Diversi non così piccoli avanzi di mura diroccate, di Torri abbassate, e talune ridotte al pari del suolo, e altri non così pochi contrassegni della maniera del fabbricare, dimostrano essere questa Terra di Boccheggiano antichissima, ma niuno niuno scrittore però, e niun documento ce ne dà certezza prima del secolo XIII., forse perche luogo piccolo, e d'incolti abitatori composto, non somministrò materia per ragionarne. Comunque alla dunque si sia, passarò a descriverne la situazione, e ipoi il materiale, e formale, e perche non rimanessimo oscurati, in parte alcuna, a questi Terrici i pregi migliori della Patria loro, mi servirò della medesima descrizione, che me ne trasmessero i Rappresentanti.
Resta situata la Terra sopra scoglio, che pare sasso ferrino, e in fatti vi si trova alquanto di ferro, ma framischiato con rame, vetriuolo, e zolfo, rimane dominata da venti, e particolarmente dal Lebeccio, e dallo Scirocco, che non lieve danno cagionano alla sanità dei corpi, A destra vien bagnato lo scoglio dal Fiume Merse, e da sinistra dal Torrente della Formella, nata da una Fonte chiamata Fonte Verdi, che poi scorrendo più vanti, e ricevendo maggior acque, si domanda il Fiume della Farma. Ha in prospettiva un Poggio, che forma triangolo, che per esser vestito di domestici Castagni, vende considerabile frutto, e dilettevole vaghezza; Vi sono, e dentro, e fuori più Fontane, con acque perenni, ed una di queste si comprende assai bene, che possa passare per minerali.
A riserva della parte che volta verso Montieri, scuorve da per tutto in lontananza moltissimi Paesi, poiche si vedono molto bene la Città di Siena, le Montagne di Radicofani, e della Montamiata, tutta la pianura di Piombino, e i Grosseto, parte del Monte Argentario, coll'Isola dell'Elba, e le Montagne della Corsica.
L'aria sarebbe buonissima, ma troppo sottile, e rigida nell'Inverno, e umida, perche dominata da venti meridionali.
La di lei distanza da Siena è di miglia 20., da Tatti 7., da Giusdino 6., da Monticiano 4., da Prata e Montieri 3., da Casole 18., e dalla Città di Massa otto.
Alla Terra cinta da mura, ma nella maggior parte rovinate, con alcune Torri di fortificazione, rimane unito un Borgo, e le Porte, che danno ingresso, son due.
Vi è una strada rotta, che comprende tutta la Terra, e altra obliqua, che porta al Castello, dove di poi si buona la Piazza, e questa rimane in elevata eminenza, e sotto d'essa tutte le case si vedono.
Le Abitazioni sono rozze, e anguste a riserva di quelle de Pericciuoli, che possono comparire in veduta.
Si aiutano i Terrieri nel far semente nelle Corti circonvicine, perche la propria non è abondante d'altro, che di Castagni, nel raccorre, e asciuttare le Castagne, nei Bestiami, e nella moderna introduzione del cogliere, intempo d'estate, dagli Ornielli la Manna. E giache l'uso di cogliere questo liguore, per tutta la maremma è così inoltrato, dirò che i costumana fin dal secolo XVI., ma riconoscendo, che per tal cagione si abandonavano le semente, e si trascurava l'attenzione a Bestiami, venne tralasciato, e forse, con bandi, proibita la coglitura. Nel secolo presente poi, comparso un Romito Calabrese in Maremma, insegnò la maniera d'una tale industria a Iacomo da Gavorrano, e questi a Domenico Parenti, e Iacomo Fiorentini da Boccheggiano, che principiando a godere del retratto del denaro, che ne faceano, modernamente nel 1738. si dilatò da per tutto, e cominciarono a portarsi in maremma i negozianti per farne racolta. Da questi uso, attesone il denaro, che entra in maremma è somma di considerazione, *.
A tenore del compartimento del 1579. era questa Terra do Boccheggiano sottoposta nel criminale, al Capitano di Giustizia di Massa, e, nel civile, e misto, al Podestà di Montieri, e Giusdino, ma negli anni 1638. dichiarata dal Gran Duca Ferdinando II. Feudo, e, con titolo di Marchesato, concessa a Antonio Salviati Nobile Fiorentino, con questa occasione restarono applicate al Marchese le lire 137., che questa Comunità pagava alla Biccherna, le 66.9.4., che pagava al Capitano di Giustizia di Casole, e le 50., che pagava al Podestà di Montieri e Giusdino.
Vi amministra adesso la giustizia criminale, civile, e mista il Vicario di Montieri, che è altro Feudo dell'istessa Famiglia Salviati, e questi si elegge dall'istesso Marchese, con obligo di presentarsi, ogni anno, al Sindacato in Boccheggiano, e ogni due anni, in vigore della nuova legge del 1750., avanti all'Imperial Consulta di Siena, e quivi, il di 2. di Maggio, esporsi a altro Sindacato.
