Tra le numerose Terre situate in quella Provincia, che Montagnola si addimanda,
non meno considerata dell'altre, vi è questa di Gerfalco, in distanza dalla
Città di Siena miglia 22; da Prata 7; da Giusdino e Boccheggiano 6; da Monte
rotondo 5; e da Montieri, e Travale tre.
Il luogo ove risiede, è aspro, scosceso, e sassoso, e benche sia dominante,
nondimeno verso Ponente gli sovrasta una Montagna superiore, da Tramontana
vi sono i Poggi della Contea di Elci, e da Mezzo giorno gli altri di Montieri,
e Prata sicche gli resta solamente libera la veduta da Levante, per dove
scuorve(?) la città di Siena, e gran tratto di Paese.
L'aria è buona, ma assai sottile, e, in tempo d'inverno, rigida, e anco
umida, per che battuta, e esposta incessantemente allo Scirocco.
Non è circondata da mura, ma vi sono non di meno due Porte, e, all'entrata
d'una di esse verso Monte rotondo, esiste un piccolo Borgarello, con alcune
case tutte abitate. Le abitazioni, a riserva d'alcune poche, sono assai
rozze, e senza apparenza, e comodità.
Le strade sono tutte scoscese, ripide, e tortuose, parte nello stesso scoglio
incavate, e parte saliciate, e hanno piuttosto fama di tragetti che di strade.
Vi è una sola publica Citerna, né altre ve ne sono di particolari, per che
si servono gli Abitatori dell'acqua della publica Fonte, assai copiosa,
e poco distante dal luogo.
Le più civili, e benestanti Famiglie della Terra sono i Ceccarelli, Vanni,
Azzini, Forgeschi, Caselli, Fragioni, e altre.
Vi amministra la giustizia criminale il Capitano di Giustizia di Massa,
e la civile, e mista il Notaio del Podestà di Giusdino, che, con titolo
d'Officiale, è obligato, ciascun Lunedì, risedervi, ove, a tale effetto,
vi è il Palazzo di Giustizia.
Si governa cò propri Statuti, senz'obligo di farli approvare dal Maestrato
de Regolatori di Siena.
Tre sono i Priori, che rappresentano la Comunità, con officio semestrale,
estratti da un Bossolo, che dura due anni, formato da due accoppiatori eletti
da Priori, che terminano in quel semestre, e i medesimi accoppiatori formano
ancora il Bossolo de Camerlenghi, ma questo Officio dura un anno.
Scielgono ancora i medesimi accoppiatori dodici Fanciulle, quattro delle
quali, ogni anno, se ne traono a sorte, e queste conseguiscono una Gonnella
per ciascuna di lire 22,20,-- coll'entrata dello Spedale della Comunità,
che vi era.
In ciascuna tratta de Priori, si eleggono da medesimi due Revisori con facoltà
di dare il prezzo al Vino, fare lo scandaglio del prezzo del Pane, alle
robe della Pizzicheria, e sono obligati stimare tutti i danni che seguono
nella Corte.
Il Consiglio della Comunità è composto a ragione d'un Uomo per casa delle
Famiglie antiche, e originarie, o che siano per Consiglio, e con approvazione
del Principe state aggregate per tali, e da questo Consiglio si elegge il
Predicatore per la Quaresima, il Maestro della Squola, il Cerusico, due
Santesi presidenti al buon governo dell'Opera, ogni tre anni, un Priore,
e Camerlengo della Chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie, e similmente
il Camerlengo dell'Opera.
L'industria de Paesani, senza esercitarsi a orbe, o traffico alcuno, consiste
nella custodia de Bestiami, o per soccita, o per Pastori.
È esente questa Terra dalle gabelle de contratti, siccome non era sottoposta
a quella del piè fondo quando era in operanza.
I Pesi, e le Misure sono l'istesse di quelle si praticano in Siena, ma non
soggiaciono all'obligo di farle in Siena marcare.
Nello spirituale vi comanda il Vescovo di Volterra, e dentro esiste la Pieve,
con Fonte battesimale, sotto titolo di San Biagio, e di padronato della
Comunità: In questa chiesa, che è un vaso assai capace, e bene ornato, vi
sono cinque Altari, e alcune reliquie insigni, che dicono gli Abitatori
essere del Legno della croce di San Biagio, de Santissimi Pietro, e Paolo,
di San Lorenzo, di San Sebastiano, di Sant'Antonio, di San Bartolomeo Apostolo,
di San Guglielmo, Capelli di San Galgano, e d'altri Santi: Vi sono due congregazioni,
e l'Opera, coll'entrate della quale si supplisce al mantenimento della Fabbrica,
de supellettili, e a altre spese.
Vi era per i poveri infermi, e pellegrini, lo Spedale, che coll'entrate
d'esso si provvedeva alle loro bisogna, e i pagavano parte degli assegnamenti
del Maestro della Squola, del Cerusico, del Predicatore, e d'altre opere
pie, e caritative.
Esiste ancora dentro la Terra l'Oratorio in onore del Santissimo Corpo di
Cristo, che è offiziato da una Compagnia laicale, con cappa.
Ma fuori della Terra vi sono la chiesa, e convento de Padri Agostiniani,
che per avere scarse entrate, non vi edimorano, se non tre sacerdoti, e
un laico, l'Oratorio di Santa Maria, che era dello Spedale della Comunità,
e si offizia dal Maestro della Squola, e l'Oratorio della Beatissima Vergine
delle Grazie di padronato della Comunità.
Era composta questa Terra negli anni 1676 di 164 famiglie, compresivi 45
Poderi, che sono nella Corte, cinque pigionali, e un Mulino, e in tutto
anime 835.
La Corte è angusta, poco fruttifera a Grano, pochissimo a Vino, e quello,
per l'asprezza dell'aria, non vi si matura, e olio non se ne raccoglie;
Non si seminano in quersta Corte più che circa moggia 20., e, allorche sarà
copiosa la raccolta forse renderà delle sei, ma si ritrae però un copioso
frutto da Castagneti, per che vi si raccorrano circa moggia 300. di Farina
dolce, e i pascoli sono buonissimi per ogni sorte di Bestiame. Si ripartisce
questa medesima Corte in quattro capi, cioè bandita del Pavone, Bandita
dell'Opera, Ruspo de Castagneti, e Pascolo universale, fuori de luoghi,
e tempi riservati.
Si cava in questa Corte un Marmo di colore rosso, ma poco acceso, la cava
è abondante in pezi di mediocre grandezza, e gli Scalpellini lo chiamano
Rossetto di Gerfalco.
Passano alle radici della Montagna di questa Terra i Torrenti del Pavone,
Cecinora, e Rimaggio, e confina tutta la Corte con la Contea d'Elci, e colle
Corti di Travale, Monte rotondo, Montieri, Massa, e Buriano.
