterzato e chiuso, aveva nonostante potuto lasciare qualche viuzzo aperto all' acqua, la quale, scaturendo sul botro, aveva fatto nascere il pensiere di costruirvi una fonte.
Il botro era stato già livellato, e fatta osservazione alla poca pendenza del terreno inferiore alla fonte, già si conosceva che questa era nel luogo ove sarebbe convenuto anche a noi di fare una galleria di scolo, perchè
con braccia 120 di distanza dal pozzo di S. Antonio, si acquistavano braccia 18 di profondità, laddove andando più giù nel botro, il lavoro orizzontale sarebbe stato molto più lungo, senza farei profittare una proporzionata differenza di livello, lochè certamente avevano conosciuto prima di noi gli antichi cavatori di questa miniera.
Finchè esisteva la fonte, difficilmente poteva venirmi in mente di togliere alla popolazione il comodo di quell'acqua. Ma giacché era sparita, per conseguenza inevitabile dei nostri lavori, pensai di non proseguire né il pozzo Primo nè quello di S. Antonio, e siccome in questo, molto più fondo dell' altro, io aveva già sotto il livello della Fonte dell'Amore braccia 3 di scavo sufficienti ad una conserva d' acqua, mi risolsi ad aprire senza dimora un nuovo ingresso alla miniera, il quale servirebbe pure di galleria di scolo.
Allorchè vi ragionerò, Signori, dei lavori da eseguirsi nell' anno corrente, mi sarà facile il farvi rilevare i vantaggi che risulteranno, a Dio piacendo, dal piano che mi sono prefisso, ed al quale sono stato condotto dagli stessi lavori fino allora eseguiti.
Il pozzo Primo al 30 Sett.- aveva braccia 14 di profondità, quello di S. Antonio braccia 46. Le dimensioni del primo sono braccia 3 e tre quarti di lunghezza, e braccia 3 di larghezza; di quello di S. Antonio braccia 3 di lunghezza e braccia 2 e un quarto di larghezza.



Nella Cava di Vignori abbiamo i seguenti lavori:
- Il pozzo della Provvidenza;
- La galleria di scolo;
- Un pozzetto per l' estrazione delle materie della galleria di scolo.

Pozzo della Provvidenza. - Nel poggio di Vignori si vedevano già le vestigie di tre antichi pozzi, dai quali sono usciti getti estesi tanto da riempire quasi tutta la pendice del poggio fino al botro. Uno di questi pozzi sarebbe stato riaperto da me, se una circostanza fortuita non mi avesse fatto preferire un altro lavoro di cui l'esistenza si manifestò poco dopo fatto il contratto di acquisto, avvallandovisi spontaneamente di alcune braccia il terreno, in vicinanza degli anzidetti tre altri pozzi. Fu messo mano allo sterro, e cominciato il nuovo pozzo, in mezzo al quale fu posto il seguito avvallamento. In fatti fu in breve trovato un lavoro circolare, che ha finora accompagnato il nuovo pozzo quadro, e non se n' è veduto ancora il fine. In ultimo vi é stata trovata un'antica galleria, nella quale non si è potuto entrare più che braccia 25, perché una frana impedisce andare piú oltre. Questo lavoro era stato interrotto dalla metà di luglio alla metà di agosto, a motivo dell'arie che vi si viziava, e fu allora evidente la necessità di aprire una galleria di scolo per ottenerne il doppio effetto di una circolazione d' aria, e di dar esito all'acqua che s'incominciava a trovare.
Nella seconda quindicina di agosto, con un ventilatore si potè tornare a scavare il pozzo fino alla metà di settembre. Allora crescendo l'acqua, ordinai che si desistesse. Si ultimerà con tanta più facilità e tanta minore spesa quel lavoro, quando la galleria di scolo sarà giunta sotto il pozzo, e potrà mettersi in comunicazione col medesimo.
Il pozzo della Provvidenza al 30 Settembre aveva una profondità di braccia 64. La sua dimensione è di braccia 3 e mezzo in quadro.
Galleria di scolo. -Fu per l'anzidetto motivo principiata la galleria di scolo il 16 Luglio ad una distanza di braccia 164 dalla linea perpendicolare del pozzo della Provvidenza, coll'acquisto di braccia 80 di profondità. Quando fummo a 15 braccia dall'ingresso, avemmo la sodisfazione d'incontrarvi un filone che ha la direzione di ore 11, 3, e nel taglio che ne fu fatto colla galleria si trovò che il filone medesimo, a contatto del suo tetto [2] era coperto da minerale di rame. Si lasciò il minerale da ambedue i lati della galleria per non interromperne lo scavo, e perchè non avevamo al di fuori della galleria stessa posto per farvi uno scarico ossia getto, circostanza alla quale ebbi a rimediare col lavoro di che appresso.
Al 30 Settembre la galleria di scolo aveva braccia 50 di lunghezza. Le dimensioni sono per il muramento fatto all' ingresso in forma ellittica braccia 3 e mezzo di altezza e braccia 2 di larghezza, e nella parte armata braccia 3 e mezzo di altezza e braccia 1 e tre quarti di larghezza.