È obligato, questo Vicario, ogni giovedi, portarsi a tener ragione in questa Terra, e osservare per la mercede degli atti la tariffa generale dello Stato.
Tre sono i Priori, che rappresentano questo publico, con officio semestrale, dura il bossolo anni due, e quando è alla fine, da Priori che finiscono, assieme al Vicario, si forma il nuovo.
Si eleggono da Priori di Gennaio due officiali sopra i Pupilli, obligati a fare gli inventari, stipulare tutele, e rivedere i conti, restando l'autorità di giudicare le cose appresso al Vicario; si eleggono similmente da medesimi Priori due stimatari, per i danni dati, due Pascieri, obligati a contare il Bestiame della Corte, e altri Officiali minori.
Il Consiglio publico è composto a ragione d'un uomo per casa delle Famiglie antiche, e originarie, o aggregate per tali, né può adunarsi in minor numero di 16., e elegge questo Consiglio il Maestro della Squola, e il Predicatore per la Quaresima.
Si governa questa Terra cò propri Statuti, e vi è ancora il Libro della lira, fatto negli anni 1569.
Nello spirituale, è sottoposta alla Diocesi, e Vescovo di Grosseto, e vi sono le chiese appresso.
La chiesa Pievana, modernamente intolata Arcipretura, con Fonte battesimale, sotto titolo di San Bartolomeo, di libera collazione, con tre Altari, in uno dei quali vi è la Compagnia Laicale, con cappa, in onore del SS. Sacramento, siccome vi è l'Opera, che pensa al mantenimento, e utensili della chiesa.
Vi è ancora l'Oratorio della Compagnia Laicale di San Sebastiano, che fu modernamente rifabbricata più vasa, e più ornata, a spese d'un benefattore del luogo, e vi fu collocata una bellissima statua di marmo, lavorata dal famoso scultore Cav.re Bernino, che meglio starebbe in una grossa Città, che in una piccola Terra.
Questa Terra non farà più, che circa 100 fuochi, e, compresivi sette Poderi, e quattro Molini, vi saranno in tutto anime intorno a 550.
Nella Corte vi sono solamente l'Oratorio di San Michele Arcangiolo, anneso alla Pieve, e la Cappella del Soccorso.
È la medesima Corte piuttosto angusta, e quasi tutta boschiva a Castagni, da quali, e da Bestiami ritraono gli abitatori, il maggior frutto, e confina colle Corti di Prata, Giusdino, Sassofortino, Tatti, Rocca Tederighi, e colla Tenuta di Luriano.
Era in questa Corte il Convento di Sant'Agostino, situato sopra al Piano di Prata, che era avanti dei Cistercensi, ma in oggi rovinato, e distrutto.
Vicine a Molini della Mersa vi sono due Torri, e altre in luogo, che si chiama Belvedere, e tutte lavorate con pietre quadre di travertino; Vi è ancora il Palazzo, detto della Stella, che era del Signore del luogo, e avea le ra per ogni parte di grossezza circa tre braccia, che si conservano ancora gli avanzi, e era a guisa di Fortilizio. Siccome Tondi in una relazione dello Stato Sanese fatta d'ordine del Senato negli anni 1334. asserisce, che nella Valle di questa Terra, a di lui derupi, vi si trovava la Calamita, e l'Acciaio.
Il documento più antico, che ci dimostri qualche cosa di questa Terra è del 1271., dal quale si comprende, che i quel tempo era questa Terra sotto il dominio della Republica, perche in esso si legge, che, tra quelle Terre, alle quali fù tolta la residenza del Podestà, una d'esse fù Boccheggiano. Ma se era in quell'anno della giurisdizione dello Stato di Siena, forse la Republica non bene se n'assicurava, o altri ancora vi pretendevano ragioni, perche due anni di poi, si legge nelle medesime deliberazioni, che fu determinato si facesse Consiglio generale per vedere in qual modo potesse questa Terra venire in potere della Republica, e proposto l'affare, fù dal Consiglio determinato rimettersi ne Vicari del Podestà, ne Priori de Signori 36. Governatori, e nel Capitano di porta Guelfa.