Il più antico documento, che abbia potuto ritrovare, in cui si facia menzione
di questa Terra, è il contenuto d'uno strumento, riferito dall'Ammariti
nella cronologia de Vescovi di Volterra, dove esso descrive, che negli anni
1156. 4. Kal. Aprilis, Ind. 4. il Vescovo Galgano si accordò col Conte Pannocchia
per conto di certe Terre, poste nella Corte di Gerfalco, del qual Castello
convennero, che restasse stabile ogni altro accordo fatto cogli antecessori
del detto Conte Pannocchia. Nulla di più soggiunge l'Ammirati, ma da questo
però si deduce, che per la Terra di Gerfalco, tra Conti Pannocchieschi,
e i Vescovi Volterrani èrano state antecedentemente stabilite altre condizioni,
delle quali però non se ne fà menzione, laonde si viene in chiaro, che molto
prima Gerfalco esisteva, in oltre è da reflettere, che negli anni 1156.
avea Corte, e questa considerazione, a evidenza, dà a conoscere, che questa
Terra non era stata fabbricata di fresco, e per quanto si può comprendere
i Conti Pannocchieschi la possedevano da secoli più remoti.
Proseguirono i Conti Pannocchieschi a possedere pacificamente Gerfalco,
e altre Terre, fino agli anni 1263., ma, in quel tempo, resi i Sanesi formidabili
a tutta la Toscana per la vittoria di già contro de Guelfi tutti acquistata
a Montaperto, domarono ancora, coll'armi, i Pannocchieschi, e ritornò tutta
quella Famiglia sotto al dominio della Republica, dal quale dopo la morte
dell'Imperador Federigo II. si era partita, volgendosi a donazione de Fiorentini,
e per che, dopo la sopraccennata vittoria de Sanesi, era stata costretta
la Republica Fiorentina a rinunziare a tutte le usurpate ragioni sopra del
Contado Sanese, e i Conti rimanevano ancora contumaci, andavano sopra loro
le milizie Urbane de due Terzi di Città, e Camollia, sotto la condotta di
Messer Enghiramo da Gorzano, e di Ghino di Messer Filippo Fortegueri, in
compagnia di Galluzzo di Bonfiglio Gallerani, quali ridussero i Conti alle
comandamenta, e a sottomettere alla republica (colla riserva però del dominio
utile, e del titolo di Signoria) Gerfalco, Travale, Castiglioni, Pietra,
Perolla, e la Rocchetta Pannocchieschi. Obligati dunque negli anni 1263.
i conti Pannocchieschi a sottomettersi, Messer Bernardino del già Messer
Bernardo da Perolla, e Messer Bernardino del già Bonifazio da Castiglione,
per loro stessi, e loro eredi, e come Procuratori di Messer Inghiramo del
già Messer Mangiante da Pietra, e di Messer Bernardino del già Messer Gherardo
da Perolla loro consorti, costituiti Procuratori del sopranominato Messer
Inghiramo per se, e per Messer Paganello di lui Fratello, e del detto Messer
Bernardino del già del già Messer Galardo, promessero a Messer Jacopo da
Corazano Capitano del Popolo del Comune di Siena, e a Priori del Maestrato
de Signori 24. Governatori, che stipularono, per l'Universale della Republica
di Siena, e alla presenza, e consenso del general Consiglio, adunato nella
Chiesa di San Cristofano, promessero, dissi, che essi Conti Pannocchieschi
averebbero tenuto in perpetuo, e, senza prefinizione di tempo, per amici
gli amici del Comune di Siena, e per nemici i nemici, e specialmente i Guelfi
di Firenze, Pistoia, Lucca, Massa, e altre Terre, e in particolare i Fuoriusciti
della Città di Siena; Sottoposero inoltre al Comune di Siena tutte le loro
Terre, Castella, e uomini, che furono, Gerfalco, Travale, Perolla, Rocchette
Pannocchieschi, obligandosi dare, e consegnare le dette Terre, e Fortezze
guarnite e sguarnite, cassando, e annullando ogni giuramento, confederazione,
e convenzione, che avessero fatto con qualunque nemico del Comune di Siena,
per l'osservanza delle dette condizioni si obligarono rasegnare, per statichi
i loro figliuoli legittimi, e far giurare per la manotenzione gli uomini
delle loro Terre, e in caso di contravenzione si sottoposero alla pena di
mille Marche d'argento lo strumento fu stipulato in Siena nella chiesa di
S. Cristoforo, e rogato da Orlando del già Attaviano Notaio Sanese.
Consecutivamente ne medesimi anni 1263, con altro strumento, M. Paganello
di M. Mangiante da Pietra della Casa Pannocchieschi, valificò, e confermò
tutto ciò, che avea convenuto M. Inghiramo di lui fratello, per se e per
M. Bernardino del già M. Gherardo da Perolla, al Podestà, Capitano di Popolo,
e Priori de SS.ri 24. Governatori della Città di Siena per se stesso, e
suoi Eredi, e si obligò, che averebbe tenuto in perpetuo per nemici i nemici
Guelfi di Firenze, Pistoia, Lucca, e Massa, e i Fuoriusciti di Siena, e
che averebbe fatto pace, e guerra, come sopra, e sottopose tutte le di lui
terre, e uomini, che èrano Gerfalco, Travale, Pietra, Perolla, e le Rocchette
Pannocchieschi, promettendo come sopra stipulato in Siena, e rogato dal
sopranominato Orlando del già Attaviano Notaio.
Da un altro strumento dè 17. Luglio 1266. Si ritrae la mala fede de Terrieri,
e Uomini di Gerfalco, perche, se, tre anni in dietro, aveano giurata fedeltà
alla Republica di Siena, come sopra si è descritto, in questo si legge,
che èrano considerati Vassalli del Vescovo Alberto di Volterra, e che gli
aveano giurata obbedienza, essendo che appariscono registrati cò nomi loro,
e che, dopo al giuramento prestato, il medesimo Vescovo Alberto cedè tutte
le ragioni, tanto a esso, che a di lui successori, e vescovado spettanti
sopra questa Terra, e suoi uomini, al Conte Emanuello del Conte Ranieri
Pannocchieschi Chierico. Lo strumento fù stipulato in Volterra, e rogato
da Aldobrandino Notaio.
Possedevano ragioni i n Gerfalco ancora i Pannocchieschi di Pietra, perche
da altro strumento degl'8. 7bre 1275 si viene in chiaro, che Gherardo del
già M. Pannocchia da Pietra, vendè a Ranieri del Conte Emanuello d'Elci
la quinta parte di questo Castello, e sua giurisdizione per prezzo di lire
200. Intorno a questo fatto certamente nasce qualche confusione, perche
nel Kaleffo Nero, da me sfogliato si legge registrato, come lò scritto,
e nell'Albero Genealogico, stesso, e composto dal Conte Andrea Lodovico,
molto informato della storia della propria Famiglia, si legge, che Gherardo
da Pietra vendè la quinta parte alla Republica di Siena. Io per tanto ,
per sciogliere questo dubbio, direi, che Gherardo vendesse al Conte Ranieri,
e che questi di poi rivendesse al Comune di Siena, e che per questo contratto
di contratto possa essersi il Genealogista confuso, come bene spesso accader
suole in simili storie Genealogiche. Le ragioni che possedeva sopra Gerfalco
il Conte Mangiante del già Conte Inghiramo Pannocchieschi negli anni 1311.
le vendè a Cursio Torselli da Massa, e nel medesimo anno Malatesta del già
Amerigo Torselli anch'egli da Massa Coso di lui Fratello (che forse, morto
Curzio, saranno stati eredi del medesimo) le rivendevano al Comune di Massa.