Pozzetto della galleria di scolo. - La galleria dovendo servire allo scolo dell'acqua, è stata aperta in vicinanza di un botro, e poco inferiormente havvi il bottaccio di un mulino. Se dalla galleria si estraessero molte materie, le piene del botro le porterebbero nel bottaccio, lochè darebbe luogo a serie questioni col proprietario del mulino. Per prevenire si fatto inconveniente (oltre che non vi è in quel luogo nè altezza, nè spazio per un getto, la galleria essendo stata fatta poco al di sopra del botro, come è di regola, per acquistare la maggior profondità possibile) dovetti risolvermi ad aprire a lato della direzione della galleria medesima, ed in situazione abbastanza eminente (braccia 35 sopra la galleria di scolo) un pozzo per estrarne le materie che produrranno la continuazione della galleria, e poi l'escavazione del filone. Questo lavoro al 30 Settembre era arrivato ad una profondità di braccia 10. La sua dimensione è braccia 3 di lunghezza e braccia 2 di larghezza.
Avendo narrato i lavori fatti mi rimane a dirvi, o Signori, per Rocca Tederighi quelli che sono da eseguirsi onde condurre a termine la sotterranea costruzione delle due miniere di rame che vi riattiviamo. L'ordine del mio discorso vuole che io riprenda l'argomento della Cava Bonelli.
Il pozzo di S. Antonio ha un'altezza di braccia 46, delle quali 25 si misurano dalla sua apertura esterna fino al piano della galleria d'ingresso, e 21 sono inferiori. Così siamo ora costretti ad alzare l'acqua braccia 21 per vuotarla nel botro. Questo lavoro richiede l'opera di otto uomini che, quattro per quattro, si danno la muta ogni otto ore. Quando avremo aperto l'ingresso e scolo alla Fonte dell'Amore, cesserà per noi questa spesa. Questo è un vantaggio positivo, e serve a determinare con i dati attuali l'utilità del lavoro. Ma devo andare più oltre; non che utilità, necessità vi era a fare il nuovo ingresso, volendo entrare al possesso della miniera.
Ella è infatti cosa certa, che entrando nel filone, dalle di cui pareti scaturisce principalmente l'acqua, questa concorrerebbe nel pozzo in quantità crescente in ragione dell'estensione che acquisterebbero i lavori, e ben presto ci troveremmo dannati a durare in contrario senso la vana fatica delle figlie di Danao. Allora giuoco forza sarebbe pensare, ma tardi, all'apertura della galleria di scolo. Dico tardi, perchè l'estrazione dell'acqua non avrebbe altro scopo, finchè non fosse condotta a fine la galleria, se non di conservare i lavori fatti, i quali facilmente rovinerebbero in quella sorta di terreno, se si lasciassero inondare; laddove principiando ora la galleria dalle due estremità, cioè dal pozzo di S. Antonio e dalla Fonte dell'Amore, il pozzo medesimo serve all'estrazione delle materie, e prestando si fatto servigio riduce alla metà il tempo necessario alla costruzione della detta galleria, imperciocchè vi si lavora su due facciate e con doppio numero di persone. Ove non esistesse la ragione che ora mi sono provato a spiegare, si potrebbe dire, che sarebbe stato prudenza assicurarsi della feracità del filone prima di fare il lavoro che deve immetterci in possesso del medesimo. In quanto all'esistenza del minerale, mi pare che non vi sia luogo a dubitarne, giacchè quel filone ce lo ha somministrato ovunque lo abbiamo incontrato.
Fatto che sarà l'incontro dei due lavori, e potendo allora l'acqua scolare naturalmente nella nuova galleria della Fonte dell' amore che sarà detta Santa Barbera, in onoranza della patrona dei minieranti, sarà questa stessa galleria continuata fino al pozzo Primo ove fra le antiche rovine abbiamo trovato circa 3000 libbre di minerale a noccioli.
Colgo qui volentieri l'occasione di contraddire un obietto che ho sentito fare alla riattivazione delle nostre miniere di rame. Da qualche scrittore pure è stato detto che le miniere che non contengono la sostanza metallica in vene andanti nei filoni, ma anzi a noccioli, non sono da intraprendersi. - A si fatta opinione osta l'esempio della Siberia, ove le miniere di rame hanno singolare analogia colle nostre, sia per la matrice, sia per la qualità e forma del minerale. A noccioli devono pure esser le miniere di Massa, giudicandone dalle materie di cui constano i filoni che ne conosco. Tuttavia i monti di scorie ivi sussistono ai giorni nostri per attestare che anche le miniere a noccioli possono dare in Toscana come in Siberia vistosi prodotti, e molto più ove siano cercati ad una certa profondità.
In Vignori i lavori da proseguirsi sono;
Ultimare il pozzetto per metterlo in comunicazione colla galleria di scolo;
Finire la galleria dí scolo di cui rimanevano da farsi braccia 117 a condurla sotto il pozzo della Provvidenza. Giunti che saremo là, proveremo a vedere come stanno i lavori antichi, entrandovi dalla galleria che abbiamo trovata aperta in fondo a detto pozzo. Se non saranno saldi gli antichi, faremo nuovi inferiori lavori, e nella medesima direzione;
Fare una galleria stabile nel filone incontrato colla galleria di scolo, al quale è stato dato il nome Dio mercé. A misura che c'inoltreremo colla galleria, ci partiremo dalla medesima con dei lavori ascendenti o discendenti in cerca di minerale.
