Poco di buono può dirsi del piccolo, e mezzo distrutto Castello di Travale,
situato in alto monte, e sopra ripide, e scoscese balze, sotto le quali,
dalla parte di mezzo giorno, le scorre appresso il Fiume della Cecina, distante
dalla Città di Siena circa miglia 18., undici dalla Terra di Casole, sette
da Radicondoli, sei da Belforte, cinque da Giusdino, quattro da Montalcinello,
e due da Gerfalco.
Era già circondato da mura, con tre publiche Porte, ma presentemente le
mura si riconoscono spianate al suolo, e delle porte una sola ne esiste
in piedi.
Non vi sono case, né d'apparenza, né di comodità, ma piccole, basse, e anguste,
né queste sono distribuite in modo, che formino strade, perche poste senz'ordine,
e in confuso.
Vi è ancora un Borgo di case spezzate, anco queste rozze, come le prime,
e si conosce, che anco questo era circondato di mura, ma ora rovinate da
fondamnti.
Non vi sono Famiglie nè civili né benestanti, ma tutti lavoratori di Campi,
e pastori di Bestiami, e il numero della Popolazione, il Gherardini nella
visita allo Stato, asserisce, che dentro al Castello, ascendeva negli anni
1676 a Fuochi 44., e anime159. Nella Corte Fuochi 60., e anime 380., ma
presentemente mi hanno ragguagliato i Priori della Comunità, che in tutti
non oltrepassano il numero di circa 300.
L'aria di questo Castello la suppongono gli abitatori di mezzo, ma io considererei
esser piuttosto insalubre, perche circondato da Monti più alti, e perche
le scorre il Fiume appresso, da cui non può ricevere, se non che esalazioni
umide, e nocive.
Tien' ragione criminale in Travale il Capitano di giustizia di Casole, e
la civile, e mista il notaio del Podestà di Giusdino, con obligo di portarvisi
a risedere ogni Martedì di ciascuna settimana osservando, per la mercede
degli atti, la Tariffa generale dello Stato, e per la direzione delle cause
gli statuti particolari del Castello.
La Comunità vien rappresentata da tre Priori, con officio semestrale, tratti
da una Borsa, che dura due anni, e formata da tre deputati, che a tenore
dello Statuto, si dovrebbero eleggere dal Consiglio minore.
Questo consiglio minore dovrebbe durare due anni, e dovrebbe esser composto
delle stesse 16. Persone prescelte per Priori, e Camerlenghi, ma in oggi
questo Statuto non si osserva, praticando i Priori eleggere eglino i tre
deputati, e talvolta formano la Borsa da per loro, né vi è qui il Consiglio
miniore.
Il publico Consiglio è composto d'un Uomo per casa, tanto del Castello,
che della Corte, di quelle Famiglie, che sono originarie, o conferenti,
o aggregate per tali, e elegge questo Consiglio il Predicatore della Quaresima,
il Maestro della Squola, e talvolta il Cerusico, ma coll'approvazione del
Maestrato de Conservadori.
Paga alla dogana di Siena la gabella de contratti, ma non può quella delle
doti.
È sottoposto, nello spirituale, alla diocesi, e Vescovo di Volterra, e in
esso vi sono le chiese infrascritte.
La chiesa Pievania, con Fonte battesimale, e con titolo di prepositura,
Dedicata a SS. Michele, e Silvestro, con tre Altari, quattro Beneficii,
e una Congregazione; Nel maggiore Altare vi è l'Opera laicale e coll'entrate
di questa si provede alla fabbrica, e agli utensili.
Vi sono inoltre altri tre Oratori, offiziati da Compagnie Laicali, e dedicati,
uno alla SS. Annunziata, il secondo al SS. Sacramento, e il terzo a S.Bastiano.
Nella Corte vi è la Chiesa dedicata a San Silvestro, annessa alla Prepositura,
dove si seppelliscono i cadaveri del Castello, e della Corte.
E vi è ancora un Oratorio in onore di Sant'Antonio, fatto fabbricare a spese
degli abitatori del Podere del Giardino.
Nella medesima Corte, tra aperti, e serrati vi sono 38. Poderi, e due Molini,
ma non vi si seminano più, che circa 23. Moggia di Grano, con raccolta di
100., Biade Moggia 6., con raccolta di 30., Vino circa some 120., e niente
d'Olio, perche il suolo è sterile, poco proporzionato per semente, la maggior
parte in Poggetti, Vallicelle, luoghi sassosi, e di poco fondo, laonde quelle
poche di semente, che vi si fanno si sostengono cogli stabbiati.
Sono i Travalini gente rozza, dediti totalmente ai lavori della campagna,
e all'industria ne Bestiami, poche sono quelle Famiglie, che non facciano
lavori in Maremma, e possiedono qualche poco di Bestiame, col frutto del
quale, e cò manuali lavori, si sostengono le Famiglie.
Scorrono per questa Corte il Fiume della Cecina, e il Torrente chiamato
Saio, nel letto del quale vi è un gran Masso, e da questo si estrae una
pietra dura, a guisa di diaspro rosso, e altri pezzetti, mischiati di vari
colori, e vi sono ancora altre acque sparse per la campagna, che rendono
gran comodo a Bestiami.