Da altro documento conservato nell'Archivio de PP. Conventuali di S. Francesco di Siena degli anni 1291. comprendo benissimo, che in questo tempo era Boccheggiano della Famiglia Salimbeni, perche in esso si legge, che il Conte Guido da Monte Feltro Podestà, e Capitano della Città di Pisa, col consenso degli Anziani, e altri Savi uomini della Città, costituì Sindico, e Procuratore Guiscardo di Cirquonè del già Benevati di Cirque per comparire, e convenire con Pret Ristoro Rettore della Chiesa di S. Bartolomeo di questa Terra, Sindico di Messer Tofo del già Ranieri (questo Tofo, benche non vi si legga il cognome, certamente era della Famiglia Salimbeni) da Siena, e degli uomini di Boccheggiano, obligandosi di confermare la tregua già ordinata tra il Comune di Pisa, e gli Uomini di questa Terra. Lo strumento fu stipulato in Pisa, e se ne rogò Oddo del già Menicone della Terra d'Asciano, Notaio.
E negli anni 1357. avendo altro Messer Tofo di Maghinardo Salimbeni (questo secondo Tofo sarà facilmente stato nipote del primo) nel di lui ultimo Testamento lasciato erede il Comune di Siena delle ragioni, e giurisdizione della terza parte di questa Terra, e Corte, prezzando detta sua eredità per il valore di Firini 3000. d'oro, e che, di questi, 1430. dovessero servire per le doti di Margarita di lui Moglie, e ogni rimanente da applicarsi alla Cappella, nuovamente eretta lungo al Palazzo de Signori, dove abita il Podestà, e per comprare una Possessione, che fosse per fondo dello Spedale delle carceri del Comune, ma da Signori Governatori della Republica, considerato l'affare, e dubitando non poter essere questa eredità gravosa, l'accettarono, è vero, ma col beneficio della legge, e dell'inventario.
S'impossessò intieramente la Republica di questa Terra di Boccheggiano negli anni 1359., perche come si è detto, una terza parte gli fu lasciata per eredità, e le due altre terze parti le comprò in quest'anno, nella maniera che appresso; Il Nobile Cavaliere Messer Giovanni del già Neri, del già Francesco di Messer Tofo Sforza Salimbeni da Siena vendè ai Signori Dodico Governatori della Republica, per prezzo di 2700. Fiorini , la terza parte per ogni diviso di questa Terra, suo Cassero, Corte, e uomini, assieme col gius del padronato delle chiese, e delle sepolture della detta terza parte, e nell'istesso giorno, e anno il Nobile Niccolò del già Bonsignore di Messer Tofo de Salimbeni, anch'egli vendè al Comune di Siena altra terza parte di questa Terra, suo Cassero, Corte, e uomini per il sopraespresso prezzo, e Lorenzo di Menio d'Ughetto Cittadino, e Mercante Sanese, Sindico deputato dai Signori Dodici Governatori della Rpublica, in nome de medesimi, fù introdotto in possesso.
Poco dopo alla vendità, che aveano fatto di questa Terra i Salimbeni ne rientrarono negli anni 1368. altra volta in possesso, perche essendosi pacificati col Popolo, e cò Riformatori, per gratificazione,non solamente a spese della Republica, gli fu assegnata la guardia di 150. Fanti, gli furono resarciti i danni di molti cavalli perduti in servizio del Comune, e donate sei Castella, che furono Castiglion di Valdorcia, Piano Castagnaio, Monte Giovi, la Rocca Tederighi, Montorsaio, e questa Terra di Boccheggiano, ma con obligo però che le medesime Terre, Castella dovessero presentare il consueto censo, e non potessero alienarsi, e per effettuazione d'una tal donazione gli 20. d'ottobre del sopradetto anno, adunato il Consiglio Generale, elesse Procurato Ser Iacomo del già Manno per consegnare le Terre descritte, con tutte le loro ragioni, e pertinenze, e Ser Giovanni del già Tura si rogò dello strumento di procura.
Da altro strumento de 31. Gennaio 1368. apparisce che il sopranominato Ser Iacopo di Manno, Sindico della Republica, con pieno mandato, consegnò le Terre, che sopra al Cavalier Messer Reame del fù Cavalier Messer Notto Salimbeni, da ritenerle per esso, e per la Schiatta de Salimbeni Bretacconi, e per lo Schiattale del Giardino della Medesima Famiglia, (era così numerosa la Famiglia Salimbeni, che per distinguere un ramo dall'altro, aveano pigliato diverse denominazioni, come si può vedere dall'Albero Genealogico da me compilato) e loro eredi e descendenti, con pieno dominio, e giurisdizione, ma colla riserva però del Ciero, e Palio per S. Maria d'Agosto, come erano solite dette Terre offrire per l'addietro. Lo strumento di consegna fù stipulato in Siena, e se ne rogò Ser Marco del già Ventura Notaio.