In questo sistema di lavori sia per la Cava Bonelli, sia per Vignori, non avvene uno di dubbia utilità, come pur troppo accade che se ne debba fare nelle miniere; chè anzi ciascuno ha uno scopo prefisso ed indispensabile. In Cava Bonelli, senza la galleria di scolo avremmo a sostenere una spesa vistosa di estrazione di acqua, col pericolo sempre di vederne comparire tanta che le pompe non siano bastanti ad estrarla. In Vignori senza l'apertura del pozzetto, non possiamo nè scavare il filone nè continuare la galleria di scolo, Senza continuare la galleria di scolo, non si potrebbe far uso del pozzo della Provvidenza; e senza questo pozzo non avremmo adito alla miniera nella quale gli antichi entravano dal pozzo tondo che noi abbiamo seguitato col nuovo ora fatto. Sarebbe intempestivo dirvi quali siano le mie successive vedute, quantunque stabilite per qui come per la cava Bonelli. Pensiamo a ottenere prodotti da qui al 30 settembre prossimo; assicurata con questi la continuazione dell'impresa, sarò più lieto di esporvi allora i miei moderati pensieri. Dico così, perché le idee grandiose non sono ancora per noi.
Mi si affaccia ora alla mente l'obbligo in cui io sono di dire perchè io non abbia mandato ad effetto il primo mio divisamento annunziato nel Ragionamento, e rammentato nel proemio del Contratto, di applicare cioè una macchina a vapore alla miniera di Rocca Tederighi. Il primo motivo per cui ho differito l'effettuazione di siffatto pensiero fu, che quando misi mano alle miniere di Montieri, conobbi quanto fosse esteso il campo dei tentativi da farvisi, e mi persuasi che, potendo intraprendere più lavori, uno fra molti, anziché solo, avesse con maggior probabilità a sortire un felice risultato. Il secondo fu che a Rocca Tederighi intrapresi la cava Vignori oltre quella Bonelli. Gravato di tanto aumento di spese, per la maggiore estensione data ai lavori di escavazione, mi convenne serbare a questi stessi lavori la somma che avrei destinata alla macchina a vapore. Io non mi sono però dipartito dal mio proponimento, e non aveva certamente detto a caso, che la macchina a vapore sarebbe necessaria a Rocca Tederighi , ove la Cava Bonelli, quella stessa in cui già si era dato principio ai lavori quando scrissi il Ragionamento, la richiede indispensabilmente. A Dio piacendo, noi gliela daremo subito che mi sarò meglio accertato dell' importanza di quella miniera, e lo farò allora col retratto dei prodotti che nel frattempo mi lusingo di ottenere in Vignori o nella stessa Cava Bonelli. Le mostre di minerale che ho ora la sodisfazione di esibirvi sono:
1.° Cava Bonelli filone delle ore 6, 1, 3/4;
2.° Del filone Dio mercé incontrato colla galleria di scolo;
3.° Del pozzo della Provvidenza. Il loro prodotto medio in rame può considerarsi di circa 20 per cento. Al 30 settembre ne esistevano libbre 6460 che
Libb. 5573 avute dai lavori in Cava Bonelli.
" " " . 843 dal filone incontrato colla galleria di scolo in Vignori.
" " " . 44 dal pozzo della Provvidenza pure in Vignori.

 

 

I lavori avviati a Montieri sono;
La galleria di S. Barbera;
La Cava a Piano;
Il pozzo Leopoldo;
La scala nel filone della Troia;
Il pozzo antico nel quadrato 400 M;
Il pozzo antico oggi detto del Beato Giacomo; Il pozzo Francesco.
S. Barbera. - Alla falda del poggio di Montieri, se vorremo ristringere l'espressione al ripido monte a piè del quale giace il castello, pensai che fosse opportuno aprire un lavoro orizzontale, destinato ad essere la via maestra che alla maggior profondità che ora si può ambire di acquistare con lavoro piano, dasse adito nel poggio. Quel lavoro ebbe l'altro scopo di tagliare il monte con una linea che faccia angolo quasi retto colla direzione del filone della Troia (ore 9, 4) onde scuoprire gli altri filoni che probabilmente racchiude il poggio anche da questa parte.
La detta galleria nominata S. Barbera, durò circa tre mesi ad essere un lavoro facile anzi che no, cavandosi in una roccia schistosa; ma divenne poi difficile tanto da farmi considerare, che i lavori attuali sono essenzialmente diretti a conseguire il loro scopo entro la durata del capitale sociale, e che perciò ragion voleva che si differisse un'opera di lunga esecuzione fino all'epoca che mi auguro, non tanto remota, in cui avremo prodotti. In quanto alla scoperta dei filoni, mi è lecito sperare che uno sia stato incontrato, come meglio dirò allorchè avrò a ragionare dei lavori che sono da proseguirsi.
