Montieri, facilmente derivato, come si persuasero alcuni, dalle vari Mons
Aeris, per l'abbondanza di Rame, che tragli altri metalli, vi si
estraeva, risiede alle radici d'una alta montagna, in sito aspro e scosceso,
senza mura, benche si conosca esservi state, in strade anguste, tortuose,
e corte, sebbene saliciate, e con abitazioni rozze, e però dissimili dalle
capanne, a riserva di quelle del Marchese del luogo, de Mattii, de Ciacci,
de Narducci, e alcune altre, che hanno qualche comodità, e apparenza.
La sua distanza dalla città di Siena è di miglia 20, quattordici da Casole,
otto da Massa, sette da Prata, cinque da Giusdino, quattro da Boccheggiano,
da Travale tre, e due da Gerfalco.L'aria è buona, sebbene riguardo alle
nebbie, cagionate dalla vicinanza della montagna, e l'umidità ordinaria
in tempo d'Inverno, unita alla rigidezza del clima, in tale stagione, riesce
troppo sottile, e umida insieme.
Non sono nella Terra Citerne, ma è non di meno copiosa, e abbondante d'acqua
viva, che servono non solamente al bisognevole degli Abitatori, ma tengono
andanti continuamente tre Concie di quoia.
Più famiglie vi sono, che possiedono per il loro mantenimento sufficientemente,
e vivere con civiltà, tra le quali i Mattii, Ciacci, Lambardi, Narducci,
Marzocchi, Guerra, Francesini, Grazini, Caramassi, e Ghezzi.
Fu in antico questa Terra unitamente con Giusdino, luogo di residenza di
Podestà semestrale, ma gli 21 d'Aprile 1592 fu ridotta annale, con due Notari,
riceveva di salario ogni sémestre lire 305.10.--, e dalla medesima Comunità
di Montieri lire 45., e pagava di spedizioni lire 80., ma essendo stata
negli anni 1627 dichiarata feudo, con titolo di Marchesato, e accordata
al Marchese Gio: Vincenzio Salviati Nobile Fiorentino, fu per tanto separata
dalla giurisdizione civile, e mista di Giusdino, e dalla criminale di Casole,
e le lire 102.3.3, che pagava a Casole, siccome l'altre 45., che contribuiva
a Giusdino, e l'altre lire 104.20.4., che rimetteva alla Biccherna, applicate
al Marchese.
Gode il Marchese il Palazzo di Giustizia, che serviva già per abitazione
del Podestà, e vi tiene, unitamente con Boccheggiano, altro di lui Feudo,
un Vicario per l'amministrazione della giustizia, che per la mercede degli
atti, opera la tariffa generale dello stato, e per la direzione delle cause
gli statuti particolari del luogo; Hà di salario, assieme con Boccheggiano,
dal Marchese scudi 36, oltre agli utili del Banco, e in vigore del moderno
ordine del 1750. si presenta, ogni due anni, gli due di Maggio, avanti all'Imperial
Consulta di Siena, a sindacato.
Tre sono i Priori, che rappresentano la Comunità, con officio semestrale,
tratti da una Borsa , che dura tre anni, eletti dal publico Consiglio per
mezzo di tre accoppiatori, e in simil modo formano la Borsa del Camarlengo,
ma questi è annale.
Il Consiglio è composto d'un uomo per casa delle Famiglie più antiche, e
originarie del luogo, o che per lo meno vi abbiano abitato 20 anni, conforme
ordina lo Statuto; dovrebbe questo Consiglio eleggere il Maestro della Squola,
il Cerusico, e il Predicatore della Quaresima, ma in oggi per questi tre
provisionali si eleggono dal Marchese, elegge per questo Consiglio tre Officiali
sopra gli affari de Pupilli, e Vedove, peso de quali è assistere agli inventari,
fare stipular tutele, e rivedere i conti, senza però avere autorità di decidere
le differenze, per che queste s'aspettano al Vicario, elegge ancora due
Paschieri, obligati a contare i Bestiami della Corte, tre Sindaci per sedare
i litigi de confini, stimare i danni dati, e assegnare il prezzo al Pane,
Vino, Carni, e rivedere gli edifici publici.
Vi è ancora il Consiglio minore, composto di 12. Soggetti, con intervento
de Priori, e questo si elegge dal Consiglio maggiore, con facoltà di deliberare
sopra i negozii di minore importanza, per che gli altri più gravi si aspettano
al Consiglio maggiore.
Non si rappresentano in Montieri né Fiere, né Mercati, ma solamente nel
giorno della Festa del Beato Jacomo, per il concorso di numeroso Popolo,
vi son portate mercanzie a vendere, d'ogni genere, e ogni domenica del Mese,
avanti alla soppressione delle Bande, vi si facea la rasegna de soldati
pedestri, e ogni terza l'altra degli equestri.
Nello spirituale obbedisce questa Terra alla Diocesi, e Vescovo di Volterra,
e vi è la chiesa Pievania con fonte battesimale, dedicata a San Michele,
con titolo d'Arcipretura, e di libera collazione, benche abbia preteso la
Comunità averne il padronato. Questa chiesa è assai grande, larga, e ornata
competentemente, hà sette Altari, in uno de quali, dedicato al Beato Jacomo,
vi è una congregazione sotto titolo di detto Beato, in altro la Compagnia
laicale del Santissimo Corpo di Cristo, con cappa, e vi è l'Organo. Li questa
chiesa modernamente consacrata, è però, in pietra, se ne legge la memoria,
che contiene = D.O.M. Ecclesiam honc SS. Michaeli, et Paulo dicatam
M., ac Reverendissimi Ludor. M. Pandolfini Episcupus Volterranus VII. Kal.
Iun. MDCCXXIX., qua die Ascon Ferburi celebrai conticipt, solanni riti consacravit,
et ad preces Io: Francisci Narducci Archipresbiteri ultra Arcp. Dominica,
anniversariam memoriam secoli indulsit = Al mantenimento della Fabbrica
e degli utensili non vi pensa l'Arciprete, atteso che vi è l'Opera laicale,
e coll'entrate di questa si supplisce a dette spese, a solennizzare alcune
feste, sollevare i poveri, e pagar salari.
Vi è la chiesa, e Convento de Padri Minori Conventuali di San Francesco,
dove abitano di continuo quattro sacerdoti, e due laici; Questa chiesa parimente
è un bel Tempio, assai capace, con sette altari, e coll'Organo, e in questa
chiesa vi è ancora una Compagnia laicale, sotto titolo della Santissima
Annunziata.Vi era, in oltre, in questa Terra uno Spedale, luogo pio laicale
dedicato a Santa Chiara, ma con pochissime rendite, che appena servivano
per mantenere un letto pè Pellegrini.
Fuori di Montieri vi sono quattro Oratori, che i loro titoli sono di San
Jacomo, con tre Altari, cui rimane congiunta altra piccola Cappella, che
dicono essere stata la stanza, dove dimorasse per lo spazio d'anni 40. il
Beato Penitente Jacomo da questa Terra, e in questa vi è un piccolo Altare,
nel quale celebra tutte le Feste comandate il Maestro della Squola, e gli
altri s'intitolano alla Madonna de Castagni, di San Lazzaro, e di San Francesco,
chiamato la chiesa vecchia, per che quivi anticamente era la chiesa, col
Convento, de Padri Minori Conventuali.
Con tutto che l'aria di questa Terra riesce nei mesi d'Inverno assai umida,
e fredda, come ho detto di sopra, nondimeno questa Terra è sufficientemente
popolata, per che vi si numerano circa 190. famiglie compresivi però 14
Poderi, e due Molini della Corte, e anime sopra 890.
La Corte non è molto vasta, e quasi tutta sodiva, e boschiva per esser luogo
montuoso, e aspro, ma vi sono però Pasture per Bestiami molto salubri, ed
è copiosa d'acque sorgenti.
Consistono le raccolte di questa Corte in un grosso capo di Vino, che dicono
possa ascendere, un anno per l'altro, a circa Some 800., ma aspro, e mal
maturo, per che sono le Vigne in sito basso, poco dominate dal sole, e esposte
a rigori del clima, Olio non se ne raccoglie punto, la Farina di Castagne
ascende sopra moggia 120., ma scarsissima è la sementa del Grano, per che
non arrivarà a moggia 20., con raccolta d'80.
Gli Abitatori sono persone industriose, e fatiganti, travagliando continuamente
nel mestiere della campagna, e nella custodia de Bestiami, trafficano ancora
nel conciare le quoia, e però pochi si trovano, che non abbino Pane a sufficienza.
Anticamente vi era la cava dell'Argento, ma per esser ridotta così pareva
non compale(?) farne più uso, atteso che sarebbe maggiore la spesa, che
l'utile, di questa Vena scrisse il Mainero = Mons aereus, qui denominatiorem
accapisse videtur, quod omnia gigant Metallo, hic cripte apparent profundissime
decem millia possuum longa, hic Argenti optimi nomica, et vitri, at oblissimi
marmoris vena =
Giovanni Arduino peritissimo Mineralista, che modernamente negli anni 1753
dal clementissimo nostro Imperador sovrano fu spedito a riconoscere, e visitare
questa Miniera, fu d'opinione, che allora si scavassero in secoli assai
più antichi del dodicesimo, per che se fussero di tempo così basso considera
non potersi cavare tanto Argento, che nella fusione avesse prodotto tante
loppe, conforme quivi si vedono, e che forse queste miniere fossero in uso
prima che i Toscani cadessero sotto il giogo de Romani, come pure altre
d'Argento vicino a Populonia, delle quali ancora si vedono le loppe nelle
rovine di quella antichissima città, ma che poi dismesse per le tragiche
vicende della Toscana, nel dodicesimo secolo si riaprissero, e di poi dopo
la gran Peste del 1348., per la mancanza della popolazione di nuovo si lasciassero
in abbandono.