Quanti padroni abbi avariato questa Terra di Gerfalco, e quanti SS.ri vi
abbiano posseduto ragioni, non è così facile a potersi rintracciare, poiche,
oltre a quanto si è descritto di sopra, con istrumento de 18 ottobre 1317.
si pone in chiaro, che Bernardo di Faccio di Niccoluccio Pannocchieschi,
Signore di Perolla, e Nobil Cittadino di Volterra, vendè al Conte di Volterra,
e per esso a Guiduccio di Corso, la parte, che possedeva nella giurisdizione,
e Signoria di Travale, con tutte le ragioni, e pertinenze, siccome la parte,
che avea nella Signoria, e giurisdizione di Gerfalco, con tutte le cave,
e miniere di qualunque sorata di metallo, e padronati delle chiese, e particolarmente
di S. Biagio in Gerfalco, della Canonica di Montieri, delle chiese de Tremuoli,
di S. Silvestro di Travale, e delle chiese di Brezzano, a Mocini, e tutto
per prezzo di Fiorini 5300. Gigliati di Firenze, confessando averli di già
ricevuti.
In questa vendita sono nominate le miniere de Metalli, ma da altri documenti
anteriori, e posteriori non si schiarisce di quale specie fossero, né dove
esistessero precisamente.
Oltre alle vendite, e alienazioni, che i Conti Pannocchieschi aveano fatto
di questa Terra di Gerfalco, e dell'altra di Gavorrano, si legge registrato
nelle deliberazioni del Consiglio, che avendo già da lungo tempo sottoposte
a contado Sanese tutte le Terre, che i medesimi Pannocchieschi possedevano,
assieme cò Vassalli, e con obligo di non contraere in pregiudizio del Comune
di Siena, con alcuno, patti, o convenzioni, a al presente avendo la Comunità
di Massa occupate certe Terre de Pannochhieschi, e benche essa Comunità
per mezzo di lettera, fosse stata ammonita a relasciarle in potere del Comune
di Siena, non aveano nondimeno fino a questo tempo i Massani obbedito agli
ordini, asserendo eser suddite de Pannocchieschi, e però sotto la protezione
del Comune di Massa. Fu seriamente in Senato discusso questo affare, e di
poi risoluto, che si eleggessero nove Cittadini, quali procurassero, che
le Terre, e particolarmente Gerfalco passassero a obbedienza del Comune
di Siena, e che M. Mangiante, e gli altri de Pannocchieschi procurassero,
che quanto sopra, con effetto, seguisse.
Gli 3. Giugno dell'anno susseguente 1318., non essendo per ancora intieramente
questa Terra di Gerfalco pervenuta in potere della Republica di Siena, il
Senato detrminò, che si procurase acquistarla, attese l'antiche ragioni,
che si pretendeva per le sottomissioni, che i Conti Pannocchieschi aveano
fatte, e però ordinavano i Senatori al Capitano della guerra, che si portasse
con truppe armate, e che procurasse farle tornare a obbedienza, e molto
più, perche ne avea pigliata la protezione il Comune di Massa.
In rigore dunque de patti fermati tra Conti Pannocchieschi, e la Comunità
di Massa si èrano i Massani impadroniti di Gerfalco, e vi tenevano presidio,
ma il Senato Sanese, a cui gl'era a cuore la ricuperazione, gli 7. di Luglio
1318., di nuovo si adunò per trattare e per risolvere su questo affare,
e determinò, che in tutti i modi si procurasse, acciò questa Terra passasse
a obbedienza, e se la Republica di Massa si fosse opposta, si procedesse
contro l'uno, e l'altro Comune ostilmente, londe, (scrivono i cronisti)
sotto la condotta di M.Paolo di M. Giovanni Baglioni da Perugia Capitano
del Popolo, marciò l'esercito alla volta di Gerfalco, ma essendo questo
castello forte di sito, e ben munito, disperato il Capitano di prospero
successo, chiede il gesto alla Corte, e condusse l'esercito sotto le mura
di Massa, per lo che i Massani spaventati, rinunziarono alle ragioni, che
aveano sopra Gerfalco acquistate, e cavandone il presidio, lo lasciarono
in potere de Sanesi, e però gli abitatori si portarono in Siena a sottoporsi,
e così fu stipulato il seguente strumento.
Gli 25. di Luglio 1318. Pierincino del già Tigo, Nardo del già Nardino,
Procuratori del Comune, e Uomini di Gerfalco, sottoposero questa Terra,
e Castello al Comune, e Popolo di Siena, e per esso ai SS.ri Nove Governatori,
la qual sottomissione fu ricevuta, e accettata con più patti, e condizioni,
tra le quali espressamente vi fu compreso, che fussero a Gerfalchini condonate
tutte l'ingiurie, che per l'addietro avessero apportate al Comune di Siena,
che detto Comune, e uomini di Gerfalco fossero tenuti presentare, ogni anno,
per la festa dell'Assunta, un Ciero fogliato e ornato di valore lire 25.,
accompagnato da sei Massai con altro Ciero di libbra per ciascuno. Che qualunque
volta avessero i Sanesi fatto esercito fussero tenuti i Gerfalchini somministrare
40. Fanti, e se i Sanesi avessero fatto esercito per Terzo, in tal caso,
soli Fanti 25. a loro spese, e se avesse fatto esercito con milizie assoldate,
allora fussero tenuti contribuire 20. Fanti: che ogni sei mesi dovessero
presentare a SS.ri Nove tre Notai, che fussero Cittadini, o del Contado
Sanese, e uno di questi ne dovessero eleggere per Vicario, o Officiale al
Governo della Terra loro: che ogni Uomo di Gerfalco maggiore degli anni
12. dovesse giurare l'osservanza de presenti Capitoli: che niuno della Città,
e Stato di Siena potesse comprare Stabile alcuno in detta Terra, e sua Corte,
e particolarmente fusse vietato a Conti Pannocchieschi, sottopena a quel
tale, che avesse contravvenuto di lire 500., e della nullità del contratto:
che il Comune di Siena fusse tenuto ricevere gli Uomini di Gerfalco per
Cittadini Sanesi, con tuti i Privilegi, e immunità, e che niuno Officiale
potesse imporre agli Uomini di Gerfalco alcun dazio, tassa, salvi però què
pesi, che èrano stati dichiarati: che il Comune di Siena a spese degli Uomini
di Gerfalco, fosse tenuto fare apporre i confini, per ogni parte, alla Corte
di questa Terra, e che il Comune, e Uomini di Gerfalco fossero tenuti dare,
o pagare, ogni anno, per la Festa dell'Assunta, per censo, lire 200. Lo
strumento fu stipulato in Siena, e rogato da Niccolò del già Palmieri Notaio.