Non vi sono Bagni, ma bensì due piccoli Laghi d'acqua sulfurea, e minerale,
che tramandano esalazioni, e fumi continui, sono dal Castello lontani un
miglio, e uno più grande dell'altro.
L'estenzione della Corte per diametro sono di circa sei miglia, e confina
colle Corti di Montieri, Giusdino, Montalcinello, e per la parte maggiore
colla Contea d'Elci; Si distingue in tre parti, e si addimandano queste
Bandita a Jandio, Usi, e Pascolo universale; La Bandita a Jandio si vende
all'incanto da Conservadori, e in quella cassa ne paga il prezzo il compratore,
ma i Travalini hanno facoltà di farvi pascolare i loro Bestiami.
Gli Usi consistono in più luoghi, dove possono in tutti i tempi i Paesani
mettere i loro Bestiami, e legnare per commodo delle loro Famiglie.
E il Pascolo universale è tutto il resto della Corte, che, per poterlo godere,
e farvi pasturare i Bestiami, anco i Paesani pagano l'annovero, e dazio
alla Comunità.
La Corte è assai più abitata del Castello, perche in essa vi sono due piccole
Ville, una chiamata Brazzano, composta di 24. Poderi, e l'altra Morini di
cinque, tutti compresi nel numero sopracitato.
Furono antichissimi Signori di questo Castello i Conti Pannocchieschi, che
fin dagli anni 1139. si legge in uno strumento conservato nell'Archivio
di Volterra, riportato dall'Ammirati, che lo possedevano; In esso strumento
dunque si considera, che Ranieri Conte chiamato Pannocchia, Figliuolo del
già Ugolino, e Sibilla di lui Moglie, Figliuola del già Spalmi, (sono gli
stessi, che aveano venduto al Vescovo Crescenzio negli anni 1134.) vendevano
tutte le Terre, che aveano nelle Corti delle castella di Legole, di Vignale,
e di Castel Talfi, nella Villa di Colle, o Cellure in Girano, e in Laiatico,
alle chiese di S. Maria, di S. Ottaviano, e di S. Vittoria Martiri in persona
d'Odimario Vescovo della chiesa di Volterra, e tutto per prezzo di lire
100. denari Lucchesi, le quali confessarono dipoi aver ricevuto dal medesimo
Vescovo Odimario, à questo strumento fù stipulato in Travale, luogo di proprietà,
e residenza del sopranominato Conte Ranieri.
Scrive il Malavolti, che Travale, che Travale fusse comprato dal Conte Ranieri
Pannocchieschi, ma non si spiega nel dire chi glie lo vendesse, ne quando
lo comprasse, asserisce però, che il medesimo Conte Ranieri comprasse Elci
negi anni 1219. Con rispetto però d'uno scrittore così accreditato, qual
fù lo storico Malavolti, refletto, che tali fatti non possono tornare, atteso
che il Conte Ranieri già possedeva Travale, bene è vero, che la compra d'Elci
la fece il Conte Ranieri, e facilmente sarà stato, o Nipote, o descendente
d'altro Conte Ranieri seniore. Comprato dunque, che ebbe il Castello d'Elci,
dovendo per domestici affari passare in Romania, negli anni 1222. (conforme
hò descritto parlando d'Elci) raccomandò alla Republica di Siena il medesimo
Castello d'Elci, Giancarico, Montingegnoli, e Monti Albano, con condizione,
tra l'altre, che al di lui ritorno gli dovessero tali Castella restituire,
lasciò il di lui Figliuolo per nome Emanuelle in Travale, e questi ereditò
i Beni, e le Castella del Padre, sicche si deduce, che Travale era Posseduto
da Pannocchieschi avanti a Elci, conforme il documento del 1139. chiaramente
lo dimostra.
Da Emanuelle ne nacque altro Ranieri Signore di Travale, e questi, per mezzo
di M. Arrigo di Giacoppo di lui Tutore, promesse il di primo di Febbraio
1235. a M. Accorso da Palude Podestà di Siena, per la qual Città stipulò,
che se il Comune di Siena avesse relasciato al detto pupillo il Cassaro
di Gioncarico, conforme dovea riceverlo, salve tutte le ragioni, che sopra
esso vi avea la Republica, averebbe operato, che Donna Maria Contessa Figliuola
del Conte Ranieri di Travale, e Zia del sopranominato Emanuelle, averebbe
fatto pagare il dazio, che ascendeva a lire 427. e che averebbe fatto oste,
e cavalcata cogli Uomini di detto Castello; E in oltre si obligò, che in
Gioncarico sarebbe stato Rettore un Cittadino Sanese, con assegnamento di
Feudi circa 25., o 35. lire. Questo strumento fù stipulato in Siena, e se
ne rogò Rtistoro Notaio.
Fece acquisto il sopranominato Conte Ranieri gli 31. Marzo 1250. della metà
per non diviso del Castello di Monte Rotondo, che gli donò Ruggieri di Gottifredo
del già Rinaldo, conforme i tal donazione, tra vivi, ne costa per strumento,
stipulato in Perolla, e rogato da Ventura Notaio.