Suppone dunque l'Arduino, che ritornassero di nuovo a fare uso di queste
Miniere i Sanesi, e Volterrani nel secolo XII., e che il loro ritrovamento
rimanga appoggiato a una certa piutosto Favoletta, che Storia, raccolta
però e abbreviata da due storici Sanesi Malavolti e Tommasi, che si lusingano
essere stata descritta da un tal Pietro Gallori, inscritta nella Cronaca
del Bisdomini, e sparsa per le mani di molti; Questa medesima leggenda capitò
ancora
sotto gli occhi di Andrea Baccio, onde è, che vol di lui Trattato de Thermis
se ne servì, colla seguente espressione = Legi equidem in Annalibus
almi Xerodorchii(?) Senoris(?), in agro Montis Aeris argenteas Fodinas inventas
anno 1181. a Petro quondam Calano Native Gallo, dum per illos Saltisnonaretur,
quas eum, et successores eius publico Patrum decreto multis annis eleborasse.
Quod vaster ibi Montium cavarne ostendunt, ac cripte inter alias profundissime
addecam milliaria (molto meno senza dubbio) penetrans =
Dopo che fu dall'Arduino riconosciuto, e visitato esattamente questo luogo,
si pose mano agli scavamenti, lasciati quelli dell'Argento, agli altri per
il Rame, ma dopo che fu estratta quantità di terra minerale, conosciuto
esser le vene superficiali, e povere, e che però Rame si sarebbe retratto,
benche fussero state di già erette diverse fabbriche, e Forni, per non d'inoltrare
più oltre nelle viscere della terra, con incertezza, fu dismesso il lavoro,
e Giovanni Arduino negli anni 1757 se ne partì, bene è vero però, che in
luogo detto le Carbonaie vi è buona la Marcasita in quantità.
Si divide, e distingue questa Corte in sei parti, che si addimandano Bandita
del Poggio, Bandita de Grani, Pascolo universale, Ruspo de Castagneti, Confini,
e Bandita Jandia, confina colle Corti di Boccheggiano, Prata, Giusdino,
Travale e Gerfalco, e vi scorre il Fiume Mersa, e il Torrente del Ripacciano.
Al sentimento dell'Arduino nel giudicare questa Terra antichissima parrebbe,
che non vi fosse da opporre, attese le congetture, che esso ne deduce dall'abbondanti
Loppe, che tuttora si vedono, e che esse possino provenire fin dai tempi
degli antichi Toscani, come si è accennato di sopra, ma sia detto con pace
d'un così esatto osservatore, se vero fosse quanto si persuade, non par
dover che niuno niuno scrittore de tempi de Romani non ne facesse menzione,
e che nella Terra non vi siano restate vestigia d'antiche e magnifiche fabbriche,
come parrebbe, che potessero esservi state innalzate in luogo così abondante
di Metallo cotanto prezioso; Si potrebbe a quest'ultima affermazione replicare,
che nell'incursioni di tante barbare nazioni fossero state le fabbriche
demolite, e intieramente distrutte, ma alla prima ragione, che non ne facciano
menzione gli scrittori Romani, che ci si replica?
Sia dunque ciò che si vuole dell'antichità di questo luogo, certamente non
se ne ha d'esso più antica certezza, che dagli anni 896., ne quali un documento
sicuro ci dimostra, che Adalberto Marchese di Toscana donò a Alboino Vescovo
di Volterra la libera giurisdizione di Montieri, Berignano, Casole, e Monciano
(probabilmente sbagliato con Micciano).
Maggiori ragioni acquistarono i Vescovi di Volterra nella Corte di questa
Terra, allorche negli anni 1134. nell'Indizione XIII. il Vescovo Crescenzio,
per se, e per il Vescovo Volterrano, comprò alcuni pezzi di terre vicino
a Montieri da Ranieri, chiamato Pannocchia Figliuolo del già Ugolino, anch'egli
denominato Pannocchia, unitamente con Sibilla, Moglie del prenominato Ranieri.
Il contratto fu stipulato nel Castello di Travale, allora del Contado Volterrano,
ma tralascia l'Ammirati il Notaio, che se ne rogò.
Oltre alle Terre vendute possedevano ancora i Conti Pannocchieschi ragioni
nell'Argentiera, e miniere di questo Castello, ma ne sopraindicati anni
1134. se ne disfecero, per che vendevano al medesimo Vescovo Crescernzio
tutto ciò, che vi possedevano, e il venditore fu Raniero di Pannocchia d'Aldobrando.
Dal contenuto del riportato strumento, e da altri, che ne seguono appresso
evidentemente si riconosce per favoloso il ritrovamento di queste miniere,
che suppone la cronaca esser seguito negli anni 1186., per che, se già erano
cognite nel 1134. ne segue la conseguenza, che in secoli più antichi si
praticassero, ma che non fossero così abbondanti, come suppone Simone Tondi,
che, in fine della Storia di questa Terra, se ne riporterà il di lui asserto.
Sarebbero facilmente potute insorgere differenze a causa di giurisdizione
di confini tra due Vescovi di Volterra, e di Siena, se non si fosse venuto
a un amichevole accordo, e trovato, conforme uno strumento stipulato ne
mese di novembre, degli anni 1137., senza l'assegnazione del giorno, ci
dimostra; In questo strumento dunque si contiene, che Don Aldimaro Vescovo
di Volterra (del quale malamente pone l'Ammirati la di lui promozione a
questo Vescovado negli anni 1138.) diede, e cedè, l'intiera metà di questo
Castello, suoi Borghi, e Argentiera, eccettuate però la chiesa di San Niccolò,
e altra, che erano dentro al Castello, e espressamente si annuncia in questo
medesimo contratto, che la metà dell'Argentiera, che cedè esser quella,
che Crescenzio di lui antecessore avèa comprata dal conte Ranuccio Pannocchia,
gli diede ancora una Piazza, che avea nel Castello, e altre due Piazze nel
Borgo di Giusdino, e in contraccambio ne ricevè dal Vescovo Ranieri di Siena
tutto ciò, che la chiesa Sanese possedeva nel Territorio di Sorciano, dentro
alla diocesi di Volterra, siccome quanto dentro alla medesima diocesi riteneva
in luogo denominato Fabrica. Questo documento fu stipulato nella chiesa
di Santa Maria Novella di Monte Vasone, e rogato da Rollando Giudice, Cancelliere,
e Notaio.
Seguita tale permuta, e impossessatisi i Sanesi (sebbene nel contratto apparisce
essere stato il contraente il Vescovo Ranieri, con tutto ciò, da altri strumenti
di questi medesimi tempi, si deduce, che il Vescovo contrattava per tutto
l'universale de Cittadini, facilmente, come afferma il Beruglienti(?), e
come mi suppongo ancor io, peressere in Siena Vicario Imperiale, allorché
i Sanesi non ancano(?) per ancora appieno stabilita la forma della Repubblica
loro) della metà di questo Castello, obligarono gli abitanti a giurare fedeltà
al comune loro, siccome la giurarono, e nel Kaleffo dell'Assunta, immediante
allo strumento di permuta, vi apparisce il registro. Scrivono i nostri due
Storici Malavolti, e Tommasi, che gli Uomini di questo Castello prestarono
giuramento di fedeltà alla Republica di Siena negli anni 1151., ma ne registri
de Kaleffi non apparisce se non l'indicato giuramento seguito dopo la permuta
del 1137.
Convalidavano maggiormente i Sanesi la ragioni loro, sopra la metà di questo
Castello coll'Argentiera, gli 2. di Febbraio 1180., allorché da Cristiano
Arcivescovo di Magonza, gran Cancelliere dell'Imperadore, e Legato pel medesimo
in Italia, ottennero la conferma di tutti i Privilegi, e ragioni, che fino
allora possedevano, così nella Città che nel Contado, e particolarmente
rationem, quam Imperator habebat in medietate Castri Montieli,
il diploma fu spedito da Monte Fiascone, e se ne rogò Sterpolo Notaio.
Contutto che negli anni 1137., come sopra si è detto, avesse il Vescovo,
e Comune di Siena ricevuta in baratto la metà di questo Castello, coll'Argentiera,
e dal Legato Imperiale confermatagli, nondimeno i Vescovi di Volterra, e
particolarmente il Vescovo Ugone, a cui rincresceva estremamente tanto pregiudizio
in danno alla di lui chiesa, averebbe facilmente ravvivate l'antiche ragioni,
e sarebbe voluto ritornarne in possesso, ma col mezzo dell'armi non si conosceva
valevole per sostenere le presunzioni, sicche ricorse per sperimentarle
al mezzo de giudizi, e delle sentenze, però ne mosse lite, ma i Sanesi difendendosi,
e allegando la permuta seguita col Vescovo Adimaro, stipulata per mezzo
di strumento, rogato da Rollando Notaio, e la Conferma Imperiale, il Vescovo
Ugone allora si acquietò, e stimò bene accordarsi, siccome convenne colla
Republica, e per essa i Consoli Sanesi, che erano Abramo Maconi, Guidone
di Ranieri, Mariano di Giacoppo, Fortarigo, e Rustichino, di cedergli, siccome
gli cedè l'intiera quarta parte di tutto questo Castello Terre, e Borghi,
colla quarta parte del distretto, e Argentiera, che era fino a quel tempo
scoperta, e che si fosse potuta ritrovare in futuro, che fino allora rimaneva
nel di lui dominio; Promosse inoltre osservare il tutto (..?..), tanto per
se, che pei di lui successori, e, incaso di contravenzione, si sottopose
alla pena di mille Marche di puro Argento; Confessò in oltre aver ricevuto
da sopranominati Consoli Lire 330., per convertirle in utilità del di lui
Vescovado, e confessò aver dato il caporal possesso di detto Castello, Terre,
Corte, e Argentiera a Abramo uno de Consoli sopranominati. Questo strumento
fu stipulato avanti all'Altare della Chiesa di Marmoraia, e rogato da Ranieri
Giudice, e Notaio nel Mese di Settembre 1181.
Dè sopra indicati Mese, e anno, stipulato nel medesimo luogo di Marmoraia,
e rogato dall'istesso Ranieri, apparisce altro strumento, per cui Ugone
Vescovo di Volterra giurò solennemente salvare, e difendere in avvenire
i Sanesi e loro Beni; Promesse tener fermo, e rato tutto ciò che apparisce
scritto, intorno a Montieri, per mano di Ranieri Giudice, in ordine alla
quarta parte del Castello, e Terre, suo distretto, e Corte, non acconsentire,
che i Sanesi perdessero detta quarta parte, di più promosse non rimuovere,
o deporre i Castaldi, o Custodi di detto Castello, e Terre, se non di consenso
de Consoli di Siena, s'impegnò di far giurare gli Uomini, non solamente
di Montieri, ma di Giusdino, Montalcino, Frosini, e Gerfalco ancora, che
averebbero difeso i Sanesi, e i loro Beni, e se i di lui successori non
avessero voluto osservare tutto ciò, che nel presente, e nell'antecedente
strumento era scritto, nel termine di giorni 40. non fussero i sopranominati
Uomini tenuti obbedirli, come Signori, e Vescovi.