Susseguentemente, con altro strumento del medesimo giorno, e anno, e rogato
da Mainieri del già Jacomo Notaio, gli Uomini, e abitatori di questa Terra,
per mezo di loro Procuratore, supplicarono d'essere annessi alla Cittadinanza
Sanese, con tuttii Privilegi.
E per mezzo d'altro strumento degli 11. Ottobre 1318. , furono nel General
Consiglio della Campana appruovate, e confermate tutte le convenzioni, e
Capitoli di sopra espressi, e accettati gli Uomini, e Terrieri di Gerfalco,
ritornati all'antica obbedienza della Republica, per Cittadini Sanesi, con
tutti qué Privilegi, e immunità, solite concedersi, e godersi dagli altri
Cittadini, e però ne fu stipulato strumento in Siena, e rogato da Ser Poltronieri
Notaio.
Appena riacquistata questa Terra di Gerfalco, l'anno dipoi 1319. Il Conte
Gaddo Pannocchieschi, mal contento, e fomentato da ribelli forusciti disprezzate
le capitolazioni colla Republica, più volte fermate, entro co ribelli, in
questa Terra, e se ne fece Signore; Molti de medesimi ribelli mossero da
Poggibonzi per unirsi cogl'altri in Gerfalco, ma circondati in Valdistrove
dalle Milizie di Malestagno Conestabile della Republica, per non lasciarsi
condur prigionieri, piuttosto vollero tutti farsi trucidare, solamente Cione
del Vitaluccio, fù vivo, con due Compagni, condotto in Siena, e a 2. di
Maggio, nella publica Piazza, decapitato. Il movimento dell'esercito messe
tanto spavento in coloro, che si vedevano forti in Gerfalco, che, più intimoriti
dalla pena della giustizia, che dall'armi, abandonarono la Terra, e si ritirarono
in Colle di Valdelsa, e allora Gerfalco, racquistato, per castigo, fù posto
a Contado.
I Gerfalchini conoscendo il grave pregiudizio, che si era ridondato in danno
loro per dato ricovero a Forusciti, giudicarono partito giovevole alla Terra
loro presentarsi supplichevoli a Governatori della Republica, e ratificare
le capitolazioni di sottomissione, laonde gli 20. Luglio 1319., adunato
il Consiglio degli Uomini di questa Terra d'ordine di Bocca del già Migliore
Vicario di detto luogo pè Conti Pannocchieschi, (i nomi de quali consiglieri
in numero di 36. sono tutti descritti nel presente strumento) elessero loro
Procuratore Giovanni di Baglioncino, e Migliore d'Accaso, con facoltà, e
piena autorità di comparire alla presenza de SS.ri Nove Governatori, e promettere
di presentare, ogni anno, in perpetuo, in Siena, per la Festa dell'Assunta,
un bellissimo Ciero fiorito, di valore almeno libbre 25., e pagare lire
100. Di denari al Camarlengo di Biccherna per censo. Con tutto che lo strumento
di sottomissione ne nostri Kaleffi non apparisca registrato, e neppure nell'Archivio
dello Spedale a vista, non (?) nondimeno, che lo strumento di procura non
avesse effetto, perche da fatti consecutivi si riconosce, che i Gerfalchini
prestarono obbedienza.
Con Testamento conservato nell'Archivio de PP. Conventuali di S. Francesco
di questa Città, stipulato negli anni 1321. si pongono in chiaro le ragioni,
che avea il Conte Cavaliere Nello d'Inghiramo di Mangiante Pannocchieschi
de SS.ri di Pietra sopra questa Terra, e nel Castello di Fosini, mentre
che in esso si legge, che deto Conte per non aver Figliuoli Maschi da donna
Bartolomea di Ranieri de SS.ri di Sticciano di lui moglie, ma bensi avendola
lasciata gravida, dispose, se non fosse nato Figliuolo Maschio, fussero
eredi le Figliuole già maritate, e, per Legato, lasciò tutte le ragioni,
che avea sopra le Castella di Fosini, e sopra la metà di Gerfalco, loro
Corti, e Uomini, al Conte Mangiante di lui Fratello. Fù stipulato questo
testamento in Massa, e rogato da Ser Francesco Buttini Notaio Massano.
Altre ragioni possedeva in Gerfalco altro Conte Nello, sopranominato Tattoia,
Figliuolo del Conte Neri del Conte Bonifazio Pannocchieschi da Travale,
perche negli anni 1322. ne vendè al Comune di Massa la sessagesima parte
per non diviso, e Tessa Figliuola del Conte M. Bernardino, denominato Dino
d'altro Bernardino Pannocchieschi, Moglie di Giudo di M. Rinaldo Conte di
Lattaia, acconsentì a tal vendita per le ragioni, che vi avea delle di lei
doti, e il prezzo fù di lire 400. Di Moneta Sanese.
Èrano le ragioni sopra questa Terra di Gerfalco divise in tante, e si numerose
parti, che difficil cosa si rende a poterle tutte rintracciare, perche,
oltre alle parti descritte di sopra, apparisce un Inventario compilato gli
5. di Settembre 1323., per il quale resta noto, che tra Beni lasciati da
donna Lagia, chiamata Nella, Figliuola del già Paganello, e Moglie stata
di Nardo d'Uguccione da Civitella dell'Ardenghesca, a Cione di lei Figliuolo,
e accettata da esso, col beneficio dell'Inventario, vi si legge descritta
una decima parte di questa Terra, come vi apparisce dal rogito di Compagno
del già Lorenzo Notaio.
Altra rendita della sessagesima parte di questa Terra fece al Comune di
Massa negli anni 1325 il Conte Pannocchino del già Conte Bonifazio Pannocchieschi
per lire 350. Con altro strumento stipulato gli 23. Giugno 1328., e rogato
da Ser Pietro Ciavolo Notaio Sanese, i Nobili Uomini Nello, e Neri del già
Mangiante della Famiglia dei Conti Pannocchieschi, rendevano a Cione Malavolti,
per prezzo di Fiorini 8000, la metà della Terra di Prata, le ragioni sopra
Gavorrano, Gerfalco, Travale, e Fosini, e si sottoposero in caso di non
osservanza alla pena di Fiorini 200.
