Non sò qual' incontro, e qual giudizio potrà
ottenere il meschino Elogio di un semplice Frate; nato povero, in luogo
di campagna , vissuto oscuro, né rischiarato dal fatuo splendore
di titoli, e dignità, che presso i piccoli fanno comparire grandi
gl'uomini. I soli virtuosi, che sono pochi, possono gustare i pregi della
virtù. La turba degl'Uomini non istima che il falso, e corre dietro
non alle realtà, ma all' apparenze, che sorprendono, ed abbagliano
gl'occhi, e la corta vista dell'umano giudizio. Quindi è, che sono
valutate più le ricchezze, gl'onori, e gl'altri beni esteriori che
la Virtù, e la Sapienza, che sono i soli, e veri beni. Oh Divina
Virtù! Così gli Uomini ti conoscessero! Ma tu non sei visibile,
che all'occhio dell'Uomo giusto. Dice Gesù Cristo "Beati mundo
corde, quoniam ipsi Deum videbunt". Capisco dunque, che generalmente
questo mio rozzo elogio sarà un'oggetto di disprezzo, e di riso,
o al più d'indifferenza, e di passeggiera curiosità. Ma si
avverta, che io non scrivo per gl'Uomini di Mondo, ne per i cosi detti Filosofi,
che sono troppo alti, perché possano abbassare lo sguardo sopra a
questa piccolezza. Scrivo per quelli, che amano lo spirito religioso, la
bontà del costume, la realtà del carattere; qualità
rarissime, e quasi le sole meritevoli di lode, e di fama. Nel resto il mio
stile basso, povero, ed analogo alla mia età, dove "secca è
la vena dell'ingegno" corrisponde alla semplicità maravigliosa
di costume, e all'innocenza del Padre Marranci, che ho conosciuto, e trattato
lungamente, e famigliarmente .
Nacque Egli in Montieri luogo della Provincia Superiore di Siena, ricco
di Popolo, di castagneti, d'eccellenti Vigne, di molte Famiglie onorate,
e sommamente ospitali, e celebre per il costume religioso de' suoi abitanti,
molti de' quali hanno illustrato l'Ordine de' Minori Conventuali anche ai
tempi nostri con ogni genere di letteratura, e di santità. Busta
nominare i soli Padri Narducci, Ciacci, Sischi, e Cappelletti, che benché
morti odorano ancora. Il giorno felice della sua nascita fu il dì
sette di Luglio dell' Anno mille settecento quarantasei. I suoi Genitori,
siccome i suoi Antenati furono poveri, e Tintori di mestiere. Ma la più
bella Tinta che uscì dalle loro mare fu il nostro Padre Giovan Batista,
privilegiato da Dio fin da fanciullo di quei caratteri di innocenza, e di
docilità, che in seguito dovevano germogliare frutti eminenti di
Religione e di Virtù.
Iddio, senza il Quale non vi è alcun bene, gli aveva insinuato una
particolare inclinazione per la vita quieta, e ritirata, e per 1'orazione;
e spesse volte fu trovato in boschi solitarj ad orare con i ginocchi in
terra, flagellarsi aspramente, e chiedere a Dio con singhiozzi, e pianti
misericordia. S'intende bene, che questo sistema di vita non lo conduceva
al Mondo, ma al Chiostro. Questa bella pianta doveva crescere, e perfezionarsi
nei Giardini Claustrali.
E di fatto entrato nell'Anno sedicesimo di sua età domandò,
ed ottenne di vestire 1'abito dei Cappuccini, dove aggravando sopra di se
la mano con digiuni flagelli, ed altre straordinarie penitenze spossò
a tal segno il suo gracile temperamento, che dovette abbandonare con rammarico
quell'Istituto, e tornare alla sua Patria di Montieri. Ma Egli anelava sempre
il Chiostro. E siccome inclinava alla Religione Francescana, così
determinossi per la Famiglia de' Minori Conventuali, dove per l'odore grande
delle sue Virtù fu ammesso, e ricevuto con giubbilo dai Superiori
dell'Ordine. Entrò dunque nel Convento di Siena Novizio; e per Beneplacido
placito Apostolico fu dispensato di mesi sei dal consueto tempo del Noviziato.
Attesta il Padre Maestro Giuseppe Gori tutto vivente è che ebbe in
sorte la direzione di questo Novizio, che restò commosso, e maravigliato
dell' eccellente sua condotta, avendolo sperimentato sempre uguale a se
stesso, affabile, modesto, paziente, ubbidientissimo, assiduo nell'orazione
, ed esatto nell'adempire i doveri più minuti dello stato Religioso.
Conferma l'istesse cose il Padre Maestro Giuseppe Vigezzi Guardiano attualmente
diquesto insigne Convento di Santa Croce. Fu in. seguito ordinato Sacerdote
in Volterra: Questo santo ministero 1'impegnò sempre più nello
studio delle Divine Scritture , studio conveniente ad un Ecclesiastico più
che la vana lettura delle mondane curiosità. In questa Divina scuola
dello Spirito Santo apprese la scienza de' Santi, la cognizione intima degli
uomini, o delle cose, la diffidenza di se stesso, e degl'altri, il disprezzo
delle vanità del Mondo e sopratutto che il Santo Timor di Dio è
il principio, ed il cardine della Sapienza.