Ne medesimi Mese, e anno rimasero le convenzioni di sopra annotate confermate,
e gli Uomini di Montieri giurarono, e confermarono l'obbedienza al Comune
di Siena.Erano gli Inperadori del secolo XII. cotanto indebiliti di forze,
impotenti a opporsi alle Città, che già avevano pigliata forma di Repubbliche,
e bisognosi talmente di denari, a segno che più volte si trova, che però
mantenessero le parole, e gli strumenti, come giusto accadde nel fatto di
Montieri, per che avendo a nome, e con autorità Imperiale Cristiano Arcivescovo
di Magonza ceduto, o per dir meglio, confermato a Sanesi questo Castello,
coll'Argentiera per metà, l'Imperadore Arrigo VI negl'anni 1186 in
die V. kal. Septembris, date in oppido Sancti Miniati, oltre alla
giurisdizione, e Signoria della città di Volterra confermò al Vescovo Aldobrando
Pannocchieschi quella di gran numero di Castelli, e di tutto il Vescovado,
con Argentiera Castri Montieri, e regalie spettanti sua Maestà, et
cliam Fodri collectionam.
Questa conferma d'Arrigo VI fu cagione, che il Vescovo Aldobrando ricusava
mantenere le convenzioni stipulate da di lui Antecessori cò Sanesi, e si
persuadeva, che gli fussero le ragioni sopra Montieri per ritornare nel
di lui dominio, ma i Sanesi ostando e opponendo non gli accordavano quanto
pretendeva, perlo che, dibattuto più tempo l'affare, si passò a un amichevole
aggiustamento, e il primo Gennaio 1193., portatosi il medesimo Vescovo in
Siena, confermò, e convenne come apresso si legge nello strumento; Promosso
primieramente, in nome proprio e da di lui successori nel Vescovado, dare,
e pagare a Consoli di Siena, che erano in quel tempo Filippo di Malavolta,
Giungusba, Iacomo, Preite di Mariscotto, e Bartolomeo di Rinaldino, e loro
successori, ogni anno, e in perpetuo lire 215 di moneta Sanese in Kalenda
di Dicembre, per il qual pagamento obligò al Comune di Siena il Castello
di Frosine, e nominatamente tutto il feudo, che da esso ne riconoscevano
i Conti, gli obbligò ancora tutto il Castello e Corte di Montalcino, da
devenire dette Castella obligate in potere del Comune di Siena in caso di
non osservanza, e di poterne prendere il possesso di propria autorità, senza
decreto di giudice, e da ritenerle fino a tanto, che da esso, o da di lui
successori non fusse stato il Comune di Siena intieramente soddisfatto;
E i Consoli di Siena promessero al soprannominato Vescovo Aldobrando, e
a di lui successori, restituire il possesso de pegni, e i frutti dè medesimi,
quando fussero stati superflui, e ciò, se il popolo de detti pegni in alcun
tempo gli fusse pervenuto secondo i patti fermati, dopo che fussero stati
intieramente soddisfatti del denaro dovuto al detto Comune, e ne promessero
l'osservanza, sotto la pena di 200 Marche d'Argento.
Lo strumento fu stipulato in Siena nella chiesa di San Cristoforo, e rogato
da Boninsegna Notaio.
L'accordo del Vescovo Aldobrando lo pretese annullare il Vescovo Pagano
successore, e per che non potea coll'armi convalidare le prestazioni, ne
fece negli anni 1214 ricorso a Papa Innocenzio III., e questi, per decidere
le pretenzioni, ne delegò Giudice (come che i Sanesi fussero sudditi de
Pontefici Romani, che nulla da egli dependevano, e se dovevano riconoscer
Montieri da un Monarca, niun altro vi potea aver diritto che l'imperadori)
Giovanni Vescovo di Firenze, che fece citare i Sanesi, ma essi (giudiziosamente,
per che non erano sottoposti ad alcun Tribunale Ecclesiastico) mai vollero
comparire, e però, in contumacia, sentenziò, che il Vescovo di Volterra
fusse posto in possesso, non solo di Montieri, ma di Frosine, Monte riggioni,
e Monticiano ancora. Ma l'anno, che seguitò, considerando il medesimo Vescovo
Paganello di Volterra, che non gli erano giovate le doglianze avanzate avanti
il Pontefice, né la sentenza del Vescovo di Firenze, ricorse a trattati
d'accordo colla Republica di Siena, e così, fatto unitamente compromesso,
dè 22. Maggio 1215. apparisce il Lodo pronunziato da Giovanni Abate di San
Galgano, e da Giovanni di Cocco da Viterbo Podestà di Siena, per cui fu
obligato a comporre, e così fatta detta composizione, promesse per se, e
per i suoi successori a Riccobaldo di già Brunone Camarlengo del Comune
sopradetto, ogni anno, in perpetuo, (come nell'antecedente strumento del
1193.) pagare il primo di dicembre lire 215. per le ragioni, che i Sanesi
aveano, e potessero avere nel Castello, Borgo, e subborghi de Monterio,
seu Montieli, e nell'Argentiera del medesimo Castello, e Corte,
del che il Comune di Siena avea strumento rogato per mano di Ranieri Giudice,
e, contrafacendo, si sottopose alla pena di mille Marche d'Argento, facendo
il detto Vescovo piena fine, e quietanza di tutte le pretenzioni, che avea,
e aver potesse contro al Comune di Siena. Per osservanza dell'obligazioni
contratte dal Vescovo di Volterra colla Republica di Siena Orgese da Pari,
Paganello da Civitella, Tancredi da Fornoli, e Ildebrando da Malpollone
(tutti della famiglia de Conti Ardengheschi) si obligarono, che averebbe
pagato le sopra espresse lire 215.
Un mese dipoi al sopra riferito strumento Paganello di Galgano, Console
di Montieri, promesse a Saracino del Ricca Cittadino Sanese, che stipulò
per il Comune di Siena, che averebbe fatto osservare al Vescovo Pagano di
Volterra ciò che l'istesso Vescovo avea promesso a Riccobaldo di Brunone
Camarlengo del medesimo Comune, e, se non avesse osservato, si sottopose
alla pena di pagare al Comune di Siena 100 Marche di buon Argento, di tale
obligazione ne fu celebrato strumento avanti la Porta del Castello di Giusdino,
e rogato da Gualfredi Notaio del Sacro Palazzo.
Allor quando pareano le differenze tra Vescovi di Volterra, e il Comune
di Siena sopite, altre vi insorsero, per altro verso, sopra le pretenzioni
di questa Terra, impercioche il Conte Pandolfo Fagianella, che era Generale
dell'armi, e Vicario dell'Imperador Federigo II. in Toscana, e che fu poi
Podestà di Siena pretendeva il possesso di questa Terra, di Radicondoli,
e di Belforte, e il giuramento di fedeltà da gli abitatori delle medesime.
Fu lungo tempo dibattuta la causa e dimostrassi in Grosseto al detto Conte
Pandolfo, che negl'anni 1180. l'Imperador Federigo primo avea donato alla
Republica tutte le ragioni dell'Imperio in Montieri, e perciò si vedeva,
che dal quel punto in avanti i Nunzii Imperiali non si erano più intromessi
nelle riscossioni di dette Terre, sebbene i Sanesi erano convenuti, che
quegli Uomini avessero giurato, salve le ragioni della Republica. Finalmente
si concordò col detto Conte Pandolfo, segretamente fomentato da Conti Aldobrandeschi,
il primo dicembre 1241., che le Terre rimanessero alla Republica, e le rendite
si dividessero egualmente tra Sanesi, e l'Imperadore. L'accordo dunque fu,
tra il sopradetto Conte, e Giovanni di Passignano Sindico della Città di
Siena, in nome d'essa, e di coloro, che aveano ragioni in Montieri, che
promesse 'l gius, che il Comune di Siena, e Cittadini Sanesi diceano avere
in dette Terre, non fusse sottoposto a mandato alcuno in loro pregiudizio,
tanto delle Terre, che delle rendite; Per la fedeltà poi ricevuta, si dice
nel presente strumento, che detto Vicario averebbe vedute, e considerate
le ragioni de Sanesi, e, a loro favore, l'averebbe esposte all'Imperadore,
e che per la terza parte di Montieri, che si diceva essere de Vescovi Volterrani,
fusse soddisfatto il Comune di Siena delle lire 215., che dovea ricevere
ogni anno, in perpetuo. lo strumento di tale accordo fu stipulato in Siena,
e Viviano Notaio se ne rogò.
Poco però duro la Camera Imperiale di godere di questo, e d'altri simili
proventi in Toscana, percioche, mentre, morto Federigo II., i Principi di
Lamagna attendono a contendere dell'elezione del nuovo Imperadore, e mentre
queste contese tengono l'Imperio più di 20. anni vacante, le Repubbliche
di quella Provincia se le prescrissero, e riconoscendole per loro, non soffrirono
più d'esser gravate, finche mandandosi negli anni seguenti Ridolfo eletto
Imperadore a riconoscerle, con pochi denari, si accomodò ogni cosa.
Conoscendo gli Uomini di Montieri esser controversa la giurisdizione della
Terra loro, ma molto più l'Argentiera, che esisteva nella loro Corte, tra
Sanesi, Vescovi Volterrani, e Massani, per non ricevere più ulteriori molestie,
si vollero assicurare, col sottoporsi, come a parte più potente dell'altra,
a Sanesi, e però adunato il pubblico loro Consiglio nel Mese di dicembre
1252. elessero Sindico per giurare obbedienza, e adempiere i comandamenti
del Podestà, e Comune di Siena, conforme vi apparisce strumento, stipulato
in Montieri, e rogato da Bencivenne di Ranieri Notaio. L'esecuzione di questo
mandato non l'hò ritrovata in alcun registro, laonde non posso accertare
se avesse effetto, ma bene è vero, che hò veduto quanto segue.