Vendevano in oltre i Conti Pannocchieschi Neri, Scarpa, e Nello di Mangiante
d'Inghiramo SS.ri di Pietra gli 8. 9bre 1328. Al Comune di Massa, e per
esso a Ricuccio del già Iurbo Sindico di quella Città, la metà del Castello
di Pietra, e sua Corte, le nove ventesime parti per indiviso di tutto il
Castello di Gavorrano, nove parti delle 60., per indiviso di questa Terra
di Gerfalco, e suo distretto, e tutto per prezzo di Fiorini 6000, con patto
però, che detti venditori fussero riconosciuti per veri cittadini Massani,
e per la Festa di S. Cerbone, ogni anno, dovessero presentare due Cieri,
e se ne rogò Ser Dino Ducci Notaio Massano.
Cosa veramente ridicola a descriversi, che dopo tante vendite, e alienazioni
seguite della Terra di Gioncarico, e dell'altra di Prata, e Gerfalco, procurassero,
nondimeno i Conti Pannocchieschi negli anni 1328., e gli due di dicembre,
ottenere siccome ottennero dall'Imperador Lodovico, con Privilegio spedito
da Pisa, e diretto al Nobile Uomo Conte Gaddo de Conti d'Elci, la conferma
in favore d'esso, e suoi eredi del Castello, e Terra di Gioncarico, e l'infeudazione
dell'altra di Prata, e Gerfalco, se più non vi possedevano!
Negli anni 1331. mentre la Republica di Siena era occupata nella guerra
contro à Conti Aldobrandeschi di S. Fiora, impensatamente si sollevarono
i Massani, sdegnati, e disgustati co Sanesi per essergli convenuto relasciare
per forza Gerfalco, e Montieri, ma i SS.ri Nove Governatori, sbrigatisi
dell'acquisto di Arcidosso, spedirono contro i Massani il Generali dell'armi
loro, colle truppe, che in breve tempo spogliò quel Popolo di più Terre,
che possedeva; I Massani segu9irono nella confederazione, che cò Pisani
aveano conchiusa, più tempo avanti, a vivere ostinati di non ammettere le
condizioni d'accordo, ma le Terre, che da essi dependevano, e tra esse,
Gerfalco, per liberarsi delle molestie della guerra, per quiete loro, convennero,
e così gli 29. 9bre 1331. adunatosi il General Consiglio della Campana del
Comune di Siena, elesse suoi Procuratori i quattro Proveditori di Biccherna
per ricevere le sottomissioni delle Terre di Perolla, Gerfalco, e Gavorrano,
colle loro Corti, e Uomini, come per strumento stipulato in Siena, e rogato
da Giovanni di Maestro Pelli Notaio.
Gli 8. dicembre del medesimo anno 1331. si adunavano a Consiglio gli Uomini
di Gerfalco, e elessero loro Procuratore Pierincino del già Tigo per comparire
avanti a SS.ri Nove Governatori della Republica di Siena, e sottoporre la
Terra, Castello, e Corte loro, col mero e misto imperio, e promettere, che,
ogni anno, in perpetuo, sei de loro Uomini averebbero presentato un Ciero
fiorito, e fogliato, di valore lire 15. con altri sei Cieri d'una libbra
per ciascuno, secondo la consuetudine degl'altri censuali del Comune di
Siena, e averebbero pagato per censo, ogni anno, lire 100., che ogni sei
mesi la Comunità di Gerfalco averebbe nominato tre Notai Cittadini Sanesi,
da doversene eleggere uno da SS.ri Nove per Vicario di detta Terra, e altre
condizioni. In piedi dello strumento vi sono descritti i Terrieri di Gerfalco,
in numero di 197., e se ne rogò in Gerfalco Nello di Bernardino da Travale
Notaio.
In esecuzione dell'autorità conferita dal Consiglio di questa Terra di Gerfalco
a Pierincino del già Tigo, Procuratore, e Sindico, come sopra, il medesimo
gli 16. Dicembre 1331. sottopose volontariamente alla Republica di Siena
la di lui Terra, sua Corte, e giurisdizione, e si obligò presentare, ogni
anno, per S. Maria d'Agosto, un Ciero fogliato e Fiorito di libbre 5., e
lire 100. pagare al Comune di Siena per censo, con diversi patti, e condizioni,
tra le quali le più importanti furono, che rimanesse questa Terra sottoposta,
col mero, e misto imperio, a piena giurisdizione.
Che fusse obligata pagare ogni semestre lire 30. al Vicario, che dovea rendere
ragione nella Terra per le cause civili, e criminali, secondo gli statuti
del luogo, eccettuati però i malefici d'importanza, e quelli, che fussero
commessi per i cittadini Sanesi.
Che non potessero, né dovessero i Gerfalchini riscuotere Pedaggio, Gabella,
o altra imposta da cittadini senesi o del Contado.
Che nium cittadino sanese, o del contado potesse comprare Beni Stabili in
questa Corte, sotto pena di lire 400. da applicarsi al Comune di Siena,
e la nullità del contratto.
Che i Terrici del di Gerfalco fossero, e dovessero essere rispettati, come
veri Cittadini, e potessero, e dovessero godere i medesimi Privilegi, benefizi,
e esenzioni, che godevano, e potevano godere i veri Cittadini.
Che mai sarebbe stato imposto dal Comune di Siena, e suoi Officiali, né
al Comune, né a Particolari persone altro dazio, presta, gabella, o altro
peso reale, personale, ordinario, straordinario, misto, o in altro modo
nominato, che quello, che per i presenti Capitoli si dichiara. Che, per
le loro bisogna, potessero i Gerfalchini estorcere dalla Città, e Stato
di Siena Grano, Biade, e altre Grascie per condurle a dirittura a Gerfalco,
avendone però la licenza da Signori Nove, e deputati del Biado.
Avendo il Nobile Uomo Conte Niccoluccio del già Fuccio da Perolla della
Famiglia Pannocchieschi ascoltata la sottomissione seguita di Gerfalco,
anch'egli volle concorrere nel medesimo sentimento, e però, con strumento
stipulato in Perolla, e rogato da Ruggiero del già Gano Notaio di detto
luogo gli 25. dicembre 1331. elesse Procuratore Minuccio di Cione Maconi
per sottomettersi al Comune di Siena e per esso ai Signori Nove Governatori
della Repubblica, assieme colle di lui Terre, e Corti per quelle porzioni
però, che ad esso si aspettavano, cioè di Perolla, Gerfalco, Gavorrano,
e Travale, con ogni loro giurisdizione, e col mero e misto imperio, e per
ratificare, e confermare, e, in quanto fusse fatto di bisogno, revocare
con detto Comune ogni patto, convenzione, e promessa, fino a quel giorno
fermata con qualunque altro della di lui Famiglia Pannocchieschi, e, per
l'osservanza, a obligare tutti i di lui beni, ma di questo strumento di
pro cura, non ho trovata registrata l'effettuazione. Tutte le convenzioni
accordate, e in questa narrativa descritte svanirono negli anni 1333. perche
stipulata per mezzo del Vescovo di Firenze, Giudice Compromissario, la pace
tra Sanesi, Pisani, e Massani, convenne alla Repubblica, a tenore de patti,
e della sentenza, lasciare in libertà la Città di Massa, e restituirgli
le Terra di Gerfalco, Monte rotondo, Perolla, Gavorrano, Colonna, e la Rocchetta,
che gli èrano state dall'arme Sanesi occupate.