Della Cava di S. Barbera al 30 settembre erano state fatte braccia 36.
Cava a Piano. - Pregovi, Signori, di aver presente la Lettera di Pier-Attilio Moratti al Granduca Francesco I, dei 12 ottobre 1585, riportata nell'appendice del mio Ragionamento. Ivi si dice che gli antichi volessero cavare la Cava della Troja per questa entrata piana, e che poi da qualche accidente interrotti abbandonarono l'impresa. Io, dacchè meditai la riattivazione di Montieri, considerai che nel 1585 si avevano su quelle miniere dismesse circa due secoli prima, notizie tanto meno remote di quelle che abbiamo noi dopo altri due secoli e mezzo, e che il Granduca era in posizione di procurarsi tutte quelle che allora potevano rinvenirsi. Il prefato principe, il quale dal proprio tavolino dirigeva i tentativi di miniere da esso intrapresi, ordinò che si mettesse mano alla Cava della Troia in preferenza a tante altre di cui vedonsi vestigie. Bernardo De' Giorgi suo agente e, la chiama già famosa cava. Mi feci perciò a dire che quella nominanza derivar dovesse o dalla ricchezza del minerale o dalla sua abbondanza. Dietro tali premesse il comun senso insegnava che nella guisa stessa che, conforme si rileva dalla citata lettera Moratti, il prefato Granduca credè di dover andare sulle traccie degli antichi, a noi conveniva di prendere a guida nostra l'opera di lui. Troppo difficile sarebbe riuscito il rinvenire, in una pendice di poggio, l'ingresso di quel lavoro; pensai pertanto di aprirne uno nuovo alla medesima distanza orizzontale di braccia 200 dal filone della Troja, con le quali saranno annullate braccia 85 di profondità sotto la bocca del pozzo Leopoldo. Questa galleria al 30 settembre era arrivata a braccia 55 dall'ingresso. Le sue dimensioni sono braccia 3 e mezzo di altezza, e 1 e tre quarti di larghezza, ed è armata con tutta stabilità.
Pozzo Leopoldo. - E' cosa mirabile che il Granduca Francesco I si sia prefisso di entrare nella cava della Troja , proseguendo la Cava a Piano principiata dagli antichi, e non si sia minimamente curato di riscontrare se la Troja fosse un bottino o una scala, di che era in dubbio il Moratti. La riapertura del bottino o della scala che fosse, sarebbe stata in ogni modo utile per ottenerne la necessaria circolazione dell' aria, ancorchè l'estrazione delle materie a braccia d'uomo si fosse fatta troppo dispendiosa per quella via. A noi poi si rende la più proficua potendovi applicare una macchina di estrazione. Rinvenuta che fu, in modo da non poter dubitare dell'identità, l'antica Cava della Troja, ad un'altezza di braccia 277 sopra l'ingresso di S. Barbera, si riscontrò dopo pochi giorni essere un bottino, e non una scala. Vuotato fino alla profondità di braccia 11, fu trovato sì stranamente irregolare quel lavoro antico, che si giudicò cosa pericolosa il riattivarlo e più dispendiosa che a rifare un nuovo pozzo. Fu perciò presa la seconda risoluzione, e me ne compiaccio, poiché il lavoro nuovo riuscì facile, e si è così potuto fare bello assai nelle dimensioni, e per la maestria con cui è stata eseguita l'armatura. Bensì abbiamo sofferto qualche ritardo per l'apparizione del gas acido carbonico, detto nelle zolfiere Puzza, lo che può cagionare la vicinanza dei lavori antichi. A questo inconveniente si è dovuto rimediare colla costruzione di un fornello aspirante, di cui sono già noti gli effetti, ed abbiamo la certezza che col di lui sussidio ancorchè col pozzo si dovesse andare a gran profondità, non abbiamo più a temere di essere trattenuti da si fatto impedimento. Il filone è finora perpendicolare, dimodochè accompagna il pozzo. Questo al 30 settembre era arrivato ad una profondità di braccia 22. Siccome da quel lavoro auguro ogni felicità all'impresa nostra, così per associazione, come si suol dire, d'idee l'ho chiamato Pozzo Leopoldo. Le sue dimensioni sono braccia 4 e mezzo di lunghezza, e braccia 1 e tre quarti di larghezza.
Scala nel filone della Troja. - Il filone della Troja è siffattamente caratterizzato nello strappo fatto per il piazzale del Pozzo Leopoldo, che difficilmente poteva non nascere il pensiero di seguitarlo con un lavoro a scala, perchè facile ad eseguirsi, e perchè inoltrandosi a discesa nel filone, ci faceva venire in migliore condizione del medesimo, e potrebbe anche condurci a qualche sede di minerale. Quando questo lavoro, per mancanza di aria o per altro motivo, non si potesse o non convenisse proseguirlo, ne trarremo sempre utilità, facendolo servire a dare una circolazione d' aria al pozzo Leopoldo. Al 30 settembre c'erano state fatte braccia 20, misurate nel senso della sua pendenza.