Nel Mese di Marzo 1252. Ubertino da Arezzo Giudice, e Assessore del Comune
di Siena, col consenso, e autorità del general Consiglio, e de Proveditori,
e Camerlengo della Biccherna, costituì Procuratore del Comune di Siena Buonsignore
di Preite Cittadino Sanese per ricevere la rinnuovazione del contratto della
pensione, o censo dovuto dal Vescovo di Volterra al Comune di Siena per
le ragioni sopra Montieri, suo Cassero, Corte, e Argentiera. Vi si leggono,
in seguito, registrati i nomi de componenti il Consiglio generale, e inoltre
il registro, in forma autentica, della Bolla di Papa Innocenzio IV., spedita
da Perugia gli 25. di Febbraio 1253., e diretta a Usimbardo Notaio, colla
quale accordò permissione al Vescovo di Volterra per poter convenire, fermare,
e stabilire, che il Cassero di Montieri, durante la guerra tra Sanesi, e
Fiorentini, non sarebbe pervenuto in potere della Repubblica di Firenze.
In esecuzione dunque della benigna annuenza Pontificia, Buonifazio di già
Buonsignore, e Bartolomeo di Cristoforo il giorno dipoi promessero a Buonsignore
di Preite Sindico del Comune di Siena, che il Cassero di Montieri, durante
la guerra, come sopra, non sarebbe pervenuto in potere de Fiorentini.
Giache dunque Usimbardo Notaio avea ricevuta dal Pontefice Innocenzio VI.
la permissione di poter concedere al Vescovo di Volterra quanto domandava,
non sarà fuor di proposito riferire in questa descrizione il contenuto.
Il di dunque 26 Febbraio 1253., con sua lettera, confermò l'autorità dal
Pontefice ricevuta, e concesse licenza al Vescovo Ranieri di Volterra d'impegnare,
obligare, e affittare il Castello, Cassero, e Argentiera di Montieri a Bonifazio,
e Rinaldo Buonsignori, e a Bartolomeo di Cristoforo, e loro Compagni, Cittadini,
e Mercanti Sanesi per Marche 6000 d'Argento a peso di detto Castello, eccettuata
però la giurisdizione, e altre entrate del medesimo, delle quali fusse in
(..?..) del detto Vescovo disporre, e di far quietanza a Scotto di Domenico,
e Compagni Mercanti Sanesi, siccome di rinnuovare il contratto della pensione,
che per detto Castello dovea ricevere il Comune di Siena.
Quanto diversamente, e con quanta varietà di tempi, e di circostanze, descriva
questi fatti il Tommasi, si può riconoscere leggendo la di lui storia, che
io qui non mi estendo più oltre a riferire.
Ordinarono i Sanesi, per mezzo del Consiglio loro, negli anni 1256, che
fussero restituiti i denari, che il capitano delle loro armi avea esatto
dagli Uomini di Montieri, che non si molestasse più il Vescovo di Volterra
sopra la giurisdizione di questo Castello, che fusse reintegrato dall'ingiurie
ricevute per la distruzione sofferta del Palazzo di Frosine, e che si rispondesse
cortesemente a M. Ubaldo Cappellano del Papa, significandogli, che il Comune
di Siena, averebbe, col medesimo Vescovo, fatto accordo.
L'anno che seguitò 1257. nel Mese 'Aprile fu dal Consiglio determinato,
che si spedisse Ranieri di M. Uguccione al Vescovo di Volterra per significargli
l'istesso, che già gli avea esposto Provansano di M. Aldobrandino Salvani,
cioè, che il Comune di Siena volea, che in Montieri vi fosse Rettore Sanese,
e che si avvisassero gli Uomini del Castello, comandandogli, che spedissero
a Siena i Sindachi loro per accettare il Podestà Sanese, e stipulare lo
strumento per non lo ricevere da altri. Di questo fatto assai più a dovere
parla il Tommasi, per che si conosca, che dalle pubbliche deliberazioni
del Consiglio l'hà estratto. Ma il Vescovo di Volterra proseguendo nel possesso,
e autorità di disporre di questa Terra, negli anni 1258. per commodo, e
utilità del Vescovado, accordò licenza, e libera podestà a M. Guidone Spizica,
e suoi Compagni, e Compagnia, addimandata la Compagnia dè Feliciani di Piacenza
per tre parti delle dodici, di battere, e far battere Moneta Volterrana
grossa, e minuta della Lega, e valore delle Monete di Volterra, o di Pisa,
o di Siena, o di Lucca, o d'Arezzo nel Castello di Montieri, o in altro
luogo per il tempo, e termine d'anni otto, da cominciare il primo di Gennaio
prossimo, con conceder loro comodità di casa per detto effetto, e si obligò,
che per detto tempo, averebbe ad altri data licenza di batterla, e con diversi
altri Privilegi, e franchigie, come nell'annunciato strumento, stipulato
in Casole, dove il Vescovo si ritrovava.
Era negli anni 1274. l'erario della Repubblica di Siena talmente esausto
di denari per supplire all'occorrenti spese, onde, per raccorre quanti potea,
diverse provisioni furono ordinate, e tra l'altre, deliberò il Consiglio
gli 28. di Giugno, che l'entrate, e proventi di Montierisi vendessero, per
quel prezzo però, che fusse piaciuto, e paruto più conveniente a Priori
de 36. Governatori, e a Capi di Parte Guelfa, sebbene le medesime deliberazioni
non accennano, se una tal vendita seguisse.
Seguivano di poi i Vescovi di Volterra a pagare le 215. lire annue, e però,
con istrumento de 31. dicembre 1292. il Vescovo Ranieri confermò i patti
del Lodo da di lui Antecessori convenuto, e stipulato, e intanto pagò al
Camarlengo di Biccherna lire 430. per anni due, come sosta per strumento
rogato da Brunone del già Ranuccio, e ne medesimo giorno, Mese, e anno Filippo
del già Ciano, Sindico del Comune di Siena, fece, in detto nome, quietanza
a M. Lando Canonico di Volterra, Procuratore del sopranominato Vescovo M.
Ranieri di tutto ciò che il Comune di Siena potesse domandare per cagione
del censo delle 215. lire, per le ragioni, che avea nel Castello, Borghi,
Argentiera, e Corte di Montieri, e cosi confessò aver ricevuti i censi arretrati
d'anni due, come per strumento stipulato nel Palazzo del Comune di Siena,
e rogato da Cenni del già Arrigo Notaio.
Avea acquistate sopra questo Castello di Montiei, alcune ragioni, per compra
fattone da Vescovi di Volterra, la Nobile Famiglia Rustici di Siena, (la
Famiglia Rustici fu sui istessa de Soavi Signori di Staggia) ma considerando,
che la Repubblica ne posedeva maggior quantità, però non volendo ritenere
in confuso ciò che non averebbe potuto conservare, senza litigio, gli 12.
d'ottobre 1294. Conte, e Anseligio Fratelli, e Figliuoli del già M. Ugolino
Rustici Cittadini Nobili Sanesi, vendono al Comune di Siena più terreni,
Vigne, Boschi, Case, Villani, e più parti di questo Castello, e Corte di
Montieri.
Seguivano i Vescovi di Volterra a pagare l'annuo censo nel secolo XIV.,
per che lò ritrovato in uno strumento del primo di Febbraio 1303., che Don
Uguccione Monaco di San Galgano, Camarlengo del Comune di Siena, confessò
aver ricevuto da Tianccio del già Conte Baciocca, Procuratore di M. Ranieri
Vescovo di Volterra lire 215. per il censo, che era, per la Terra di Montieri,
e sua Argentiera, tenuto pagare, come per strumento stipulato in Siena,
e rogato da Ugolino del già Orgese Notaio.
Non hò veramente saputo ritrovare in qual maniera il Cassero, e Fortezza
di questa Terra fusse passata nella Famiglia Tolomei, ma certa cosa si è,
che negli anni 1318. si possedeva dagli eredi d'Alessio Tolomei, per che
cosi hò veduto registrato ne Libri della Lira di detti anni, e valutata
per lire 3500.
Fin dagli antichi secoli aveano preteso i Massani aver ragioni sopra questa
Terra, e sua Argentiera, ma non aveano avuto forza da poterle sperimentare,
onde gli era convenuto soccombere, e tollerare, che le possedessero i Sanesi,
e Vescovi Volterrani, quando gli 27. di Settembre 1326. con poca matura
considerazione, con tutte le milizie loro vi si portarono, la presero, abbruciarono
il Borgo, e costrinsero gli Abitatori a capitolare col Comune loro. Ascoltata
da Signori Governatori della Repubblica una tal sorpresa, il medesimo giorno
scrissero al Comune di Massa, acciò la relasciassero sollecitamente, e spedissero
a Siena il Sindico per rinunziare a ogni ragione, per lo che i Massani,
intimoriti, e per non tirarsi addoso la guerra, risolvarono obbedire, e
allora gli Uomini di Montieri adunati a consiglio, elessero il di primo
d'Ottobre 1326. i loro Sindici per sottoporre alla Repubblica il Castello,
Corte, e distretto loro.
Ma prima di procedere alla stipulazione del Capitoli colla Terra di Montieri,
vollero i Signori Governatori ricevere renunzia delle ragioni, che vi pretendeva
aver sopra la Città di Massa, e però gli 13. d'Ottobre 1326. Cecco d'Arlotto
da Massa, Sindico, e Procuratore del Proprio Comune, e Uomini, costituito
alla presenza di Meo Gilii Priore de Signori Nove, e di tutti i medesimi
Signori Nove, e alla presenzas di Neri di Jacomo, e di Giontino di Chele,
Sindici del Comune, Consiglio, e Uomini della Terra di Montieri, ritrattò,
rinunciò, cedè, e annullò tutti i contratti, promesse, e oblighi, e ogni
altra ragione in qualunque maniera acquistata, per l'addietro, dal Comune,
e Città di Massa sopra il Comune, e Uomini di Montieri, come ancora rinunciò,
e annullò ogni novità, e atto fatto per mano di qualunque Notaio, o d'altra
Persona fino al presente giorno, tra il Comune, e Uomini di Massa dauna,
e il Comune, e Uomini di Montieri dall'altra, e ne promesse, in detto nome,
l'osservanza sotto la pena di mille Marche d'oro. Lo strumento fu stipulato
in Siena nel Palazzo del Comune, e rogato da Nando di già Ranieri.