Era insorta negli anni 1374. pericolosa contesa tra il Popolo e Comune di Siena, cò suoi Confederati, da una parte, e Salimbeni, con altri Nobili Fuorusciti, dall'altra, si commettevano ostilità, si predavano Bestiami, s'incendiavano Case, e Alberi fruttiferi, e si toglievano vicendevolmente Terre, e Fortezze; In Boccheggiano aveano i Salimbeni ricoverati non pochi Ribelli, e da quel luogo, colle scorrerie, rimanevano infestate tutte le campagne vicine, dal che mossi a sdegno i Governatori della Republica, deliberarono togliere quell'asilo, e però vi spedirono l'esercito, guidato dal Senatore, e dal Capitano della guerra, con molte truppe a piedi, e a cavallo, e co Balestrieri della città, della Massa, e del Contado, e con tutta la Camera del Comune, unitamente con 200. Lancie Unghere, 60 Bandiere di Masnadieri, e altri Provisionati, e giunto l'esercito sotto questa Terra, inposero i Sanesi a circondarla con Fossi, Terrapieni, Steccati, e Bastioni, ma avanti le fortificazioni fussero arrivate all'intiero compimento, Messer Niccolò Salimbeni spedi diversi mandati per ottenere aiuti da di lui amici, e cosi riuscigli ricevere 150. Cavalli, e 300. Fanti, cò quali assaltò i Campo de Sanesi, e lo pose in rotta, gittando a terra le Macchine e i Battifolli, e guadagnando tutto l'arnese aman salva, ebbe prigioniero Antonio Salamndro Senatore, e i Commissari della Republica, con gran numero di quelle milizie. Intesosi in Siena una tal rotta, i congiunti di molti cittadini rimasti morti, e prigionieri, corsero armati alle case de Salimbeni, e non perdonarono né a Fanciulli, né a donne, tutti di quella Famiglia rimasti in Siena, condussero i prigionieri a fine di ricattare i loro. Non cessando tuttavia gli Oratori Fiorentini di persuadere i Sanesi alla pace, ottennero da Salimbeni, per la parte loro, piena remissione di tutto l'affare in loro stessi. I Goverrnatori ancora della Republica rimessero anch'eglino le pretenzioni loro ne Signori Priori delle Arti, e Gonfalonieri di Giustizia della Città di Firenze, i quali gli 29. d'Aprile 1375. pronunziarono, che la concessione accordata dal Comune di Siena delle sopradescritte Terre a Salimbeni ridondava in grave pregiudizio degli altri Nobili, che però fussero obligati restituirle, e particolarmente questa di Boccheggiano, di questa sentenza, che fu proferita in Firenze se ne rogò Ser Paolo del già Ser Enrigolo di Paolo Notaio.
Dopo la morte di Gio. Galeazzo Visconti Duca di Milano, e Signore delle Città di Siena, Pisa, ePerugia, liberatisi i Sanesi da quella srvitù, che volontariamente gli aveano prestata, col consegnarli le Fortezze dello Stato loro, procurarono bentosto, stabilita prima la confederazione colla Republica Fiorentina, ricuperare le Rocche, e Fortezze, che tenevano in poter loro gli Agenti Ducali, con 500. Lancie, condotte stipendi loro, sotto la scorta di Giovanni Maluicino Capitano della Compagnia della Rosa, sortiti in campagna, la prima di tutte le imprese fù la ricuperazione di Boccheggiano, gittando per terra la Rocca di questa Terra, dove sotto le rovine d'essa, (atteso che i Salimbeni con tutto il Lodo dei Fiorentini, non aveano proceduto alla restituzione di questa Terra) rimasero crudelmente occisi due Figliuoli di Benuccio Salimbeni, che vi si ricoveravano, e, in sequela d'una tal conuista, costrinsero i Boccheggianesi a venire gli 20. d'Ottobre 1404. agli accordi, e stipulare le convenzioni che appreso.
Lenzo di Corsinetto, Pietro di Zeppa, Pino di Giovanni, e Bartolomeo di Gano Ristori da Boccheggiano, Sindici e Procuratori del Comune, e Uomini della loro Terra, costituiti avanti de Signori Priori Governatori, con pieno mandato, confessarono, che detta Terra di Boccheggiano era stata, ed era della giurisdizione del Comune di Siena, e a Contado, conferma l'altre Terre di simil condizione, e cosi si dovesse governare, e che detti Uomini erano veri sudditi del medesimo Comune di Siena, ma però, a cutela, rinnovarono i seguenti capitoli.
Primieramente, che detti Uomini di Boccheggiano fussere liberi, e esenti da ogni peso, e fazzione del Comune di Siena reale e personale per tasse e altre gravezze, per tempo, e termine d'anni dieci, ma che fussero tenuti levare il sale in Grosseto, e pagarlo alla ragione di soldi 20. lo staio.
Che tutti i Paschi, Castagneti, e Ghiandio, che già si teneva per Messer Benuccio Salimbeni, e suoi Figliuoli nella Corte di questa Terra, riaspettasse a detto Comune per anni dieci, e il Molino si appartenesse per metà al Comune di Siena, e per l'altra metà al Comune di Boccheggiano.
Che si osservassero, per l'estenzione della Corte, le medesime confinazioni, di quando vi era Possessore Messer Benuccio Salimbeni.