Pozzo antico nel quadrato 400 M. - Vedesi in questo quadrato un lavoro antico vuotato fino ad una profondità verticale di braccia 46. Fu questo bottino trovato angusto e tortuoso, e perciò l'aria vi si viziava. Vedendo che sarebbe stato troppo dispendioso il ridurre quel lavoro allo stato che richiede una macchina, mentre tanto più adattato si riscontrava essere il seguente bottino, quello di cui ora trattasi fu sospeso, e ci siamo contentati di conoscerne l'esistenza per valercene un giorno, se potrà essere di qualche vantaggio.
Pozzo del Beato Giacomo. - A braccia 173 sopra l'ingresso di S. Barbera era il segnale di un antico bottino. Lo feci vuotare, ed ho qui potuto venire in cognizione della lunga pazienza che gli antichi hanno impiegata nei lavori di quelle miniere. Osserverete, o Signori, nella pianta che il pozzo del Beato Giacomo (così chiamato da un Beato nato in Montieri ed ivi tenuto in speciale venerazione) è stato vuotato fino a braccia 130, e non si conosce quanto sia fondo ancora. Vedrete pure che alla profondità di braccia 115 si stacca da detto pozzo una galleria di braccia 17, dopo la quale trovasi altro pozzo fondo braccia 64, e neppure questo si conosce quanto vada in giù, poiché per vuotarlo con gli altri che in quel sotterraneo sono ancora ripieni di materie, ho stimato di dover aspettare che la macchina di estrazione, che si sta costruendo alla bocca di quel pozzo, possa agire. Allora con tanta minore spesa si potrà estrarne tutte le materie smosse.
Pozzo Francesco. - Ad altre 50 braccia di altezza ed alla sommità di un gran getto antico sul quale è stato rinvenuto qualche pezzo di minerale, è stato riaperto un antico bottino. Lo scopo di questo lavoro come di quello prenominato è di rientrare nelle antiche escavazioni, per le vie che i nostri antecessori vi hanno aperte, e che sono tanto meno da trascurarsi, in quanto che si vede che i lavori nuovi riescono assai dispendiosi, meno quelli che si fanno nello stesso filone al pozzo Leopoldo, e nella vicina scala. E' quasi assioma d'arte, che poco convenga rientrare nei lavori antichi, ed è vera la massima ove si tratti di lavori rovinati che convenga rimetter su, molto più se siano stati inondati. Ma quelli di Montieri, ove si ha anche la fortuna di non trovar acqua, sono generalmente saldi, e non hanno bisogno che di essere sgombrati. Il detto pozzo Francesco era stato al 30 settembre vuotato ed armato, (lo che occorre fare in prossimità della superficie) fino ad una profondità di braccia 22.
Altre ricerche di lavori antichi sono state fatte, ma si rende superfluo il farvene parola, giacchè non ho creduto utile il continuarle.
Ora vi dirò, Signori, quali sono i lavori in corso e da proseguirsi in Montieri.
Il Pozzo Leopoldo per il primo. Esso è il lavoro da cui più che da qualunque altro mi riprometto un fortunato esito.
La scala nel filone della Troja in cui devesi ravvicinare un accessorio del Pozzo Leopoldo.
La Cava a Piano si seguiterà fin che sia un lavoro di discreta spesa e che progredisca in proporzione. Diversamente, come abbiamo fatto in S. Barbera, faremo qui. La sospenderemo per riprenderla, allorchè, a Dio piacendo, avremo prodotti. Ciò accadendo, si avvierà qualche nuovo lavoro sul filone della Troja verso scirocco, poichè quel filone, a mio sentimento, sarà un giorno la sede principale delle escavazioni che si faranno nel poggio di Montieri.
Il pozzo del Beato Giacomo si scarta , gli si toglie cioè le riseghe che gli antichi vi hanno lasciate colla veduta, per quanto sembra, di alzare le materie in più tempi, e si pareggiano le asperità che roderebbero i canapi. La macchina di estrazione si sta costruendo. Il muramento è quasi ultimato, e poco più vi è da far oltre la copertura. Quando sarà in attività la macchina, ci affretteremo, quanto sia possibile a vuotare i lavori antichi, e continuare l'escavazione nel filone. Nel fare il fondamento del muro di recinto per la macchina, è stato trovato qui, come al bottino della Troja, un lastrico sul quale col martello gli antichi sceglievano il minerale, lo che è stato pure osservato alla bocca di antichi pozzi in Germania. In prossimità di questo pozzo, ve ne è un altro con getto sterminato. Egli è impossibile che gli antichi abbiano perseverato si lungo tempo nel fare questi profondi lavori, senza avere la certezza della loro utilità, e questa certezza è tutt'ora per noi visibile nei getti. Gli antichi, è vero, hanno poi abbandonato queste escavazioni, ma lo stesso lavoro che noi abbiamo dovuto fare per adoperare una macchina, attesta, che la meccanica e la forra animale non hanno prestato mai il loro sussidio a questi lavori. E qui consiste l'abilità nostra a riattivarli.
Nella galleria di S. Barbera, dal 1° ottobre in poi, abbiamo, invece dell'avviata direzione, seguitata una fissura segnata in pianta.