Dopo che ebbero rinunziato i Massani alle ragioni sopra questa Terra, gli
18. d'Ottobre 1326. Neri del già Jacomo, e Giontino di Chele Sindici di
Montieri sopranominati, come per rogito di Ser Bartolomeo di Chele, promessero,
convennero, e sottoposero il Castello, Terra, Territorio, Giurisdizione,
e distretto loro, col mero, e misto imperio, Uomini, e persone presenti,
e future, a Niccolò di Jacomo Benzi, Priore dellOfficio de Signori Nove
Governatori, a quali concedevano l'elezione del Rettore, o Podestà della
Terra loro, da eleggersi ogni sei Mesi, in perpetuo, siccome promessero
di presentare, ogni anno, in perpetuo, un Ciero di prezzo, almeno, di lire
25. alla Chiesa maggiore di Siena, nel modo che si costumana dall'altre
Comunità nel giorno della Festa di Santa Maria d'Agosto.
Promessero i medesimi Sindici di permettere, che il Comune di Siena potesse,
ogni sei Mesi, eleggere il Rettore della Terra loro, e gli dovessero gl'abitatori
obbedire, con assegnarli quel salario, che fosse paruto a Signori Nove,
siccome ancora alla di lui Famiglia, da cavarsi dalle decime, e ondanne
da farsi dal medesimo Officiale, qual denaro, se non fosse stato sufficiente,
promessero gli Uomini di Montieri supplire col proprio.
Si obligarono ancora detti Sindici, ne nomi, che sopra, che il Comune, e
Uomini della Terra loro averebbero pagato, ogni anno, in perpetuo al Comune
di Siena, il primo giorno di Gennaio lire dieci di denari Sanesi, in nome
di censo, e in segno di perpetua sottomissione, e lire quattro per la tassa,
lira del detto Comune, e uomini di Montieri, con patto però, che la tassa
non potesse aumnentarsi.
Che gli Uomini sopradetti averebbero fatto esercito, e conduta, unitamente
cogli Uomini, e Comune di Siena, in quelle parti, e contro chiunque avesse
il Comune di Siena voluto.
Che averebbero ricevuto in Montieri di giorno e di notte i soldati Stipendiari,
e Masnada del Comune di Siena armate, e disarmate, e averebbero tenuto per
amici gli amici, e per nemici i nemici del Comune di Siena, e che non averebbero
dato ricetto a ribelli d'esso Comune, e a alcun bandito, o condannato dal
medesimo.
E vi sono ancora espresse altre condizioni, solite apporsi ne contratti
di sottomissioni, che, per brevità, si tralasciano, solamente si pone in
veduta, che lo strumento fui stipulato in Siena nel palazzo del Comune,
e rogato da Nando di Ranieri Notaio. Stipulato che fu il soprariferito strumento
di sottomissione, prima di procedere a prendere il possesso di questa Terra,
i Governatori della Repubblica dubitando di non incorrere nella censura,
atteso che i Vescovi, e chiesa di Volterra vi aveano ragioni, mossi dunque
da scrupolo di coscienza, ne medesimi giorno, Mese, e anno, con altro strumento
rogato da medesimo Notaio, dissero, ed esposero i medesimi Signore Nove,
adunati concistoricalmente, come essendo seguiti alcuni trattati, per mezzo
di vaticinio, ma che non erano per ancora ridotti all'ultima perfezzione
tra l'Officio loro, e i Sindici di Montieri, per le condizioni da stabilirsi
tra le dette parti, e che non volendo, in pregiudizio all'anime loro, incautamente
procedere all'effettuazione delle sopra riferite convenzioni, si protestarono
a riverenza dell'Onnipossente Iddio, e della Sacrosanta Chiesa Romana, che
se, ne sopradetti giorno, e anno, o in avvenire, fosse accaduto, che il
trattato tra dette parti si fosse effettuato, o che si fosse devenuto a
alcuna promessa, obligo, o sottomissione della sopradetta Terra, che non
intendevano accettarla, se non in quanto fusse stato di ragione, e salustre
la coscienza loro, se mai le condizioni fossero state contro la Chiesa Romana,
o di qualunque Cattedrale, o contro 'l gius d'alcuna Chiesa, Collegio, Università,
o Persona particolare, che nelle cose sopradette avesse avuto interesse.
Con altro strumento de medesimi giorno, Mese, e anno e rogato dall'istesso
Notaio, M Niccolino di Jacomo Benzi Priore de Signori Nove Governatori,
e tutto l'Officio de Signori Nove, per loro stessi, e in loro privato nome,
e i Sindici della Comunità di Montieri, in nome della medesima, desiderando,
che avesse effetto cioche era stato battuto tra le dette parti, prima che
se ne dovesse celebrare strumento, si protestarono nel modo, che si è detto
nel contratto antecedente.
E finalmente con altro strumento de sopra indicati giorno, Mese, e anno,
e sotto rogito dell'istesso Notaio, i Nobili, e savi Uomini M. Giovanni
di M Avedano Scotti Cavaliere, M. Guidone di M. Fredi da Montalcino Giudice,
M. Morata di già M. Gabbriello Piccolomini Cavaliere, M. Francesco di M.
Buonaventura Giudice, e Cione del già Bartolomeo Marzi Cittadini Sanesi,
espressero, qualmente intesa certa protesta fatta dall'Officio de Signori
Nove Governatori, non intendevano acconsentire a detta protesta, né direttamente,
né indirettamente, né ad alcun articolo contenuto in essa, in pregiudizio
dell'anime loro, o contro la libertà Ecclesiastica universale, e particolare.
Dopo la riferita protesta gli 12. di Novembre de medesimi anni 1326. Neri
del già Jacomo, e Giontino del già Chele da Montieri Sindici, e Procuratori
del loro Comune, e Uomini, confessarono a Ciano d'Arrigo Priore dei Signori
Nove Governatori essere stato fino al sopradetto giorno il Comune di Montieri,
dal detto Ciano, sodisfatto d'ogni promessa fattale, e convenuto tra Niccolino
del già Jacomo Benzi, allora Priore dei Signori Nove, e essi Sindici, ne
nomi, che sopra. Lo strumento fu stipulato in Siena, e rogato dal sopranominato
Nando del già Ranieri Notaio.
Seguiti sopradescritti fatti, e volendo la Repubblica di Siena procedere
avanti nella pacifica ritenzione del Castello di Montieri, con strumento
stipulto gli 30. Marzo 1327. fu reso noto qualmente in antico era stata
controversia tra il Ven. Padre M. Ugone già Vescovo di Volterra da una parte,
e il Comune di Siena dall'altra, per la metà particolarmente di tutto il
Castello di Montieri, sue Borgate, e Argentiera, che allora era nel medesimo,
sua Corte, e distretto, la qual metà asserivano i Sanesi alloro appartenersi,
e il Vescovo all'opposto, laonde, tra dette parti si divenne a transazione,
e il detto Vescovo, in nome del di lui Vescovado, concedé al Comune di Siena
l'intiera quarta parte della sua Corte, distretto, e Argentiera, avendo
esso Vescovo di Volterra dal Comune di Siena ricevuto lire 330. di denari,
da convertirsi in utile di detto Vescovado, come vi appariva per strumento,
rogato da Ranieri Giudice degli anni 1181. Si dice ancora, come di nuovo
nacque disparere, intorno alle cose sopradette, tra M. Paganello Vescovo
di Volterra, successore del sopradetto M. Ugone, da una parte, e il Comune
predetto dall'altra, e che, tra dette parti, fu convenuto, che il Vescovo
Paganello, per l'azione, e ragione, che il detto Comune, in qualunque modo,
avea, e avea avuto nel Castello, Borgo, sobborghi, Argentiera, e Corte di
Montieri, pagasse, ogni anno per se, e i suoi successori, al Comune di Siena,
e al suo Camarlengo lire 215. di denari Sanesi, ogni anno, nel principio
di dicembre, sotto pena di mille Marche d'argento, mancando al detto pagamento,
e si obligò il Castello di Montalcino del Vescovo Volterrano, come per rogito
d'Arnolfo Notaio, e Giudice del 1215., le quali cose fatte, e confermate
da successori Vescovi di Volterra, finalmente per maggior efficacia, e valore
d'esse, il Ven. Padre M. Ranieri Vescovo eletto di Volterra, con licenza,
e autorità del Sommo Pontefice Innocenzio IV., per utile di detto Vescovado,
e per sedare tutte le liti, convenne, e promesse per se , e i suoi successori,
pagare ogni anno, in perpetuo, in Kalende di dicembre al detto Comune lire
215., come sopra, sotto pena di 200 Marche d'argento, obligando, per il
detto pagamento, tutti i Beni del Vescovado, dandogli autorità di prenderne
il possesso, come per contratto di mano d'Orlando del già Orlandino Notaio
del 1253., le quali cose tutte apparivano fatte, e approvate dagli strumenti
publici da pagamenti fatti da tanti Vescovi successori, e particolarmente
dal Ven. Padre don Ranuccio presente Vescovo di Volterra, il quale dipoi
cassò da detto pagamento per le dichiarazioni fatte, stanti le quali cose
i Signori Nove ricevevano per ordine quanto appresso. Primieramente se fusse
stata commessa la pena delle sopradette Marche mille d'argento, e l'altra
delle 200. Marche, come sopra, o una d'esse pena; Secondo se fusse perciò
lecito al Comune di Siena entrare di propria autorità ne Beni di detto Vescovado,
conforme alla licenza datagliene, quali per non gli essere state pagate,
e entrato che vi fusse il detto Comune in possesso gli fusse lecito tenergli,
e amministragli conforme potea il detto Vescovo, e particolarmente nel temporale.
Terzo in qual Moneta avesse egli dovuto pagare al detto Comune le lire 215.
non pagate, e da pagarseli in avvenire. Quanto se per la licenza concessa
per tale ingresso, gli Officiali amministranti detti Beni ipso facto cadino
nella scomunica, o nò.
Sopra di che gli infrascritti Savi adunati per ordine di detti Signori Nove,
in Siena, nel Palazzo del Comune, tutti concordemente consigliarono, in
ordine al primo punto essere stata commessa la pena delle 200. Marche, e
potersi esigere.