Passò dipoi questo Castello di Travale sotto la protezione della Republica
di Siena negli anni 1263. poiche io ritrovo di tal fatto più strumenti,
ne quali, primieramente, in uno del Mese di Novembre hò letto, che M. Bernardino
del già M. Bernardo da Perolla, a M. Bernardino del già Bonifazio da Castiglion
Bernardi, sottoposero al Podestà, Capitano del Popolo, e Pirori de 24. della
Città di Siena, per loro stessi, e loro eredi tutte le Terre, Castella,
e Uomini, che possedevano, e specialmente Gerfalco, Travale, Pietra, Perolla,
Castiglion Bernardi, e le Rocchette Pannocchieschi, promettendo darle, e
consegnarle in potere del Comune di Siena guarnite, e sguarnite, a ogni
richiesta, e si obligarono, che averebbero, in perpetuo, tenuti per amici
gli amici, del Comune di Siena, e i nemici per nemici, e che averebbe fatto
guerra ai Guelfi di Firenze, Pistoia, Lucca, Massa, e a Fuorusciti di Siena,
conforme ne costa per publico strumento, stipulato in Siena, e rogato da
Orlando del già Attaviano Notaio.
L'istessa sottomissione, obligazione, o raccomandazione contrassero, e convennero
nel Mese di Dicembre susseguente M. Paganello del già M. Mangiante da Pietra
della Famiglia Pannocchieschi, confermando tutto ciò, che avea promesso
M. Inghiramo di lui Fratello, e M. Bernardino del già M. Gherardo da Perolla,
e di questo fatto ancora ne fu stipulato strumento in Siena nella Piazza
de Figliuoli d'Ugone di Ruggieri, e rogato dal sopradetto Notaio.
Contutto che i fussero i Conti Pannocchieschi obligati colla Republica di
Siena negli anni 1263., ritruovo non di meno in uno strumento de. 28. Ottobre
1317., che il Conte Bernadino di Tuccio di Niccolò Signore di Perolla, e
Cittadino Volterrano, vendè al Comune della medesima Città di Voltera, e
per esso a Guiduccio di Corso la porzione, che gli s'aspettava nella giurisdizione,
e Signoria di Travale, con tutte le case, Edificii, Piazze e Torri, e similmente
la parte, che avea nella Terra di Gerfalco, con tutte le gabelle, e Miniere
di qualunque sorta di Metallo, siccome gli vendè il padronato della Chiesa
di San Biagio di Gerfalco, quello della Canonica di Montieri, e della Chiesa
dè Tremuoti, di San Silvestro di Travale, e delle Chiese di Brezzano, Morini,
per prezzo di Fiorini 5300. Gigliati di Firenze, quali confessò averli realmente
ricevuti.
Mentre le soprariferite contrattazioni tra la Città di Volterra, e i Contio
Pannocchieschi si ,aneggiavano, pendevano negli anni 1316. tra medesimi
Conti, e la Republica di Siena, a causa delle demolizione d'Elci, e Mont'Albano,
importanti differenze, le quali nondimeno, nel principio di Settembre, Bindino
Cappuccioni Signore di Sticciano le risolvè con Gianni d'Aldobrandino da
Travale Priore de SS.ri Nove Governatori, e di nuovo si sottoposero què
Conti alla Republica, col cassare, e annullare tutti i Privilegi, che anticamente
da Arrigo VI. gl'èreno stati accordati, e per questo rinunziarono a qualunque
ragione, che avesero potuto sperimentare, e prevedere contro al Comune di
Siena, in vigore di què Privilegi; Rimasero oltre a ciò obligati a non edificare
ne Castellari d'Elci, e Mont'Albano, né vicino a essi a cento braccia, alla
misura Sanese, e se non dove o come da SS.ri Nove fusse stato divisato.
All'incontro la Republica perdonò a què Conti, e restitui loro i Beni, e
i publici onori, liberò M. Ghello Squarcialupi, Naldo Tolomei della fideiussione,
che aveano fatto per loro, e promessero d'operare, che i Pannocchieschi
avrebbero ridotto in una Terra sola tute le ragioni, che i Conti d'Elci
aveano in divesa Terra, e Castella de Consorti loro.