Mentre dunque da Massani si riteneva questa Terra di Gerfalco, vi acquistò
non poche ragioni Messer Francesco di Messer Vanni Malavolti, e deo di lui
Figliuolo, perche riceverono in dote da Ricciardello di Messer Trancredi
da Caldana, (facilmente una diramazione de Conti Pannocchieschi) che per
il maritaggio di donna Bice Figliuola del medesimo Ricciardello, e futura
Moglie del detto Deo, ottenne la quarta parte per non diviso di tutto il
Castello di Caldana, a una parte delle dodici parti di questa Terra di Gerfalco,
colle loro pertinenze.
Ricuperata negli anni 1335. da Sanesi la città di Massa, e stabilite tra
Massani e Sanesi le condizioni d'accordo, conforme più alla stesa se ne
parlerà, allorche si scriverà di Massa, la Republica, per assicurarsi di
quella Città, diede principio farvi fabbricare la Fortezza, e però, a cutela,
e perche i Massani non recassero impedimento a un tal lavoro, negli anni
1336., in luogo di sicurezza, si fece consegnare per deposito le Terre a
Fortezza che quel Comune possedeva, tra le quli fu Gerfalco tre anni in
dietro restituitegli.
In qual confusione siano sempre state le ragioni sopra questa Terra di Gerfalco,
ciascuno lo potra conoscere da documenti indietro riferiti, e molto più
degli altri, che, in appresso, si produrranno, e particolarmente da tre
seguenti: Primieramente dunque negli anni 1340., il Conte Nello del già
Mangiante d'Inghiramo Signore di Pietra, della Famiglia de Conti Pannocchieschi,
come erede del di lui Padre, e Neri, chiamato Scarpa di lui Fratello, assieme
on donna Mina, Figliuola del già Pepone de Conti di Sasso Forte, e vendeva
lasciata dal sopradetto Mangiante, e donna Francesca sorella del detto Conte
Nello, e vedova di Bertuccio Casini da Massa, e Frigia, anch'essa, sorella
del detto Nello, vedova di Fazio Buondelmonte da Siena, vendevano a Binduccio
di Fazio, Sindico della Città di Massa, che comprò per quel Comune, la metà
per non diviso di quella parte della Terra di Gerfalco, che Messer Conte
Nello d'Inghiramo Signore di Pietra possedeva, e nel di lui Testamento,
come si è detto, avea lasciata a medesimi, per prezzo di Fiorini 1000.,
di denari Sanesi, come per rogito di Ser Neri del già Alberto Notio Massano,
e subito il detto Sindico, a nome della Città di Massa, ne prese posseso,
e quegli abitatori gli giurarono fedeltà.
Gli 2. Febbraio del sopradetto anno 1340., il Conte Andronucco del già Conte
Contino d'Elci costituì suo Procuratore per vendere al Comune di Siena la
decima parte di questa Terra, sua Corte, e giurisdizione, e gli 16. de sopradetti
Mese, e anno, seguita la vendita, ne fu la Republica posta in posseso, siccome
nel medesimo giorno ne fu posta in possesso d'altra decima parte vendutagli
dal Conte Gaddo Pannocchieschi d'Elci, e tutto per prezzo di lire 1350.
E consecutivamente gli 17. Marzo 1340., gli Uomini di Gerfalco, essendogli
venuta a notizia la compra fatta dal Comune di Sienadella quinta parte della
loro Terra, e Corte, riconobbero per loro vera, e legittima padrona la Republica,
e gli giurarono fedeltà, e tale strumento fu stipulato gli 18. di Marzo
sopradetto. Quanto furono facili i Terrieri di Gerfalco nei loro giuramenti,
altrettanto, con poco maneggio, cangiarono sentimento, come si riconosce
da questo fatto, che poco tempo avanti aveano giurata fedeltà al Comune
di Massa, e adesso all'altro di Siena.
Già da lungo tempo èrano stati i Vescovi di Volterra spogliati del dominio
sopra Gerfalco, e altre Terre, che possedevano, e, in questo tempo, ritenevano
i Sanesi, ma con tutto questo non cessarono però, secondo le contingenze
de tempi, far vive le loro pretenzioni, e se dalla forza fossero stati accompagnati,
ne sarebbero facilmente stati restituiti al primiero grado, ma i Sanesi,
che continuamente vegliavano, non solo per mantenere, ma per dilatare lo
Stato, non permettevano, che què Prelati, se non con carte, e discorsi,
arrivassero al loro intento, così appunto accadde negli anni 1355., allorche,
ritrovandosi in Pisa l'Imperador Carlo IV., il Vescovo Filippo Belforti
staccò da quella Maestà un diploma, per cui gli concedeva il mero e misto
imperio, colla podestà del (Caoltello?) sopra la città di Volterra,e sopra
la metà della Terra di Gerfalco, e Travale, e sopra la quarta parte delle
Castella di Pietra, Fosini, e Castiglion Bernardi. Questo diploma fù, come
ho detto di sopra, spedito da Pisa in die 20. Kal. Iunii 1355., nel giorno
stesso, nel quale il medesimo Vescovo, e dal medesimo Imperatore, ottenne
altro Diploma, riportato dall'Ammirati nella Cronologia de Vescovi Volterrani,
del quale Autore non poco mi meraviglio, che avendo data cortezza del sopradetto
Privilegio, e d'altri attinenti al Vescovo Filippo, non abbia avvertito
ancora questo, che molto bene lo potea vedere, perche conservato nel medesimo
Archivio, da dove esso avea estratto gli altri.
Poca breccia arrecò negli animi de Governatori della Repubblica di Siena
il diploma spedito dall'Imperador Carlo IV. a favore del Vescovo Filippo,
perche gli 22. di Giugno 1357., per prezzo di lire 900. Comprarono da nobili
Uomini Francesco di Bernardino, e Cristoforo del già Puccio de Conti Pannocchieschi,
una vigesima, e il terzo d'altra vigesima parte di tutta la Signoria, giurisdizione,
Corte, e dominio di questa Terra di Gerfalco, e ne fu stipulato in Siena
Strumento, rogato da Sèr Francesco Gini Notaio Sanese.
Negli anni 1359. considerando il Conte Ranieri del Conte Gaddo di Conte
Pannocchieschi, che i Sanesi si erano impossessati della maggior parte di
questa Terra di Gerfalco, si volle fare onore anch'egli di sottoporgli quelle
ragioni, che si riteneva, e cosi eseguì, e se ne rogò Domenico Nelli Notaio
Sanese.