Sopra al secondo, essr lecito al Comune di Siena entrare, di propria autorità,
in possesso de Beni di detto Vescovado, tanto per la detta pena delle 200.
Marche, quanto per le lire 215., e poter tenere, possedere, e amministrare,
nel temporale, nel modo, che potea il detto Vescovo di Volterra.
Sopra il terzo, che dovesse detto Vescovo pagarsi in quella bonta di Moneta,
che correva al tempo della fatta promessa, essendo in uso, e non essendo,
conforme la stima della bontà dell'istessa.
E sopra al quarto, che per tale ingresso, e amministrazione di detti Beni,
coloro, che vi fussero entrati, e che vi amministrassero giustizia, non
fussero caduti in scomunica. Coloro che diedero, e palesarono il sopradescritto
consiglio, furono gli infrascritti, e nello strumento vi sono, in ciera
rossa, appressi i loro sigilli.
M. Tommaso da Mansolino da Bologna, dottore di Leggi.
M. Niccolò dalla Fontana da Modena, Giudice Collaterale del Vicario di Carlo
duca di Calabria nella Città di Siena.
M. Tommaso Micheli da Reggio Giudice del Nob. Guido Ricci, Capitano di guerra
del Comune di Siena.
M. Migliorato da Trevi Giudice, e maggior Sindico di detto Comune
| M. Federigo di Petruccio di Cambio, dottore di decreti | |
| M. Francesco di Bonaventura, dottore di Leggi | |
| M. Neri Pagliaresi, dottore di Leggi |
Tutti
|
| M. Federigo Maconi, Giudice |
Cittadini Sanesi
|
| M. Griffolo di Jacomo da Montepulciano, Giudice | |
| E M. Ugolino Montanini, Giudice |
Il Parere de quali fu ancora approvato da M. Niccolò di Conte Giudice,
e stipulatone strumento, rogato da Pietro di Ciano Notaio.
Dopo la sopra dichiarata volontà, e parere gli 3. d'Aprile 1327. adunato
il Consiglio Generale, cò 50 per Terzo di raddutta, nel Palazzo del Comune,
d'ordine del Nobile, e potente Cavaliere M. Jacomo di M. Fazio da Palazzuolo
da Brescia, Vicario nell'Officio, e reggimento delle Pedesteria di Siena
pel Serenissimo Principe Carlo Duca di Calabria, Primogenito dell'Illustre
Roberto, per grazia d'Iddio Re di Gierusalemme, e di Sicilia, e per ordine
del Nobile, e potente Cavaliere M. Giovanni di M. Bartolo de Figliuoli di
Renzio da Terni(?), Capitano del Comune, e Popolo, e difensore della Compagnia,
e Vicariati della detta Città, presenti ancora i Signori Nove Governatori
nel qual Consiglio vi si trovano adunati più di 230. Consiglieri, fu eletto
procuratore per il Comune di Siena Meo del già Giovanni Bentivegna Cittadino
Sanese per prendere, in detto nome, la tenuta, e posseso del Castello di
Montieri, sua Corte, e distretti per conservazione delle ragioni del Comune
di Siena, e per pigliare ancora la tenuta, e possesso del Castello di Montalcino
del Vescovado di Volterra, e d'altri Beni, e Possessioni del Vescovado sopradetto
per l'intiera sodisfazione di quanto il Comune di Siena dovea avere dal
detto Vescovo, tanto in nome di pena, quanto per la promessa, e censo, e
ne fu stipulato strumento, rogato da Giovanni di Maestro Pelli Medico da
San Gimignano, Notaio, e Officiale del Comune di Siena per raccorre i Consigli,
e sopra le riforme de medesimi.
In esecuzione dunque di quanto dal general Consiglio era stato determinato,
gli 6. d'Aprile 1327. il sopranominato Meo del già Giuvanni Sindico eletto,
prese il corporal possesso, e tenuta del Castello, Borghi, Corte, e distretto
della Terra di Montieri, confinante, da una, col Comune e Uomini di Prata,
e col Comune, e Uomini di Boccheggiano, e da altra col Comune, e Uomini
di Giusdino, e da altra colla Corte del Comune, e Uomini di Travale, e di
Gerfalco, eccettuato per il Cassero di detta Terra di Montieri, Argentiera,
e altre appartenenze a esso Cassero, delle quali cose non ne prese possesso,
come per strumento rogato in detto Castello da Feo del già Giovannino Notaio.
Dopo che ebbe il Comune di Siena pigliato possesso del Castello di Montieri,
e deputato Ser Feo di Giovannino Notaio per esercitarvi l'Officio di Vicario,
s'oppose il Vescovo di Volterra, unitamente cò Conservatori di detta Città,
londe proposto gli 15. d'Aprile 1327. l'affare nel general Consiglio del
Comune di Siena, fu risoluto, che il Capitano del Popolo, i Signori Nove,
e i quattro Proveditori di Biccherna dovessero, sotto vincolo di giuramento,
prendere a favore del Comune loro la difesa, e a spese del medesimo in Corte
di Roma, o davanti al Legato Apostolico, o Subdelegato, o avanti a qualunque
altro Giudice, o Tribunale. Questa determinazione restò in Consiglio approvata
per voti 238. favorevoli, 33. neri non ostanti, e fu ordinato mandarsi a
esecuzione, conforme vi apparisce strumento rogato da Maestro Belli da San
Gimignano Notaio.
Non solamente dunque non se ne acquietò il Vescovo di Volterra, ma ne fece
avanti al Pontefice ricorso, ed il Papa deputò il Vescovo di Massa, acciò,
ascoltate le parti, preredasse, come di giustizia concerneva, per lo che
gli 4. di Maggio 1327. Giovanni da Bologna Figliuolo del già Petracciuolo,
Sindico del Ven. Padre, e Signore M. Ranuccio per grazia Divina, e Apostolica
Vescovo di Volterra, produsse in giudizio avanti al Ven. in Cristo Padre,
e Signore M. Giovanni, per grazia d'Iddio Vescovo di Populonia, e Massa,
conservadore del detto Vescovo, Capitolo, e Chiesa di Volterra, deputato
dalla Sede Apostolica, e sedente in Tribunale, alcune lettere, con Sigillo
pendente, direttogli dal detto Vescovo Ranuccio, scritte di propria mano
dal medesimo, nelle quali si conteneva, come egli, senza rinovare alcun
mandato di procura, deputava procuratore il sopradetto Giovanni da Bologna
per comparire davanti a esso Vescovo di Massa, e esporgli come il Comune,
e Uomini della Città di Siena gli aveano occupato il Castello di Montieri
del di lui Vescovado, e giurisdizione, e le ragioni di quello, nel pacifico
possesso del quale dicono essere stato per tempo immemorabile, e a domandare
al detto Vescovo di Populonia, e Massa, che contro a Nove, e gli altri Officiali,
e Consiglieri, e contro il Comune, e Uomini della Città di Siena, fosse
proceduto per mezzo di scomunica, e intedetto, fino alla congrua sodisfazione,
conforme gli parea espediente per giustizia.
Questa causa segui d'agitarsi per tempo lungo, ne fu formato processo, e
in esso, conservato ancora nell'Archivio dello Spedale della Scala, si leggono,
in dodici carte, diverse lettere, mandati, strumenti, e documenti, concernenti
le ragione dell'una, e dell'altra parte, e finalmente gli 12. di Giugno
1329. il Ven. Padre M. Ranuccio Vescovo di Volterra elesse Procuratori speciali
per se, e suo Vescovado, M. Lando da Siena, Canonico di Volterra, e Rettore
della chiesa di S. Antonio di Siena, e M. Niccolò del Borgo di San Sepolcro
Vicario d'esso Vescovo, per rinunzione ad ogni Possesso fatto dal Ven. Giovanni,
Vescovo di Populonia, e Massa, contro al Comune, e Uomini di Siena per cagione
della Terra di Montieri, sua Corte, e distretto, e di qualunque occupazione
fatta, e si dovesse fare dal detto Comune di Siena, e suoi Officiali di
detto Castello, e Corte, e per rinunzione ancora a ogni comminazione, sentenza,
, interdetto, scomunica pronunziata da deto Vescovo contro al Comune di
Siena, e a tutti i Procesi fatti per la causa d'appello, e ad ogni gius,
che, per dette cose, il Vescovo di Volterra avesse acquistato, come per
strumento rogato in Volterra da Francesco del già Marchino Notaio.
Similmente gli 17. Giugno 1329. i Signori Nove Governatori della Republica
di Siena, anch'eglino elessero Procuratori Ser Duccio di Bonfigliuolo, e
Ser Guccio da Siena per consentire alla revocazione da farsi da Giudici
ordinari delegati, e subdelegati nella causa d'appello, da Processi, e sentenze
emanate dal Vescovo di Massa come Conservadore del Vescovo di Volterra contro
essi costituenti, e contro al Comune di Siena, ad istanza del detto Vescovo
di Volterra per cagione del Castello di Montieri, e per rinunzione al detto
appello, e Processo pendente, e per domandare a cautela, l'assoluzione dalla
scomunica, come per strumento, stipulato in Siena nel Palzzo del Comune,
e rogato da Dielisalvi del già Pietro Notaio.