In vigore dunque di tali capitolazioni gli Uomini di Travale fatti liberi,
e sciolti dal vincolo di soggezzione a Pannocchieschi conoscendo le speranze
ne Ghibellini ridotte di poca forza, gli 22. di Novembre 1317. adunato il
Consiglio del Comune, e Castello loro, elessero Procuratore Ser Ranieri
di Ser Jacomo Notaio di detto luogo per presentarsi avanti a SS.ri Nove,
giurare obbedienza, e sottoporre il loro Castello, e Uomini alla Republica
di Siena, col mero, e misto imperio, ricco con diversi patti, tra quali,
che il Comune di Siena dovesse ricevere gli Uomini di Travale, per Cittadini
Sanesi, cò medesimi Privilegi, che godevano gl'altri Cittadini, che il Comune
di Siena fusse tenuto difendere gli Uomini di Travale da qualunque insulto,
che dovesse far porre i confini alla loro Corte per tutte le parti, che
dovesse mantenere le ragioni, che vi aveano i Conti Pannocchieschi anticamente,
e tutti gli altri da dieci anni in dietro, che il Comune di Siena non potesse
imporre agli Uomini di Travale alcun dazio, o gabella, che i medesimi Travali
potessero, in tempo di carestia, estraere dalla giurisdizione di Siena Grano,
per le loro bisogna, ma con licenza però de SS.ri Nove, e degli altri Officiali,
che ogni Uomo di Travale fusse ribandito, ma che il medesimo Comune fusse
tenuto ogni anno, per la Festa dell'Assunta, offrire un Ciero fogliato,
e ornato di valore lire 15., presentato da sei Massai, con altro ciero d'una
libbra per ciascuno, che il medesimo Comune dovesse pagare, ogni anno, alla
publica Camera, per censo, lire 100., che dovesse presentare, ogni sei mesi,
tre Notai dè quali da SS.ri Nove ne dovesse essere eletto uno per Vicario
di detto Castello, che tutti gli Uomini di Travale, magiori d'anni dodici,
fussero tenuti ratificare la presente sottomissione, e altri capitoli di
minore importanza, come nello strumento del presente mandato, stipulato
in Travale, e rogato da Nello del già Bernardino Notaio di detto luogo.
In vigore per tanto della sopra riferita autorità, ill prenominato Ser Ranieri
Procuratore, stipulò, in Siena, con le condizioni, che sopra, lo strumento
di sottomissione gli 27 9bre 1317. seguente.
Oltre alla sottomissione degli Uomini, e Castello di Travale, gli 19. di
Luglio 1319. i Nobili Uomini Conti Gaddo del già Ranieri da Travale, Bernardino
del già Ciurlo, e Papone del già M. Dino da Castiglioni, tutti della Famiglia
Pannocchieschi, intendendo di stare in perpetuo all'obbedienza, sottomissione,
e comandamenti del Popolo, e Republica di Siena, elessero loro Procuratore
Melore del già Arcaso(?) da Gavorrano, per comparire avanti al Podestà,
e SS.ri Nove Governatori, prometter obbedienza, portarsi da veri Cittadini
Sanesi, e che averebbero pagato ogni dazio, e imposta, volendo essere allirati
nella somma di lire 500., che averebbero consegnata la loro Terra di Travale
guarnita, e sguarnita, a ogni richiesta del Comune di Siena, e che, per
S. Maria d'Agosto, uno di essi Conti si sarebbe portato in Siena, per ratificare
i patti antecedenti, già fermati con detto Comune, con godere de benefici,
e onori, conforme gli altri Cittadini, come strumento, stipulato in Gerfalco,
e rogato da Ranieri di Buonamico Notaio.
Non hò nei Kaleffi, né in altri Archivi ritrovato il registro, in cui, in
vigore del soprariferito mandato, fu stipulato lo strumento, ma non dubito,
che non seguisse, perche in altro strumento de 30. Aprile 1322. i Nobili
Conti Gaddo del già M. Ranieri, in nome proprio, e dè di lui eredi, Bernardino
del già Pannocchia, anch'esso né medesimi nomi, e modi, e per M. Francesco
di lui Fratello, per il quale promesse dè rato, Nello del già Neri, e Pannocchino
del già Cebra, tutti della Famiglia de Pannocchieschi da Travale, e Bindo,
e Gezio Fratelli, e Figliuoli del già Cebra Pannocchieschi da Castiglion
Bernardi, per loro stessi, e per i loro eredi, e per Niccoluccio, Aldobrandino,
Papone, Longarello, e Inghiramo Fratelli, e Figliuoli del già detto Cebra,
e per Bernardino, e Ciarlino Fratelli, e Figliuoli del già Ciarlo, e per
Ugone del già Bernardino, quali tutti erano della Famiglia Pannocchieschi
da Castiglion sopradetto, e consorti de sopranominati Binduccio, e Gezio,
per i quali promessero de rato, elessero loro Procuratore Ser Ciarlo, Figliuolo
di Manuello Rettore della Chiesa di Travale, per presentarsi in loro nome,
e avanti ai SS.ri Nove della Republica di Siena, e offrirgli, con riverenza,
tutte le loro Castella, Fedeli, e Beni, e essergli, che erano essi pronti
a obbedire, in perpetuo, alle loro comandamenta, come per strumento sipulato
in Travale, e rogato da Bartolomeo, chiamato Meo del già Michele Notaio.
In esecuzione per tanto del soprariferito mandato gli 11. di Maggio 1322.
il sopranominato Ser Ciarlo Procuratore, in nome di tutti i sopradetti Conti,
espose all'Illustre Uomo Ser Loffredo Gaetano, Conte di Fondi, e Podestà
di Siena, e a Placido d'Ugone Priore de SS.ri Nove Governatori, come i detti
Conti, e le loro Castella, e Beni, erano pronti a ogni obbedienza del Comune,
Podestà, e Governatori di Siena, tra le quali, nominatamente, il Castello
di Travale, di cui gli dieder licenza di pigliarne il possesso, e tenuta,
come ancora di tutte l'altre Castella, Fortezze, Terre, Luoghi, e Beni di
detti Nobili Conti Pannocchieschi, e il tutto promesse osservare sotto la
pena di mille Marche d'argento, come per strumento stipulato in Siena, rogato
da Pietro del già Iacomo Notaio nel Concistoro del Palzzo de SS.ri Nove.