Questo pensiere mi venne, allorchè scesi nei lavori del pozzo del Beato. Ivi vedendo che gli antichi avevano tenuto dietro ad una simile fissura, e poi avevano intrapreso un lavoro in piombo, conobbi che essi riguardavano questi accidenti del terreno come traccie di filone. La fissura che seguiamo piega verso il pozzo del Beato, e sarebbe bene se ci conducesse in quella regione. Potremo allora rinunziare affatto alla direzione che mi era dapprima prefissa, poichè, battendo poca diversa strada, il medesimo intento si verrebbe a conseguire. Non tarderemo molto a fare un lavoro a discesa, e forse potremo profittare di un pozzo iniziato dagli antichi che abbiamo incontrato colla nostra galleria.
Questi sono i lavori da farsi nell' inverno. A primavera riprenderemo la vuotatura del Pozzo Francesco, essendo quello un punto dei lavori antichi troppo interessante per non essere trascurato. Dico a primavera, perchè sul poggio di Montieri, i lavori esterni non sempre possono farsi nell' inverno, a motivo del vento o del freddo che spesso vi si soffre.
Non devo ora omettere di fare, a sostegno dell' intrapresa riattivazione delle miniere di Montieri, una osservazione che mi sfuggì di comprendere nel Ragionamento. E' ovvia la sentenza, da Buffon estesa fino al rame, che non possa metter conto in Europa la riattivazione delle miniere antiche, perchè convenne abbandonarle dopo la scoperta di quelle del nuovo continente, essendo d'allora in poi scemato il pregio dei metalli fini. Troppo dovrei trattenervi se prendessi a discutere il tema del preteso avvilimento dei metalli, che dubito essere un errore propagato senza critico esame, e per farla breve citerò la di mostrazione data nei Provvedimenti annonari che, ove il confronto, anziché muoversi dal valore nominale della moneta, prenda di mira il peso di oro in essa contenuto, il grano ossia frumento costa ai giorni nostri all'incirca quanto valeva in tempi anteriori alla scoperta di Colombo. Ma checchè sia di quell'argomento, in quanto a Montieri, fatto sta che quella miniera, come tante altre in Toscana, fu dismessa un secolo circa prima che fosse noto l'altro emisfero. La cagione dell'abbandono è adunque tutt'altra; e mentre io sono persuaso dal minerale trovato nei lavori antichi, che a Rocca Tederighi le miniere di rame da noi riattivate, furono repentinamente abbandonate, rispetto a quelle di Montieri porto la diversa opinione che dopo due secoli circa di lavori eseguiti con i mezzi del tempo, si fossero le medesime in ultimo rese di poco profitto, a motivo della profondità o estensione dei lavori; perlochè noi dobbiamo unicamente confidare nella superiorità dei mezzi nostri. Ora noi adopreremo nella macchina di estrazione la forza animale, ma come saremo al possesso della miniera, se ci sarà dimostrata la necessità di un motore più potente, sarà allo stesso meccanismo applicabile la macchina a vapore a cui per combustibile somministreremo legna. Siccome abbiamo poi la fortuna di non aver acqua in quelle miniere, con una macchina della forza di soli sei o otto cavalli, otterremo nell'estrazione delle materie un effetto portentoso, in confronto della forza dell'uomo, che, sono ognora più convinto, fosse l'unica ivi adoperata dagli antichi.
Un gran motivo di fiducia nel felice esito dell'impresa di Montieri è la regolarità del filone della Troja.
Non faccia meraviglia se finora non abbiamo incontrato altro minerale che alcuni noccioletti di carbonato di piombo nel lavoro della scala. Prima di tutto si ponga mente che i filoni non sono intieramente comporti di sostanze metalliche. Essi sono soltanto la sede, entro la quale conviene cercarli, ed è ben poco finora sia per l'estensione sia per la profondità il lavoro da noi fatto nel filone della Troja. Dei vistosi prodotti ottenuti dai Senesi, e dal Vescovo di Volterra nelle miniere di Montieri, dell'erogazione fattane in opere pubbliche in Siena, non vi è da dubitarne. Che fra le cave di Montieri quella della Troja siasi acquistata una speciale rinomanza, è cosa per noi dimostrata. Che molto lavoro vi sia stato eseguito a braccia d'uomo, lo attesta il vistoso getto che soggiace al bottino. Sembrami per tanto che non possa temersi che l'applicazione di nuovi mezzi non abbia a partorire relativi nuovi effetti, e dietro questi riflessi ardisco dire arrivare quasi alla certezza, prescindendo dalla speranza che ripongo pure nella riapertura del pozzo del Beato, l'opinione in cui sono che il Pozzo Leopoldo sia il lavoro per, cui posso principalmente ripromettermi di felicemente uscire dall'impegno in cui sono entrato. In quanto all'ipotesi dell'assoluto esaurimento, credo superfluo di farne altre parole, dopo quanto ne ho detto al terzo Riflesso del mio Ragionamento, in quantochè voi, Signori, le avete meco dato il dovuto biasimo, associandovi alla progettata riattivazione.