Con altro strumento dè 19 giugno 1329. Ser Mino d'Alberto Notaio Sanese,
Procuratore sostituto dal Ven. Padre, e Signore M. Ranuccio Vescovo di Volterra,
da M. Lando Canonico Volterrano, Rettore della chiesa di S. Antonio di Siena,
e da M.Niccolò dal Borgo di San Sepolcro Vicario di detto Vescovo, Procuratori
del medesimo, conforme della sostituzione appariva strumento di mano di
Jacomo di Maestro Naddo Notaio da Siena, costituito in detto nome, alla
presenza di M. Scarpa Priore di Santo Stefano a Ponte, e di Guidone Priore
di San Romulo di Firenze giudici delegati dalla Sede Apostolica nella causa,
e lite, verbante tra esso Vescovo, in di lui nome, e del di lui Vescovado,
da una, e dal Comune di Siena dall'altra, rinunziò, in tutto e per tutto
a ogni processo, che apparisse fatto dal Ven. Padre M. Giovanni Vescovo
di Populonia, e Massa, contro al Comune di Siena, e suoi Officiali, sotto
qualunque forma, e particolarmente per cagione della Terra, Castello, Corte,
e distretto di Montieri, e della di lui occupazione, e detenzione fattone
dal predetto Comune, rinunziando ancora, in detto nome, a qualunque condanna,
pronunzia, e sentenza, anco d'interdetto, scomunica, e sospensione pronunziata
dal detto Vescovo Giovanni contro al Comune di Siena, e suoi Officiali,
e ancora rinunziò a ogni causa d'appello interposto dal detto Vescovo di
Volterra, e ad ogni gius acquistato dal medesimo per cagione delle cose
sopradette. I quali Giudici, attesa la detta rinunzia, annullarono, e cassarono
i Processi sopradetti, e ogni sospenzione, scomunica presente, e consentiente
Ser Duccio di Buonfigliuolo Notaio e Sindico del Comune di Siena, e procuratore
ancora di Biagio di Pietro, di Buonfigliuolo di Bindo, d'Arrigo di Niccoluccio,
di Petruccio di Cambio, di Pietro di Grazia, di Lando di Buoncompagno, di
Duccio di Maffeo, di Meo di Cone, e di Biagio di Chianello Signori Nove
Governatori, e ancora come Procuratore di Ser Giovanni di Maestro Pelli
Notaio, e a richiesta di Ser Duccio, protestandosi, che coloro de quali
era Procuratore non si riputavano scomunicati, non di meno, a cautela, domandò,
in detti nomi, l'assoluzione da ogni scomunica, interdetto e, inginocchiatosi,
ottenne da detti Giudici la domandata assoluzione, come per strumento stipulato
in Firenze, e rogato da Duccio di Meo da Siena Notaio.
Giache dunque la causa d'Appello non era proceduta più avanti, e il Vescovo
Ranuccio avea desiderio di ritorna possessore della Terra di Montieri, tenuto
il mezzo del baratto per arrivare al di lui intento, laonde gli 28. di Luglio
1329. ritrovandosi nel Castello di Berignone elesse solidamente di lui Procuratori
M. Lando da Siena, Canonico di Volterra, e Niccolò del Borgo di San Sepolcro
di lui Vicario generale nel Vescovado, per convenire col Comune di Siena
intorno alla permuta del Castello di Montieri del Vescovado Volterrano,
con altri Beni del Comune di Siena, ma, non avendo questo messaggio sortito
alcuno effetto, Giovanni Cardinal Diacono di San Teodoro Legato alla Sede
Apostolica, scrisse da Toscanella gli 19. di settembre nell'anno XIV. del
Pontificato di Giovanni XXII. al Podestà, Capitano, Signori Nove, e Comune
di Siena, che il Ven. M. Ranuccio Vescovo di Volterra, e quel Capitolo si
erano doluti, che il Comune di Siena, già da tre anni teneva occupato il
Castello di Montieri, appartenente alla chiesa Volterrana, e che non solamente
non lo volea restituire, mache si sforzava di devastare il Castello di Montalcinello,
appartenente pure alla medesima chiesa, a tuuto sottopretesto di dover ricevere
un censo annuo dal sopradetto Vescovo per la quarta parte che i Sanesi pretendevano
in Montieri, da loro, occupato, e che essendosene più volte trattato accordo,
né mai concluso per causa de medesimi Sanesi, gli facea allora perentoriamente
citare, accio tra 20. giorni comparissero alla di lui presenza, e che sotto
pena di scomunica intanto non innuovassero cosa alcuna.
L'esito di questa si lunga lite qual fosse l'Ammirati si dichiara non saperlo,
né il Cecina, e Giovannelli, nelle storie Volterrane, neppure fanno menzione
della differenza stessa, e cosi io ancora non hò veduto documento che me
lo schiarisca, ma certa cosa si è, che i Sanesi seguirono a possedere questo
Castello, con tutte le di lui attinenze, e ragioni, perche uno strumento
de 27. Magio 1341. ci porge chiara notizia, che gli abitatori del medesimo,
avanti a Consiglio per ordine di Giovanni di Bindino Tolomei, in questo
tempo Podestà di questo luogo, fu proposto, che, a causa delle grandi nemicizie,
che passavano tra essi, e i Giusdinesi, con incedevoli ingiurie, che il
detto Castello, sua Corte, e Uomini si sottoposero al dominio del Comune
di Siena, a onore della Santissima Vergine Maria, e del Beato Jacomo Protettore
del detto Castello, (fin da questi tempi si venerava, e teneva da Montieresi
per protettore il Beato Jacomo) e però, a tale effetto, per stipulare lo
strumento, elessero Sindici Guccio di Berardo, e Vanni di Nello di detto
luogo. In esecuzione dunque della loro commissione, e autorità, portatisi
in Siena gli 8. di Giugno susseguente i sopranominati Sindici stipularono
lo strumento di sottomissione,da durare in perpetuo, dichiarandosi di essere,
e di voler essere del Contado, e dominio di Siena, ma non si intendesse
però derogare a pati, e accordi già stabiliti, e alle ragioni, che avea
sopra la Terra, e Corte loro il Vescovo e Vescovado di Volterra, e il Comune
di Siena ricevè, e dichiarò suoi veri, e nuovi Cittadini Ser Curzio, e Guccio
di Cenni di Buoncuarso(?), Ser Pietro di Guglielmo, Ser Francesco di Giovanni,
Ser Buonaventura di Nuto, e Chele di Guccio tutti da Montieri, come per
strumento stipulato in Siena e rogato da Ser Credi di Pietro Notaio.
Con particolar deliberazione del Consiglio generale dè 15. Giugno 1341.,
la sotomissione di questa Terra di Montieri fu accettata, e confermata,
dichiarandosi anche ricevuta, con tutto il mero, e misto imperio, e però
la sottopose la Republica, con tutti gli Uomini, a Contado.
Seguirono di poi i Sanesi nel possesso di Montieri, e i Vescovi di Volterra
a ritenersi le miniere, ma essendo questi obligati a pagare il censo annuo
alla Camera Imperiale, e le Miniere esauste, e quasi abbandonate per le
guerre, e Pestilenza, il Vescovo Filippo per tanto procurò, avanti l'imperador
Carlo IV., di farsi assolvere da detto censo, questo benignamente vi ottenne
il seguente diploma = In nomina Sancte, et Individea Trinitatis feliciter
Amen. Kovolus Divina favente clementia Romanorum Imperator semper Augustus
et Boemie Rex Venerabili Fhilippo Episcopo Vulterrano nostro, et Imperi
Sacri Principi, et Devoto, dilecto gratia nostra, et crusce horum. Al Imperialem
colsitudinem cognioscimus pertinere subditos Sacri Imperi ivinstis(?) overibus
relevare, ub sicut digne volumus Imperialie juva ubilibat conservari, sie
pro eis clementia nostra non patiburquod quispiam ultra decentiam pregranetur,
ab in thesauris nostris esse reconditam reputamus quidquid benemeritis subditis
elargimur, sane tua Maierbati nostre porrecta devota, et umilis supplicatio
continebat. Quod cum Ecclesia Vulterrana Nobis, et Sacro Romano Imperiotoreatur
solvere annualis biginta(?) Moreas argenti escavinati ad pondus Camere nostre
poro argenti fodinis existentilus true(?) in Castro Montieri dioce. Vulterran
concessis a predictis predecessoribus nostris eides(?) Ecclesie ac Episcopis
iprius. Cum insuper teneatur alias triginba Marcas argentis purissimi armatim
solvere nobis, nostrisque successoribus pro Fedri collectione, ub hec apparent
ex Privilegiis divorat predecessorum nostrorus que coram Maiestrate nostras
tua dilectis presentavit, dignoratur Imperialis clementia remotioris dictorces(?)
consuas(?), et absolutionis a prestatione dicbarum Marcarus argenti beneficio
tibi, et tue Ecclesie providere, cum praut(?) tu asseris predicte argenti
fodine, jam dii defueint, et quasi steriles sint effecte; Et insuper tam
propter guerras, quam chiam nostrabitatim pestilentias dibius(?) rigantes
in pestilus, que m………… omnium genera casumpseut(?), nee non propter violentas
manus vicinam, qui terras qumplures tua propterea occuparunt de dicto fodro
permodicus ex ……. Nos igitur inquitatis speciem arbitrantes inde nelle causus
exigere ut fuctus minime reperitur, Te predicta Ecclesiam Vulterranam,
et successores …………a solutione predicta tum biginta Marcamm argenti purisimi
pro fodi collectione, et ab omni es, quod tu, et predicta tua Ecclesia Nobis,
et Imperio teremini, et delibis, tam pro predicto tempore, et presenti,
quo cas predecessores tui, et tu solvere cessamistis, quam etiam pro futuro
de Imperiali munificentia, et gratia speciali absolvimus, et habaliter liberamus
ab eis omnilus Te, dectanque Eclesiam, et successores tuo probimus quietantes,
ita, et abiter multus de cabero profi vas, pro predictis inquiatore, nel
modo aliquo molestare. Actum, et datum Pisis anni Domini 1355. Indict. 8.a,
10. Kal. Iunii, Rgnarum nostrarus anno 9°., Imperii vero primo =.
Si ritruovava negli anni 1368. la Città di Siena talmente travagliata dall'interne
sedizioni, per le quali molestie non più si godeva né quiete, né sicurezza,
il Popolo sollevato contro a Nobili gli perseguitava, onde molti ne scacciò
dalla Città, e questi, per il dominio, tutto ponevano a ferro e a fuoco,
si impadronivano di diverse Castella, e alcuni della Famiglia Tolomei si
resero possessori di questa Terra di Montieri, in cui si fortificarono,
ma nondimeno breve spazio seguirono a ritenerla, per che, speditovi l'esercito,
fu la Terra ricuperata, e per che non seguisse altra volta il medesimo sconcerto,
negl'anni 1371. vi fece la Repubblica fabbricare la Rocca, nella costruzione
della quale vi spese Fiorni 1500.