Quel possesso poi fu pigliato dalla Republica per mezzo di Procuratore gli
30. di Giugno del medesimo anno, come né costa dalle deliberazioni del Consigli
Generale.
Non scorsero dipoi molti anni, che tra Pannocchieschi, e Pannocchieschi
fu fermato, e stipulato il seguente contratto, impercocche Prete Palmiero
di Sacco Rettore della chiesa Curata di S. Colomba della diocesi di Siena,
come Procuratore eletto fin dal 3. Febraio 1324., in vigore di strumento
rogato da Ser Tura di Muccio dal Leccio Notaio, da Conti Niccoluccio, Longarello,
Papone, Inghiramo, e Aldobrandino nominato Peccia, Figliuoli di Bernardino,
e da Figliuoli del già Conte Ciarlo di Bernardino di Bonifazio, e dal Conte
Ugone del già Bernardino di Guglielmo, e da Conti Ranieri Preposto d'Acquaviva,
Binduccio, Albizzi, Geri, e Gabbriello del già Ceci di Neri Malapigna, tutti
della Famiglia Pannocchieschi, e SS.ri di Castiglion Bernardi, comprò il
detto Palmiero, come Procuratore di tutti i sopranominati Conti, dai Conti
Emanuelle, Guglielmo, e Gaddo del già Conte di Ranieri Pannochieschi d'Elci,
e dal Conte Andronaco di Contino d'Aldobrandino della medesima Famiglia,
le Castella di Travale, e Brucciano, per prezzo di lire 2020., Mont'Albano
per Fiorini 500., e Fosini per lire 4000., con regresso peò a venditori
di Mesi 15. dal di della celebrazione del contratto, il quale fu poi stipulato
in Sughereto gli 14. Aprile 1325. rogato da Ser Tura di Muccio dal Leccio
Notaio sopranominato.
Se vogliamo credere alla Cronaca di Patrizio Patrizi, atteso che glia altri
Cronisti, né gli Storici Malavolti, e Tommasi non ne parlano, ci assicura
questo scrittore, che negli anni 1328. si ribellò questo Castello dalla
Republica, col ritornare sotto il dominio de Pannocchieschi, ma che speditovi
l'esercito, furono costretti quegli abitatori ricevere le leggi dalla Republica,
che per detta ribellione, gli impose un censo di Fiorini 100., e altre gravezze.
Con strumento de 23. Giugno 1328. si rileva, che i Nobili Uomini Conti Nello,
e Neri del già Mangiante della Famiglia Pannocchieschi, vendono per prezzo
di Fiorini 8000. d'oro, la metà del Castello di Prata, e le ragioni sopra
Gavorrano, Gerfalco, Travale, e Fosini al Nobile Uomo Messer Cione Malavolti
da Siena, e si sotoposero, in caso di non osservanza, alla pena di Fiorini
200. d'oro, come per strumento rogato da Ser Pietro di Ciardo da Siena Notaio.
Contuttoche fusse seguita la vendita delle sopra riferite ragioni al Malavolti,
ritruovo negli anni 1329. gl'appresso fatti, primieramente gli 30. di Giugno
i Nobili Uomini Ranieri del già Gaddo Priore della Canonica di Montieri,
Bernardino di Pannocchia, Bernardino di Ciarlo, Ugone di Bernardino, denominato
Preposto, e Nello di Mangiante della Famiglia Pannocchieschi, e ciascheduno
di loro solidamente, desiderando, e volendo reverentemente, e umilmente
ritornare alla benevolenza, e grazia della Republica, come Figliuoli d'obbedienza,
e alla sottomissione de SS.ri Nove, in nome proprio, e de loro successori,
e eredi, e in nome di M. Ranieri Preposto d'Acquaviva, di Binduccio, Gabbriello,
e Geri Figliuoli del già Ceci di Niccoluccio d'Aldobrandino detto Peccia,
e di Papone, Longarello, e Inghiramo Figliuoli del già Dino di Ciarlino,
di Neri Figliuolo del già Mangiante, e di Ranieri Pievano di Montalcinello
Figliuolo del fià Pannocchia, e di Bindino del già Bonifazio di Fazio, e
di Puccio del già detto Bindino, e di Nello detto Tettoia del già Neri,
e di Pannocchia del già Ciorta, e di Fazio del già Bernardino, e di Niccoluccio
del già Tuccio, e di Neri detto Malapigna del già Ceci, e di Bernardino
di Bernardino, e di Giobbillo del già M. Nello, tutti della Famiglia sopradetta,
sottoposero a Mino di Tura di Buonamico, Priore, allora, dei SS.ri Nove,
che stipulò per il Comune di Siena, le Castella di Travale, e Castiglion
Bernardi, colle loro Corti, obligandosi a offrire il Ciero per la Festa
della Madonna d'Agosto, di pagare il censo indenari, al Camarlengo della
Biccherna, d'essere amici della Republica, e nemici de nemici, specialmente
de Pisani, Lucchesi, e Pistoiesi, cò quali avea il Senato proibito il commercio
fino a tanto avesero obbedito a Lardonico di Baviera, che si facea chiamare
Imperatore, e furono i detti Conti riconosciuti per Cittadini Sanesi, cogli
stessi Privilegi, e onori, come del tutto vi apparisce strumento, stipulato
in Siena, e rogato da Inccontro del già Mino Notaio.