Il nostro benemerito dott. Giovanni Targioni Tozzetti, scrivendo delle miniere di Montieri, confessa di non conoscere con certezza qual fosse il minerale che ivi anticamente si cavasse, dal che conviene arguire che
quando egli le visitò, gli abitanti stessi del castello non ne possedessero alcuna mostra da esibirgliene. In pari dubbiezza io mi trovava quando dettai il mio Ragionamento, e dovetti tacere intorno a quell'argomento quantunque interessantissimo. L'incertezza in cui rimase il pre lodato naturalista in me crebbe, in quantochè il profess. Santi, nella Relazione del suo viaggio a Montieri, dichiarò loppe di rame quelle ammassate sotto a quel castello, probabilmente perché parecchi pezzi mostrano l'ossido di quel metallo. Poteva adunque il minerale essere un rame argentifero, e così fu giudicato a Lione, ove io aveva spedito alcune di queste loppe, ossiano scorie di fusione.
Io non potei però arrendermi a sì fatta sentenza dacché in vari pezzi di dette scorie, ebbi trovato dei pallini di piombo argentifero. Allora mi persuasi che il rame contenuto nelle loppe proviene dalla Pirite cuprea che spesso qui accompagna la galena, e che quel poco rame fu trascurato dagli antichi nel loro processo metallurgico. Finalmente cessò ogni dubbio, quando nello sterro fatto per rinvenire la Cava della Troja furono trovati dei pezzi di galena argentifera, e di poi ogni volta che si è fatto diligente ricerca negli scarichi antichi, si è avuto qualche pezzo di minerale della stessa pregevolissima qualità. Vi presento, Signori, alcune mostre di quel minerale. Esso è una galena cristallizzata che non avrà bisogno del dispendioso lavorio della pesta a acqua, e della lavatura sulle tavole, come deve praticarsi, allorchè il minerale è imprigionato in una matrice da cui conviene separarlo. Qui basteranno una pestatura secca ed una lavatura a percussione, per separare la parte terrosa che possa essere unita al minerale in una proporzione che in monte non sembra dover superare il 15 per cento, e così dal minerale greggio si otterranno circa 85 per cento di slico, ossia polvere metallica; laddove spesso in altre miniere non si ottiene, dopo un processo che richiede una vistosa spesa giornaliera, oltre il sussidio di dispendiosi edilizi idraulici, più di un 5 e 6 per cento. Questo slico poi darà circa 60 per cento di piombo, e quantunque io possa darvi cognizione di saggi molto lusinghieri, tuttavia, essendo probabile che in questa sorta di galena cristallizzata la dose di argento sia molto inegualmente sparsa nel minerale, non saprei farvi un positivo pronostico sul prodotto in metallo fine, che dirò soltanto potersi saviamente considerare fra le due o tre uncie in libbre 100 di slico, lochè costituisce sempre una galena ricca. Un gran vantaggio sarà di poterla ridurre a metallo senza che occorra fare edífizii idraulici, ed è fortuna perché a Montieri non havvi che l'acqua necessaria alla lavatura da farsi nel modo già detto.
Devo ora ragionarvi del saggio fatto alle Carbonaje. Ivi esiste un lavoro moderno, cioè del secolo passato, quando una società di Livorno fece questo e altri tentativi in Val di Merse. Noi vi abbiamo consumato 303 opere, e le relative spese accessorie di ferri, polvere, ec. Il minerale di cui vi presento una mostra sarebbe ragionevole, poiché se né può considerare il prodotto circa 5 per cento sul minerale e 15 sullo slico. Ma la ganga, ossia matrice quarzosa, n'è così dura, che se ne rende dispendiosa assai l'estrazione. D'altronde il filone si mostrò di variabile natura. Per tali motivi ho desistito dal lavoro, tanto più che quella qualità di pirite avrebbe richiesto la costruzione di un edilizio idraulico di pesta e lavatura. Quando l'andamento della miniera di Montieri sarà assicurato con i prodotti che ne attendo, va fatto qualche altro sperimento. Quel punto e altri lungo il corso della Merse sono meritevoli di nuovi e più seri tentativi.
Le piante dei lavori eseguiti a tutto Settembre p.° p.° a Rocca Tederighi e Montieri essendo sul tavolino, degli obblighi impostimi dal contratto, uno solo mi rimarrebbe ad adempire nella dimostrazione approssimativa delle spese occorrenti ai lavori da farsi.
Conviene avvertire, Signori, che in questa disposizione del contratto fu contemplata l'epoca in cui il più o il meno da spendersi dipenderà dalle vedute che sarò a manifestarvi, e l'argomento sarà dei più interessanti, in quanto che si collegherà al quesito degli utili divisibili. Ora la dimostrazione è breve. Restavano disponibili al 30 Settembre Lire 80,000 circa. Il contratto presume che l'erogazione del capitale segua nei due primi anni della società, e troppo facilmente seguirà così, lacchè a Rocca Tederighi specialmente, lavorando in due miniere, l'uscita è maggiore assai di quello che io aveva dapprima ideato. Da qui avanti le spese di Rocca Tederighi saranno di circa Lire 2800 al mese , e quelle di Montieri 2100. Molte imprevedibili circostanze possono bensì portare variazione a questa distribuzione che non è da reputarsi irremovibile.