Quelle miniere, che nel diploma di Carlo IV. Asserì il Vescovo di Volterra
esere esauste, e che digià non si estraessero Metalli, tornarono a rinnovarsi
negli anni 1437., per che l'hò osservato nelle deliberazioni del Consiglio
della Campana, che Maestro Francesco da Balduano, nominato da Nadolè, e
Maestro Manno di Valbrante da Ragusia, e dipoi Nello di Niccolò Renavelli
Sanese, si esibirono estraene Argento, e Oro, non solamente dalle miniere
di questa Terra di Montieri, ma da Massa, Monte Argentario, Mont'Orsaio,
Rocca Strada, Rocca Tederghi, Gerfalco, e Boccheggiano, e però a tale effetto,
convennero colla Republica, e fermarono alcuni patti, e condizioni, che
si leggono espresse nelle deliberazioni del Consiglio generale di questi
tempi.
Altre riprove si hanno dell'esistenza di queste e d'altre miniere dello
Stato Sanese negli anni 1472., poiche Giovanni di Petroccio di Paolo del
Grissa, ritrovatore di Metalli, e particolarmente d'Argento, chiese permissione
di poter cavare ne Territori di Montieri, Massa, Boccheggiano, Abbadia a
Isola, Monte Rotondo, Abbadia San Salvadore, San Quirico, Rocca Strada,
Tatti, e Rocca Tederighi.
Queste miniere dunque cotanto celebrate ne secoli di mezza età, e dalle
quali si estraeva facilmente argento in quantità, come molto bene lo dimostrano
finora i profondissimi Pozzi, le strade sotterranee ben lunghe, le gallerie,
e la qunatità delle Loppe, che tuttora vi si vedono, non par dovere, che
anco ai tempi nostri non possino render metalli in abondanza, eppure cosi
è, perche provate, pochi anni sono, per mezzo d'una Compagnia d'interessati,
regolata da Giovanni Arduini Pratichissimo mineralista, dopo aver usate
tutte le diligenti, e praticate tutte le riprove perestraere, se non l'Argento,
almeno il Rame, si è veduto, che la formazione di questo, è di tutta perfezzione,
ma riuscendo la vena così superficiale, e povera, senza tentare di penetrare
più oltre nelle viscere della Terra, la fabbrica del Rame si dismosse, l'Arduini
se ne partì, e la società si disciolse.
Per ritornare al proposito delle scavazioni de Metalli, che si faceano in
questa Corte di Montieri, bisogna concedere, che fussero alle di gran frutto,
e molto abondanti, per che i tanti litigi passati tra la Repubblica di Siena,
e i Vescovi di Volterra, lo danno molto bene a conoscere, i contrasegni
che vi si vedono tuttora, come ho detto poco sopra, lo dimostrano, e per
che Simone Tondi nella relazione, che fece al Senato di Siena negli anni
1334. colle seguenti parole ce lo fa comprendere = Montieri così detto
per che genera tutti i Metalli, di che fanno fede profondissime Fosse, donde
gli antichi nostri trassero notabilissima somma d'argento, sotto copiosa
cava di bianchissimi marmi = Ma a me, torno a ripetere con tutti
i contrasegni descritti, e con tutte le riprove allegate, non mi par dovere,
che se l'utile di queste miniere era così grande, non fossero ancora la
Terra, e l'abitazioni in essa di maggior magnificenza, per che non vi si
vedino residui d'edifici, e di muri antichi, che dimostrino in qualche modo
aver dato ricetto agli scavatori, e somministrato commodo, cogli edifici,
per le fusioni; Si osservvi dunque attentamente questo luogo, e ritroverassi
esser vero cioche hò descritto, e molto più mi fa maravigliare, che gli
abitatori sempre rozzi, e incolti si sono mantenuti, per che niuno nelle
lettere, niuno nelle dignità, e niuno con altre distinzioni, si teneva decorato,
che possa aver dato nome alla Terra, in cui era nato, e educato, a riserva
della Santità del Beato Jacomo, che dicono esser stato uno degli scavatori,
e che, per un certo accidente occorsogli, si racchiudesse in una stanza,
e ivi per anni 40. dimorasse penitente, che poi morisse negli anni 1289.,
e però, dal Popolo della di lui Patria, acclamato per Santo, introducessero,
senza altra permissione, o Pontificia, o Vescovile, di celebrarne, ogni
anno, gli 28. dicembre la Festa, col dichiararlo ancora Protettore del luogo.
Riconoscono ancora i Montieresi per loro Paesano un altro Beato Jacomo Monaco
Cistercense del Monastero di San Galgano, e asseriscono, che morisse gli
3. di Maggio 1230.
Altri due Frati, uno Minor Conventuale per nome Fra Paolo, e l'altro Agostiniano,
chiamato Fra Michele, annoverano i Terici(?), tra loro scarsissimi, e poveri
Fasti, del primo de quali scrisse il Tofignano = Lorus Montieri, ubi
nostro tempore, viscib(?) Magister Paulus Monterius Ticolegus(?), et Ecclesiastes
ter dams, Provincialis Thuscie = e del secondo, che fusse anch'egli
provinciale negl'anni 1462.

L'Antonio Minerus in Epitome de …... Vilis primordis ….. ………. 1530
Vedi la relazione di questi minerali descritta da Giovanni Arduino a stampa
in Livorno nel 1754
Andrea Baccius de Thermis 214
Cap. della Rena(?) nella serie i Marchesi di Toscana 125 .
Ammirati nella cronologia de Vescovi di Volterra a 99 .
Istrum anni 1134 in Archivio Comitato de Ilcio
Instra permutationis de Mense tis(?) 1137 regesta in Kaleffo Assumpta sub
numeribus 1° ab 3° 2; ab 3.
Tommasi P.1. Lib.III. a 158 , e Malavolti P.1. Lib.III. a 34.b.
Diploma de die di Februarii 1180. regesta in Kaleffo (?), nel n°44 a26,
et in Kaleffo Assumpta, n°9 a4.
Instrum trasaclionis de Mensa septembris 1181. regesta in Kaleffo Assumpta,
sub n°6 a4.
Aliud instru in code Kaleffo Assumpta sub n°7. a5.
Instrum de Mensa septembris in Kaleffo (?), sub n°21. a15.
Ammirati nella cronologia de Vescovi di Volterra a111.
Instrum de die p.ª Iunnarii 1193. regesta in Kaleffo Assumpta sub n°11.
a7.
De die II. Kal. Spt.bris 1214. Nell'Ammirati, nella cronologia de Vescovi
di Volterra a318.
Laudu de die 22. Maii regesta in Kaleffo Assumpta, sub n°15 a9. , di cui
ne fa menzione il Tommasi P.I. Lib.IV. a204.
Aliud instrum fideiussionis in code Kaleffo sub n°.
13. a7.
Instrum de die II. Kal Iulii in Archivio S. Marie Scalam sub n°1410. Prime
numerationis, et in code Kaleffo Assumpta sub n°16. a10.
Tommasi P.I. Lib.IV. a256.
Instrum de die IV. Nov. X.briis 1241. In Kaleffo assumpta regesta sub n°.17.
a11.
Instrum de die Nov. X.briis 1252. in Archivio S. Maria Scalam, n°1408. Prime
numerationis
Aliud instrum de die 4. Non. Martii 1252. In code Archivio, sub. n°477.
Bulla Ponteficis Innocenzi IV. Regesta aliud in Kaleffo Assumpta sub n°.12. a7.
Instrum de die 3. Nones(?) Martii 1252. in Archivio S. Maria Scalam, sub n°1508. prime numerationis.
Littera Usimbardi pusque(?) in code Archivio, sub n°4783.
Tommasi P.I. Lib.V a288.
Delib. Consilii G.lis de die 3. Idis Iunarii 1256. a3.
Delib. Supracitate de die 9. Kal. Maii 1257. a61. 62.
Instrum de die 2. Idis X.bris 1258., riportato dall'Ammirati nella cronologia
de Vescovi di Volterra a127. Coll'impronta della moneta del Vescovo Ranieri
fatta battere in questo Castello.
Delib. (?) supra de die 28 Iunii 1274. a133.
Instrum de die 31. X.bris 1292. in Kaleffo Assumpta, sub n°21. a34.
Instrum de die 12 8.bris 1294. regesta in Kaleffo (?) sub. n°.1008. a684.
Instrum de die p.º Febrarii 1303. in Archivio S. Maria Scalam sub n°767.
prime numeratio-nis.
Libri della Lira del 1318. custoditi nell'Archivio della Biccherna.
Angolo di Terra del Grosso nella cronaca MS.
Instrum de die p.° Ottobris 1326. in Archivio S. Maria Scalam, sub n°475.
Instrum de die 13. 8bris 1326. in code Archivio, sub n°472.
Instrum de die 18. 8bris 1326. in code Archivio, sub n°462.
Aliud instrum in code Archivio sub n° (1406?).
Aliud instrum in code Archivio, sub n°1407.
Aliud ub supra, sub n°.1403.
Instrum de die 12. 9bris 1326. Supra-citato Archivio, sub n°.458.
Alium instrum de die 30. Martii 1327.
Alium instrum de die 3. Aprilis 1327. in code Archivio sub n°466. prime
numerationis
Instrum de die 6. Aprilis 1327. in supracitato Archi-vio, sub n°467.
Aliud instrum de die 15. Aprili 1327. Ub supra n°.47.
Instrum de die 4. Maii 1327. In code Archivio, sub n°.1413.
Processus in code Archivio, sub n°.1414.
Instrum de die 12. Iunii 1329. in su-pracitato Archivio, sub n°.404.
Ub supra n°.411.
Ub supra n°.1409.
Ammirati nella cronologia de Vescovi di Volterra a144.
Giovannelli Storia di Volterra, stamp. in Pisa nel 1613.Cecina Storia di
Volterra, stamp. in Pisa nel 1758.
Instrum de die 27. Maii, et aliud de 8.Iunii 1341. Regesta in Kaleffo Nigro
a155.
Delibera Consilii Generalis de die 15. Iunii 1341. a74.
Riportato dall'Am-mirati nella cro-naca gia de Vesco-vi Volterrani a151.
Neri di Donato nella Cronaca stamp. nella raccolta degli Scrittori Italiani
del Muratori Tomo XV.
Delib. Consilii G.lis de die 26. Aprilis, et 21. Febrarii 1437. a127., et222.
Delib. Ub supra de die 29. Iannarii 1472. a10.
Tofignano Lib.II a265.
Biblioteca Comunale degli Intronati
Siena
Ms. B IV 14 - Montieri