Gli 12. di Luglio seguente, con altro strumento, i sopranominati Conti Pannocchieschi
approvarono, e confermarono quanto, per mezzo di Procuratore, aveano convenuto,
e tutti gli altri, che non erano intervenuti a una tal conferma, l'eseguirono
con altro strumento de 14. Agosto prossimo seguente.
Mancava a concorrere nella sopra riferita conferma solamente il Conte Niccoluccio
del già Tuccio Signore di Perolla, anch'egli della Famiglia Pannocchieschi,
de quale veramente non hò trovato ne registri de Kaleffi lo strumento, ma
bene è vero, che nell'Archivio dello Spedale esiste il mandato di procura
per l'esecuzione, che fu stipulato dipoi gli 25. Dicembre 1331., nella persona
di Minuccio di Cione Maconi Nobile Cittadino Sanese, a cui fu data piena
autorità di sottoporre al Comune di Siena, e per esso ai SS.ri Nove Governatori,
quelle parti, e ragioni, che al sopradetto Conte Niccoluccio si aspettavano
in Perolla, Gavorrano, Travale, e Gerfalco, colle loro Corti e Uomini, e
col mero e misto imperio, e che i obligase ancora tutti gli altri patti,
e convenzioni fermate, e stipulate, con qualunque altro della Famiglia Pannocchieschi,
fino al presente giorno, e a obligare, per l'adempimento, tutti i di lui
Beni, come per strumento, stipulato in Perolla, e rogato da Ruggieri del
già Gano Notaio di detto luogo.
Si erano i Conti Pannocchieschi nel 1346. alquanto debilitati di forze,
e di sostanze, quindi è, che io ritruovo nei Libri della Gabella de contratti
di questo anno, che Bernardino, e Antonio Figliuoli di Niccolò sopranominato
Tuccio di Bernardino, chiamato Dino, de Conti Pannocchieschi SS.ri di Perolla
venderono a Ugone di Placido Placidi Cittadino Sanese, la settima parte
di questo Castello di Travale, per lire 550., e la metà d'esso Castello
la venderono al Comune di Siena.
Contutto che non esercitassero dominio i Vescovi di Volterra sopra questo,
e altre Castella, che si possedevano dalla Republica di Siena, o da Conti
Pannocchieschi, raccomandati, o sottoposti alla medesima Republica, non
di meno si prouvarono eglino a dilatare la giurisdizione loro spirituale,
e temporale, equindi è, che ritrovandosi in Pisa nel Mese di Maggio l'Imperador
Carlo IV, ottenne da questo Monarca il Vescovo Filippo, non solamente la
piena giurisdizione, colla Podestà del Coltello, sopra la Città di Volterra,
ma sopra la metà di Gerfalco, Travale, e sopra la quarta parte delle Castella
di Pietra, Fosini, e Castiglion Bernardi.
Di questo Privilegio, con tutto che l'Ammirati, nella sua Cronologia de
Vescovi di Volterra, altri del medesimo Imperadore ne riporti, e particolarmente
uno de medesimi giorno, mese, e anno, non ne fa menzione, o che mi fa molto
dubitare della legittimazione del diploma presente, e benche me ne sia stato
trasmesso contenuto da persona sicura, e intendente, che mi asserì averlo
estratto dall'Archivio Volterrano, nondimeno non mi si dilegua il sospetto,
perche, se il Vescovo di Volterra avesse avuto giurisdizione in questo Castello,
quegli abitatori gli 5. di Maggio dell'anno 1357. non si sarebbero adunati
a consiglio, e per evitare gli omicidi, e le discordie, come essi dissero,
non avrebbero eletti per loro Sindaci, e Procuratori Guidone di Pagnino,
Guidone di Muccio, Giovanni di Lapo, Michele di Nanni, e Meo di Giardino,
per comporre col Comune di Siena, e sottoporre il Castello loro, in tutto,
e per tutto, al dominio della Republica, e eseguire quanto dai SS.ri Dodici
Governatori gli fusse stato comandato, come gli altri contadini, e distrettuali,
conferma, in fatti, il medesimo mandato ebbe esecuzione, perche fu sottoposto
il Castello e Contado, e come contadini obligati i Castellani a tutte le
fazzioni, dazii, e aggravi, soliti imporsi dalla Republica a tali sottoposti,
e ne fu stipulato in Siena strumento rogato gli 27. di Maggio del medesimo
anno 1357.