In principio del mio discorso ho detto che a tatto il 30 Settembre 1834 le spese fatte a Rocca Tederighi, a partire dal 26 Aprile 1833, ed a Montieri dal 21 Aprile 1834, ammontano a lire 59,534. 7. 5. Giunto al fine del medesimo, stimo opportuno di prendere in esame se la diversa situazione in cui ora siamo sia di merito equivalente alle spese fatte. Io ardisco dire che non abbiamo a dolerci, poichè in paesi ove l'industria di escavazione di miniere fosse cosa già nota e sperimentata, una sola delle due cave di rame di Rocca Tederighi sarebbe pagata più che non è la spesa totale fatta a Rocca Tederighi e Montieri. Che sapeva io di Rocca Tederighi quando pubblicai il mio Ragionamento? Null'altro se non che in Cava Bonelli si andava dietro ad antichi lavori; e che in Vignori vi erano i getti di antichi pozzi.
Ora sappiamo che in Cava Bonelli furono fatti i vistosi antichi lavori dai quali è nata la Fonte dell'Amore. In un solo punto ove col Pozzo Primo fu incontrato il filone nel quale ripongo colà le mie speranze, abbiamo trovato da libbre 3000 di minerale, e dovunque fu toccato quel filone, avemmo qualche nocciolo. Con una spesa effettiva in lavori di circa mille Scudi più, io mi lusingo di avere in Cava Bonelli una miniera che promette di non essere scarsa.
In Vignori, oltre l'avere con un pozzo di braccia 64 conosciuta l'esistenza di un simile antico lavoro dal quale si entra in una galleria , oltre l'aver fatto un terzo della galleria di scolo, ed avere avviato il pozzetto necessario alla continuazione della medesima, abbiamo scoperto un nuovo filone metallifero per certo , poichè col taglio della galleria sono state trovate libbre 843 di minerale; e nel fare altro lavoro nel filone medesimo, in poco spazio, ne abbiamo avute altre libbre 1330, lasciandone pure sotto il piano del lavoro. In questo filone, abbiamo una risorsa attuale, e Dio voglia che i prodotti ne siano viepiù abbondanti, allorchè potremo farvi più lavori di escavazione. Principiando ora ad aver prodotti, mi sembra che non sia cosa temeraria il pronosticare che nei dieci mesi circa per i quali il capitale sociale mi sarà di scorta al proseguimento dell' impresa, anderò raccogliendo tanto minerale il di cui valsente mi ponga in grado di continuare i lavori con i prodotti avuti.
A Montieri ove è stata stabilita la sede della direzione, perché quelle miniere mi sembrano tutt' ora esser quelle di cui l'importanza, sia più che altrove autenticata dalle vestigie degli antichi scavi, dall' immenso monte di scorie tuttora esistente, e dalle testimonianze storiche, abbiamo fatte tutte le prime spese di montatura, adattando ancora alcuni locali alla mia abitazione, non meno che a servire di scrittojo, magazzino, stanzone per alloggiare i lavoranti non paesani, e di bottega per i falegnami. Abbiamo condotto quasi a fine un fabbricato per racchiudere la macchina di estrazione. Abbiamo pure costruita una polveriera indispensabile per non esporre la popolazione del Castello a qualche funesta disgrazia, e rapporto ai lavori di escavazione , abbiamo con certezza rinvenuto il filone della Troja - il più regolare che io conosca fínora, quello che meritò a quella cava fama speciale. Vi abbiamo aperto, dopo i molti lavori preparatori che sono a tale effetto occorsi, un pozzo corredato di un fornello aspirante, per non essere mai più trattenuti da aria viziata. Nel medesimo filone abbiamo, eseguito un lavoro a scala che proseguiremo. Abbiamo fatto braccia 55 di Cava a Piano siamo in possesso fino ad una profondità di braccia 179 di lavori antichi, la di cui ulteriore vuotatura aspetta l'ultimazione della macchina di estrazione. Abbiamo finalmente in S. Barbera fondata speranza di seguitare un filone. Laonde può dirsi che in poco più di cinque mesi non abbiamo malamente impiegato tempo e denari. Anche qui il quesito consiste in sapere se nei: dieci altri mesi che ho innanzi a me io sarò in possesso del minerale. Io lo spero, e dal Datore di ogni bene ferventemente imploro il favore di corrispondere coll'effetto alla fiducia che in me riponeste, o Signori, imperciocchè, assicurato che io abbia il durevole andamento dell' impresa alla quale con tutta la mia convinzione mi accinsi, avrò io allora conseguito pienamente l'attuale scopo della mesta mia vita.

Montieri
Lettera manoscritta di Luigi Portè scritta il 3 ottobre 1834 al Marchese Cosimo Ridolfi di Firenze nella quale si invita il socio azionista a pagare la quota annua per la società Compagnia Portè.
L'originale è custodito nella nostra sede di Montieri.
Cava Vignori