Che fussero gli Uomini di questa Terra asoluti da ogni bandimento, e condanna, fatta contro d'essi dal Comune di Siena.
Che chiunque fosse creditore di Messer Benuccio Salimbeni potesse farsi sopra i di lui Beni immobili, esistenti in Corte di questa Terra.
Che chiunque per debito si fusse rifugiato in Boccheggiano, e sua Corte, non potesse, in perpetuo, esser molestato.
Che il Comune di questa Terra, e suoi Uomini, avessero tempo anni tre per pagare il debito al Comune di Siena.
Che non fussero, in perpetuo, i Boccheggianesi obligati obbedirte ad alcuno della Casa Salimbeni, benche fusse in qualche Officio della Republica di Siena, e che niuno della detta Famiglia potesse, in perpetuo, entrare in Bocchegiano, sotto pena della perdita della roba, e della Persona, e potesse impunemente essere ammazzato.
Che ciascuno abitatore di Boccheggiano potesse estraere il proprio Bestiame, e condurlo in altri Paschi.
Quando fusse piaciuto al Comune di Siena, dovessero gli Uomini di questa Terra demolire il Cassero loro.
Che, in perpetuo, gli Uomini di Boccheggiano dovessero eleggere tre Notai, e farne la presentata al Comune di Siena, e di questi se ne dovesse eleggere uno per Vicario della Terra.
Lo strumento fu stipulato in Siena nel Concistoro, di cui se ne rogarono Ser Cino del già Guidone da Belforte, e Ser Giovanni di Cristofano da Siena, Notai.
In progresso di tempo, e anni quaranta dopo che i Salimbeni erano restati spogliati di tutte le ragioni, che aveano in questa Terra, e sua Corte, gli 13. d'Otobre 1444. si fecero onore di cioche non poteano più ricuperare, e così il Nobil Cione del già Messer Benuccio Salimbeni concesse, donò, e relasciò alla Republica di Siena tutte le ragioni, che gli si competevano sopra la Terra di Perolla, e di questa cò loro Fotilizii, case, e giurisdizioni, e ne fece al Comune di Siena piena donazione, e quietanza, dichiarandosi non poter pretendere più oltre.
Dopo à fatti orora raccontati, nulla dipiù si ritrova di questa Terra, se nonche fù modernamente Patria di Monsignore Sebastiano Perissi, eletto Vescovo di Grosseto gli 28. Maggio 1700., che poco mantenendosi in quella dignità, morì gli 15. 9bre 1701. E Leonardo Agostini ancora fù nativo di questa Terra, che partitosi dalla Patria, se ne andò a Roma, dove lungo tempo si trattenne al servizio del Cardinal Francesco Barberini Nipote del Pontefice Urbano VIII., e sempre, portato dalla naturale inclinazione, attese a raccorre le Gemme, i Camei(?), i Metalli e le ingegnose Sculture degli antichi incisori, ed esso fù, che, con attenzione diligenza, rese copioso di tali virtuosi lavori l'abondante Museo Barberini, dipoi sopravivendo più tempo, nell'età di anni 63. pensò di publicare della detta raccolta, colle stampe, i disegni, in tempo appunto, che regnava la Santità del Pontefice Alessandro VII. e così a esso ne dedicò l'opera, arricchita di numerose, e d'altre annotazioni, e spiegazioni, per per perfezzionamento delle quali di non lieve aiuto riuscigli Gio: Pietro Pollario, at lui amicissimo, conferma l'Agostini medesimo, nella prefazione, confessa, e per disegnare, e intagliare, con maestria, i rami, si servì prima d'Andrea Sacchi, e di poi di Gio: Batta Galestruzio Pittore Fiorentino. Quest'opera fù, la prima volta, impressa, colle stampe, nel tempo del pontificato del sopranominato Alessandro VII., e a esso intieramente dedicata, ma resasi rara, perche molto ricercata dagli intendenti, di nuovo negl'anni 1694. fù ristampata, e, lasciata le dedica della prima Parte al medesimo Pontefice, benche da più anni passato all'altra vita, la seconda Parte fù dedicata al Granduca Cosimo III., che porta per titolo il seguente = Gemmae, et Sculpturae antiquae, depictae ab Leonardo Augustino Sanensi, addita carum enarratione, in Latinum versa ab Iacobo Granario, cuius accedit preafatio. Franequeare apud Leonardum strix Bibliopolam CI?I?CXCIV(al posto dei due ? è il segno di una C contraria)= questo benemerito terriere, accumulata ancora considerevole somma di contante, non solo fece rifabbricare l'Oratorio della Compagnia di San Sebastiano, el'arricchì della nobile statua, lavorata per mano dell'eccellente scultore Cavaliere Bernino, ma lasciò il fondo in luoghi di Monte in Firenze per dottarsi ogni anno, cinque Fanciulle Boccheggianesi, con assegnamento di scudi 25. per ciascuna.