Rimanevano ancora nei medesimi anni 1357. a Conti Pannocchieschi altre ragioni
in questo Castello, ma gli 22. di Giugno i Nobili M. Angiolo del già Nello,
Pannocchino del già Bernardino, e Cristoforo del già Puccio della Famiglia
de Conti Pannocchieschi, per prezzo di lire 1100., vendevano al Comune di
Siena l'ottava parte, che ritenevano, colla Signoria, Corte, Dominio, e
Uomini del medesimo Castello di Travale. Ratificarono i Travalini le Capitolazioni
antecedenti, e in quanto fussero state emesse particolarità, che potessero
recare in dubbio la servitù, e vassallaggio loro sotto 'l dominio della
Republica, vollero in questa nuova conferma, seguita negli anni 1370., che
si avesse per specificata, dichiarandosi essere in perpetuo veri sudditi
de Sanesi. Avea ancora sopra questo Castello acquistate alcune ragioni M.
Meo di Baruffa Tolomei, che non so, se per compra, o per dote, ma negli
anni 1373., se ne sproprio, perche per Fiorini 2420., la vendè alla Republica.
Erano i Conti Pannocchieschi negli anni 1382. poco meno, che intieramente
spogliati sopra la giurisdizione sopra questo Castello di Travale, poiche
ne Libri delle gabelle de contratti di quest'anno si legge, che nulla di
più ne possedevano, che l'ottava parte, e questa si aspettava al Conte Gabriello
di Paladino di Binduccio.
Si conserva ancora (per non lasciar da parte cosa alcuna, che si appartenga
a questo Castello) un Memoriale, che esibivano i Travalini al Consiglio
Generale gli 3. di Giugno 1415., il contenuto del quale è, che i Nobili
Conti Pannocchieschi SS.ri di questo Castello, e di più altre Terre, e Castella,
negli anni 1263. sottoposero Travale al Comune di Siena, ad effetto di muover
guerra, o contraere accordi di pace, nella maniera stessa, che si sarebbe
contenuta la Republica di Siena, o veramente somministrar vettovaglie alle
milizie Sanesi qualunque volta ne fussero stati richiesti. Esposero, in
oltre, che negli anni 1317. la Comunità di questo Castello si sottopose
al Comune di Siena, con animo fervente, e con puro zelo, promettendo, e
obligandosi pagare per censo annualmente lire 100., e offrire alla chiesa
maggiore un Ciero, che ascendesse al valore di lire 15., assieme ad altri
sei Cieri d'una libbra per ciascuno, da presentarsi da sei Massai, ma che
di più desiderosi i Travalini di liberarsi dal Dominio de sopradetti Conti
Pannocchieschi aveano liberamente sottoposti loro stessi, e il Castello
loro a Contado gli 27. Maggio 1357., nella qual sottomissione, tra l'altre
particolarità, aveano domandato, che il Comune di Siena dovesse comprare
intieramente tute le ragioni, che ancora i Conti Pannocchieschi nel loro
Castello possedevano, giache la Republica ne avea altre comprate, acciò
dovessero i Travalini solamente corrispondere, e riconoscere la Republica
per loro Signora, e tutto questo aveano domandato, poiche i detti Pannocchieschi
aveano nel Castello loro, e sua Corte, le ragioni di certi afitti, e pensioni,
e le ragioni di fedeltà d'essi Uomini, siccome per non avere a rispondere
a tanti superiori, conforme il fatto gli era stato promesso dal medesimo
Comune di Siena. e percioche non avea, in quel tempo potuto la Republica
attendere a fare da Conti le dette compre, rispetto alle guerre, che, in
quel tempo, erano insorte tra Perugini, e Sanesi, e mediante altri impedimenti,
era stato dal consiglio generale provveduto, che i Travalini godessero franchigie,
e immunità da tutti i pesi, e gabelle, con obligò però che dovessero, ogni
anno, aver pagato le dette lire 100. per censo, e fare al Duomo l'offerta
del Ciero, la qual franchigia era stata di tempo in tempo, confermata fino
agli anni 1374., conforme chiaramente si appariva da pubblici strumenti;
Dipoi negli anni 1375. avendo di già il Comune di Siena comprate per la
parte maggiore, le ragioni dei sopradetti Conti, era stata ai Travalini
imposta la tassa consimile agli altri sudditi, conferenti a Contado, nella
forma seguente, cioè = Travale per tassazione, e per lo quinto, per un anno,
lire 178. Soldi 29.10., e per gabella di Pane, Vino, Carne, per un anno,
£ 30.2.-, e per Fitti di Case, e Terre del Comune lire 8.-.- = la qual tassa
era continuata per anni sei, cioè fino agli anni 1381., nel qual tempo era
stata imposta nuova tassa, ascendente, in tutto, a lire 302.-.- ogni anno,
e cosi era seguito fino al 1415. In cui fu esibita supplica, senza espressione
d'alcun quinto, o affitto, e conforme si addebitano l'altre Comunità. È
percioche, presentemente, i 24. Cittadini deputati sopra i Terratici, e
Stabili, molestavano iTravalini per le pensioni, e affitti, che già il Comune
e le Persone particolari di Travale doveano pagare a Conti Pannocchieschi,
allorche erano Signori del Castello, e particolarmente per la rata, che
toccava a coloro, da quali il Comune di Siena avea acquistate, e comprate
le ragioni loro, in vigore di certo Libro antico appresso il Mestrato degli
Esecutori di Gabella della Città di Siena, nel quale erano scritti tutti
i detti affitti, e pensioni, che, per la maggior parte, ascendevano da quattro
fino a dodici denari, ogni anno, e per ciascuna Famiglia, e ciascuna Persona
scritta, nel modo, che anticamente raccoglievano, e esigevano i Conti Pannocchieschi,
né più viveano quelle Persone, che erano scritte in detto Libro, né per
la maggior parte, si sarebbero ritrovati in questo tempo i pezzi delle Terre,
Vigne, e Orti, che vi erano descritti, essendo il tutto ridotto a Boscaglia.