Reflettendo seriamente i Terrieri di Gerfalco, che la Republica di Siena
si era di già resa padrona della Terra loro, perche i Conti Pannocchieschi
se si erano spodestati, o per vendite, o per sottomissioni, e però ad effetto
di potere, con maggior quiete, riposare, riconoscendo esser giovevole alla
Terra loro soggiacere in tutto, e per tutto alle comandamenta della Republica,
tenuto consiglio da loro Uomini, e Terrieri, elessero Procuratori Pietro
di Fochino, e Iacomo di Vannuccio, ambi da Gerfalco, e costoro, portatisi
in Siena, gli 31. d'Ottobre 1359. sottoposero, in perpetuo, la Terra loro,
colla Corte, distretto, e Uomini, e convennero, che il Palio da doversi
offrire, ogni anno, per la Festa dell'Assunta, dovesse esere di valore,
almeno, di Fiorini dieci.
Che in caso di guerra, esercito, o cavalcata, dovessero i Gerfalchini concorrere
con quella quantità di Pedoni, che fusse da Signori Dodici Governatori della
Republica, considerata (….?) alle forze della loro Terra.
Che dovessero pagare, ogni anno, per la Festa d'Agosto, per censo, lire
100.
Che non potessero i Terrieri essere aggravati, né molestati con altre gravezze,
e imposte, che si ripartissero dal Comune di Siena.
Che dovessero avere, e levare il sale, per loro uso solamente, da Grosseto,
pagandolo a ragionedi soldi dieci lo Staio, dovendolo trasportare, dritta
strada, verso Gerfalco; e non potessero levare altro sale da altro luogo.
Che non potessero esigere, e risquotere gabella, o Pedaggio da Cittadini
Sanesi, o da altri del Dominio.
Che il Vicario, oltre al guadagno della Panna, e Banco, dovesse dalla Terra
ricevere di salario, per ogni semestre lire 60.
E che nelle cause criminali di leggera importanza il Vicario potesse provedere,
ma a tenore degli Statuti del luogo.
Lo strumento fu stipulato in Siena, e rogato da Ser Ambrogio Petri Notaio
Sanese. Rimanevano ancora in Gerfalco altre ragioni de Conti Pannocchieschi,
benche passate per dote in casa Tolomei, ma di queste pure se n'impossessò
la Republica di Siena, perche gli 20. dicembre 1360., il nobile Uomo Granello
del già Vanni di Messer Granello de Tolomei di Siena, e la nobile donna
Bianca Figliuola del già Messer Nello di Messer Inghiramo Pannocchieschi
da Pietra, Moglie del sopradetto Granello, e erede del già Nello, col consenso
di detto Granello di lei Marito, per prezzo di lire 1350., quale confessò
d'aver ricevuto da Ventura d'Andrea Camarlengo di Biccherna, vendevano la
decima parte, per non diviso, di questa Terra, Corte, e Uomini, assieme
colla giurisdizione, Pascoli, Boschi, per i quali venditori, e in caso (d'enizzione?),
si obligarono il Cavaliere Bindo, e Baldo Fratelli, e Figliuoli del già
Tengoccio Tolomei. Il contratto fu stipulato in Siena, e rogato da Ser Faccio
di Ser Cino Notaio di Biccherna.
Rimaneva ancora in potere della Famiglia Tolomei (ma non so per qual ragione,
se per causa di dote, o per compra, perche nelle deliberazioni del Consiglio
non apparisce espresso) l'ottava parte di questa Terra, Castello, e Corte,
ma gli 22. Agosto 1373. Messer Meo di Baruffa de Tolomei l'offerse vendere
alla Republica, ad essa vi applicò, e se ne stipulò contratto, che a registri
de Kaleffi non si legge riportato.
Si sono da me in questa narrativa riferite le capitolazioni stipulate pulate
più volte tra la Republica, e questa Terra di Gerfalco, e con esse si è
dimostrato, che non potessero i Gerfalchini essere aggravati nelle spese
del sale a pagarlo maggior somma, che di soldi 10. lo staio, ma come avvenir
suole, che ai più deboli conviene soggiogare alla forza dei più potenti,
controle capitolazioni, gli 28. di Giugno 1422. dal concistoro fù dichiarato,
che per l'avvenire il prezzo del sale dovesse essere di soldi 40., e ne
fù stipulato strumento sotto rogito di Ser Antonio di Michele, Notaio del
medesimo concistoro.
Per non lasciar in dietro cosa alcuna, che siaspetti a questa Terra, descriverò
in oltre, che gli 20. Febbraio 1453., mentre tra Sanesi, e Fiorentini si
agitava ostinata guerra Alessio Romano castellano in Gerfalco, meditando
tradimento, e consegnare la Terra in potere della Republica Fiorentina,
diede di mano ad un trattato, e permesse, che i nemici scalassero le mura,
ma accorgendosene Niccolò di Marino, che vi era commissario, subito accorse,
e riparò, che Gerfalco non restasse occupato, perche, cò Fanti, che invigilavano
alla guardia, arrestò prigioniero Alessio, e dieci de nemici, che, in pena
del meditato attentato, il medesimo Alessio fu fato appiccare per la gola,
e i dieci soldati tagliati a pezzi.
Era stata questa Terra di Gerfalco negli anni 1525. obbligata a pagare,
ogni anno, lire 98.6.- per mantenimento del castellano, che teneva la repubblica
per guardia, e custodia della Terra di Figline, ma ricorsi i Gerfalchini
alla Balia, essendo, in vigore delle capitolazioni, non poteva essere astratti
a gabella alcuna, e allorche però, in sollievo della Republica, fussero
stati obligati a pagare detta tassa, sarebbe stata troppo gravosa, per lo
che della Balia, attesa l'istanza, fù ridotta a lire 62. annue, e in esecuzione
la medesima Balia ne comandò l'osservanza.
Neglia anni 1535., gli 21. di Maggio per molte ragioni, e particolarmente
per rigore delle capitolazioni, fu dichiarato dal concistoro, che Gerfalco
non fusse obligato alla spesa del mantenimento del Bargello di Campagna.
Ma se Gerfalco fu esentato a pagare per il Bargello di Campagna, gli 29.
Agosto 1536. dalla Balia fù astretto a pagare mezzo scudo il mese per l'altro
Bargello della Maremma.
La medesima Balia dipoi considerò meglio i Capitoli di questa Terra di Gerfalco,
e gli 18. Agosto 1539. determinò, che, non astante alcuna cosa in contrario,
non dovesse questa Terra soggiacere a Gabella alcuna per il Bargello della
Maremma.