Relazione di Boccheggiano trasmessa per lettera da Priori Rappresentanti gli 16. Agosto 1458.












































* ne è avvenuto, che molte Famiglie si sono alquanto sollevate, le semente accresciute, e, in molti luoghi, le case resarcite.
























































Delibera del Consiglio G.le de 28. Xbre 1271.a 21.



Delib. che sopra de 14.Luglio 1273. a4.






Istrum de die 7. Kal. Iunii 1291. in Archivio Patrum Minorum Conventuali, n.31.








Delib. del Consiglio G.le degl'11. Xbre 1357. a35.








Delib del Consiglio sopracitato de 25. Agosto 1359. a12. E registro di strumenti nel Kaleffo novo de 27. d'Agosto del sopradetto anno a N.ri 159.160.161. da carte 356. a 358.



Neri di Donato nella Cronaca stamp. nella raccolta degli scrittori italiani del Muratori Tomo XV.


Strumeno de 20. Ottobre 1368. nel Cassone di Balia, Cassetta della Balzana al n°67.





Strumento de 31. di Gennaio 1368. nell'Archivio delle Reformagioni, tra le Pergamene sciolte, al n°201.






Vedi la cronaca di Neri di Donato di sopra citata.









Il Tommasi nella P. III. Ms. malamente pone questo fatto negli anni 1375., perche veramente seguì nel 1374., e la rotta dell'esercito Sanese occorse gli 23. d'Ottobre.


Strumento de 29. Aprile 1375. Tra le carte sciolte nell'Arch. delle Reformagioni al n° 590.
















Strumento de 20. d'Ottobre 1404. registrato nel Kaleffo Rosso al n° 50. a133.










































Strumento de 13. 8bre 1444. registrato nel Kaleffetto al n° 36. a83.


Biblioteca Comunale degli Intronati Siena
Ms. B IV 08 - Boccheggiano