Supplicarono, e esposero i Travalini, come sopra, e otennero dal Consiglio
Generale, che i quattro Esautori di Gabelle dovessero discutere, e esaminare
le ragioni, e i fatti sopradescritti, conforme vi apparisce strumento, stipulato
in Siena, e rogato da Giovanni di Cristoforo Notaio delle Riformagioni,
ma qual esito avesse una tal supplica presso gli esautori di Gabelle, non
ho documento, che me lo schiarisca, perche i Libri di quel Maestrato, a
tempi miei, da un certo Cancelliere Anton Filippo Pardini, con permissione
però del Fiscale Giuseppe de Nobili, furono venduti a Pizzicaiuoli, e perdute
tante memorie assai pregievoli.
Nulla di più, dopo a sopra riferiti tempi, si trova negli atti publici,
e ne Cronisti di questo piccolo, e mezzo distrutto Castello, perche benpresto
mancato di popolazione, benche què pochi, con tutto che incolti, poveri,
e mercenari, si mantennero sempre fedelissimi alla Republica, e a segno
tale, che nelle guerre del 1554., e 1555., per le quali furono costretti
i Sanesi a soccombere al Principato, i Travalini, con tutte l'altre Terre
della Montagnola, per l'affetto, che portavano a loro antichi SS.ri, e perche
non si sollevassero a favore d'essi, soffersero per ordine del Duca Cosimo
primo de Medici, per mezzo del Conte di Gattaia, lo smantellamento delle
mura del Castello loro, e però, in tal forma, si ritrova ancora presentemente.

Instrum de die 10. Kal. Febr.1139., in cronologia
Episcopus Volaterra ab Ammirato collecta(?) a100.
Malavolti Storico di Siena P.I Lib.IV a496.
Strumento de p.mo di Febraio 1235., registrato nel Kaleffo dell'Assunta
al n°629., a533.
Strumento de 31. Marzo 1250. Reistrato dove l'altro di sopra al n°620.,
a516.
Instrum de die 10. Kal. Xbris 1263. In codem Kaleffo, sub n°448 et seg.
Strumento de 18. Ottobre 1317., nell'Archivio di Volterra nella sacca segnata
con una croce
Tommasi Storia di Siena P.II Lib.VIII a195.
Strumento di procura de 27. 9bre 1317. Registrato nel Kalefo dell'Assunta
al n°602., a493.
Strumento di sottomissione de 27. 9bre 1317., registrato nel Kaleffo vecchio
al n° 1069, a849.
Strumento di procura de 19. Luglio 1319., nell'Arch.o dello Spedale, al
n°680., della prima numerazione.
Strumenti due, uno de 30. Aprile, e altro degli 11. Maggio 1322., nel sopra
citato Archivio, a n° 674., e 1008, della prima numerazione.
Delib. del Consiglio G.le de 30. Giugno 1322., a137.
Strumento dè 14. Aprile 1325., nell'Archvio de Conti d'Elci al n°37.
Patrizio Patrizi Cron. Ms. l'Autore della parte storica, ma dubito però,
che l'Autore di questa cronaca non sia il Patrizi atteso che egli nello
scrivere non oltrepassò gli anni 1324.
Strumento dè 23. Giugno 1328., nel Cassone di Balia, Cassetta della Balzana,
al n°47.
Strumento de 30. di Giugno 1329., registrato nel Kaleffo Vecchio, al n°1067.,
a857.
Strumenti de 12. Luglio e 14. Agosto 1329., registrati nel sopracitato Kaleffo,
a n°1068., e 1069., a862e863.
Strumento di procura de 25. Dicembre 1331., nell'Archivio dello Spedale
al n°681., della prima numerazione
Libri delle Gabelle de Contratti del 1346., a84.
Diploma Imperatoris Caroli IV de die 10. Kalende Iunii 1355., in Archivio
Volterrano, i sacca E
Strumento de 5., e 27. Maggio 1357., registrati nel Kaleffo Nero a n° 140.,
141.a295. e a297.
Strumento de 22. di Giugno 1357. Registrato nel medesimo Kaleffo Nero al
n° 145. a307.
Strumento del 1370 registrato nel Kaleffo dell'Assunta a494.
Vedi a Libri della Gabella del 1373.a97.
Libri della Gabella sopracitata del 1382. a37.
Supplica in forma di Strumento dè 3. Giugno 1415. Nell'Arch.o de PP. Domenicani
di Siena al n°1786 delle Pergamene sciolte.
Biblioteca Comunale degli Intronati
Siena
Ms. B IV 18 - Travale