Questa medesima Terra dopo la rotta, che riceverono i Francesi, o per dir
meglio i Sanesi, perche tutto ridondava in pregiudizio loro, gli due Agosto
1554. in Valdichiana fù occupata dagli Imperiali, ma, o fosse il desiderio
della libertà, o l'affetto verso la Republica Sanese di lei Signora, ben
presto scosse quel giogo, e ritornò sotto la devozione de Sanesi, se non
che il Duca Cosimo di Firenze non potendo tollerare tanta baldanza di luogo
così piccolo, e mal provveduto, procurò ritornarla sotto le di lui forze,
e dipoi comandò, che si smantellasse le mura, benche il disegno di quel
Principe non fusse eseguito, e con tutto che negli anni seguenti 1555.,
dopo la capitolazione di Siena, vi spingesse il Conte di Gattaia, presero
gli Abitatori di questa Terra le armi, e, preparandosi alla difesa, non
permessero che dal quel Conte fusse neppure tentato d'eseguire gli ordini,
che Cosimo gli avea imposti.
Terminata finalmente la libertà della Repubblica di Siena, e passata, per
infeudazione, sotto al dominio del Duca Cosimo Primo de Medici, fece istanza
questa Terra di Gerfalco, che gli fussero confermate le Capitolazioni, stipulate
con la Republica negli anni 1331., e da Angiolo Niccolini, allora, per il
sopradetto Duca Cosimo, in Siena, Governatore, gli 28. Gennaio 1560. gli
furono confermate, ma senza però far parola delle Capitolazioni posteriori
de 31. Ottobre 1339., e come che in quelle confermata si conteneva, che
i Gerfalchini fussero considerati, come veri e originari cittadini Sanesi,
così ancora presentemente godono questi Terrieri un tal Privilegio, e distinzione.
E in ultimo (per non lasciare di descrivere tuti què Privilegi, e prerogative,
che gode questa Terra di Gerfalco) essendo stata pubblicata la Tariffa generale,
che comprendeva tutte le Terre, e luoghi dello Stato, per la mercede, e
diritti nelle cause criminali, e civili degli ati de Notai, e Giusdicenti
delle rispettive Curie, pretesero i Gerfalchini non esser tenuti all'osservanza
di quell'ordine, e gli 21. di Giugno 1570. Vi ottennero dalla Balia dichiarazione,
che non fussero obligati a quella restizione, ma che si dovessero osservare
gli Statuti del luogo.
Ciascuno, che leggerà questo mio racconto, osserverà con quanti Privilegi,
e distinzioni si governa questa Terra di Gerfalco, ma nondimeno, o sia la
sterilità del suolo, in cui è situata, o le contingenze de tempi, o l'universal
declinazione dello Stato Sanese, è questa Terra povera, abietta, e inculta,
e poco meno che vuota di Popolo, a cui poco più le rimane, che il frutto,
che ritrae da Bestiami, e da Castagneti, col mezzo del quale si sostentanto
questi pochi abitatori, cosi rozzi, e da non esser considerati, se non per
cosa di pochissimo pregio.

Ammirati Cronologia de Vescovi di Volter-ra a103.
Angolo di Terra del Grosso(?) Cron. Ms. Andrea Dei cronaca stamp.
nel Tomo XV. della raccolta degli scrittori Italiani del Muratori, e Tommasi
P. II. Lib. VI. a28.
Instrum de die 10. Kal. X.bris 1263. in Archivio hospitalis, n° 701.
Prime numerationis
Instrum de die 11. Kal. Ianuarii 1263. in Kaleffo Assumpta a488.,
e seg.
Strumento de 17. Luglio 1266. registrato nel Kaleffo Nero al n° 84. a145.
Istrumento degli 8. settembre 1275. rigistrato dove l'antecedente, al n°
83. a145.
Strumenti conservati nell'archivio di Massa nella sacca n°12.
Strumento de 18. 8.bre 1317. nell'archivio di Volterra, nella sacca segnata
colla (segue segno particolare)
Delibera del Consiglio G.le de 23. Gennaio 1317. a57.
Delib. che sopra de 3. Giugno 1318. a132.
Le medesime deliberazioni, de 7. Luglio 1318. a39.
Agnolo di Tura del Grosso Cron. Ms., e Andrea Dei cronaca stamp. nella raccolta
del Muratori Tomo XV
Strumento del 25. Luglio 1318. registrato nel Kaleffo dell'Assunta, al n°604.
a498.
Strumento de 25. Luglio 1318. nell'Archivio dello Spedale, al n°673. della
prima numerazione.
Strumento degli 11 Ottobre 1318. nell'Archivio dello Spedale al n°1329.
Della p.ª numeraz. E alla delib. del Consiglio G.le di d.° giorno a107.
Malavolti P.II.Lib.V. a79., Tommasi P.II.Lib.VIII.a198. a detta de cronisti
che stimano i fatti di quel tempo.
Strumento di procura de 20. Luglio 1319. registrato nel Kaleffo dell'Assunta
a564.
Strumento del 1322. conservato nell'Archivio di Massa.
Inventario de 5. 7.bre 1323. nell'Archivio dello Spedale, al n°1328. della
prima numerazione.
Strumento del 1325 nell'Archivio di Massa.
Strumento de 23. Giugno 1328. nel Cassone di Balia, Cassetta dalla Balzana,
al n° 47.
Strumento degli 8. 9bre 1328. nell'Archivio di Massa.
Diploma dell'Imperador Lodovico, custodito nel Cassone di Balia, Cassetta
della Balzana, al n°48.
Vedi gli Annali Ms. di Pio III. Lib.III.
Vedi i registri di questi strumenti nel Kaleffo dell'Assunta, a n.ri 629.626.,e
627., da carte 526. a 532.
Strumento di sottomissione del 16 Xbre 1331 registrato ancora nel Kaleffo
Vecchio al n° 1087 a896 .
Strumento de 25. Xbre 1331 nell'Archivio dello Spedale al n°682 della prima
numerazione.
Libri delle Gabelle de contratti datati dal 1336. a59.
Andrea Dei cronaca stampata nella raccolta del Muratori, Tomo XV.
Strumento del 1340. tra le scritture dell'Archivio di Massa.
Strumenti registrati nel Kaleffo Novo, a n.ri 85.86.87. a146.
Strumenti dove sopra al n°.88. a149.
Diploma dell'Imperador Carlo IV nell'Archivio di Volterra nella sacca E.
Strumento de 22. Giugno 1357. registrato nel Kaleffo Novo, al n°146. a308.
Strumento di sottomissione del 1359. nell'Archivio de Conti d'Elci.
Strumento di sottomissione de 31. 8bre 1359. nel Kaleffo novo al n°167.
a378. e alle delibere del Consiglio G.le di detto tempo a40.
Strumento de 20. xbre 1360. registrato nel Kaleffo novo, n°. 181. a413.
Delibera del Consiglio G.le de 22. Agosto 1373. a75.
Vedi al Libro delle esenzioni nell'Archivio delle Riformagioni a52.
Vedi alcune Cronache Ms. raccolte da autore anonimo
Nini Guerre d'Italia Ms.Lib.VII
Biblioteca Comunale degli Intronati
Siena
Ms. B IV 11 - Gerfalco