Per quanto occultasse quei doni del Cielo non poterono sfuggire agl'occhi
de suoi Paesani che già lo riguardavano come l'Angelo Tutelare di
Montieri che ben s'accorse qual dono gli aveva fatto Iddio nella Persona
del Padre Marranci. Ma Egli, nulla stimando i vani applausi degl' Uomini,
attendeva unicamente a fare la vita di Religioso con una regola non mai
interrotta, e costante fino alla morte, alzandosi di buon'ora la mattina,
e scendendo in Chiesa ad orare lungamente, poi celebrava la Santa Messa,
si poneva fisso al Confessionario, e si portava in seguito a visitare, assistere,
e consolare i malati, e i moribondi. Era il primo nel Coro, ed in tutte
le funzioni Claustrali. Il suo sonno era brevissimo, lunga, ed assidua l'orazione,
e lo studio dei santi Libri.
Chi non conosce, o non apprezza il valore delle cose buone, la convenienza
dei doveri, ed il pregio della giustizia non farà conto, e forse
deriderà questo metodo di vita occulta, ed oscura, della quale tanto
si pregiava il Grande Apostolo Paolo, e che non presenta all'umano orgoglio
gl'oggetti tanto graditi del fasto, e della grandezza; come neppure alla
curiosa generosità la scena maravigliosa dei miracoli, che i fortemente
colpiscono la fantasia specialmente del volgo, che non può conoscere,
che il più grande dei miracoli è frenare le passioni, adempiere
i doveri del proprio stato, e fare del bene a tutti, e male ad alcuno. Questo
è il merito, e questa è la condotta mirabile del nostro Fraticello,
a cui nella sua oscurità, e fra l'esercizio di cose stimate piccole,
e meschine portò la felice conseguenza di una costante tranquillità,
e gioia di cuore, che i Grandi non gustano nei Palagi dorati, né
gli Avari nei tesori riposti, né gli Ambiziosi nelle ottenute Dignità,
né i Filosofi nelle sublimi speculazioni: poiché sarà
sempre vero, che la ricchezza somministra dei commodi, gl'Onori dei piaceri,
e dei riguardi, la Filosofia de' lumi, ma la sola Religione consola l'uomo.
Ed ecco come a tutti gl'oggetti esterni sono superiori i beni dell'animo,
soli, e veri beni perché nostri, e non soggetti al capriccio degli
uomini, né della Fortuna, e che possono rendere meno infelice, ed
anche felice la nostra misera esistenza su questa terra. Anche gli stessi
malvagi rispettano, ed ammirano quella virtù, che essi non hanno,
e che non son degni di avere.
Non farà dunque maraviglia, che la virtù del Padre Marranci
fosse accompagnata da quella vera gloria, che unicamente a lei si appartiene.
Tutti, e Paesani, e Forestieri applaudivano, e benedivano questo Santo Religioso.
Gli stessi Vescovi di Volterra Monsig. Buonamici di sempre veneranda memoria,
ed il presente degnissimo Monsig. Alliata si sono serviti della persona,
ed opera del Padre Marranci, e per più anni, nella direzione, e governo
di diverse Chiese Curate della Loro Diocesi, cioè d'Elci, Lustignano,
e Prata, nei quali Luoghi la sua prudenza, la sua santità, e la venerazione
dei Popoli formano l'Elogio più deciso di quest'Uomo Grande, caro
a Dio, ed agl'Uomini. Sopratuttto rapiva i cuori l'ammirabile semplicità
del suo costume, e la sua illibata innocenza, che spirava nelle parole,
negli sguardi, ed in tutti i moti del suo corpo; tantoché non ci
saziavamo di stare con Lui, e beati parevano quei momenti che ci permettevamo
di vagheggiare questa bell'Anima.
I suoi Superiori dovevano conoscere più degl'altri, e ben conobbero
le qualità adorabili di spirito del Padre Marranci. Quindi è,
che lo destinarono per ben quattro volte Guardiano del Convento di Montieri,
al quale era affigliato, e Lui vollero Economo perpetuo dei Beni temporali
del medesimo. Nei quali impieghi odiosi di lor natura seppe talmente conciliare
il zelo con la prudenza, e gl'interessi altrui con quelli del Convento,
che la sua autorità fù soggetto di lode, d'applauso, e d'ammirazione
ai suoi sottoposti, ed agl'estranei.
Ma intanto si osservava nel nostro Religioso una maniera straordinaria di
vivere, che dava da pensare, e temere ai suoi amici: Un maggior ritiro,
un più profondo raccoglimento, la fuga da' suoi più prossimi,
un'orazione continuata, e sopratutto un'ardore incredibile delle cose Celesti
da Lui esternato con sospiri, gemiti, e lacrime di gioia. Queste maniere
si apprenderebbero per segni segni di congedo dal Mondo. Difatto parve Egli
presago del breve termine che gli restava di vita, mentre nel mese d'Agosto
dell'Anno mille ottocento tre volle replicare per tre volte la sua confessione
generale al Padre Luigi Mucci suo Confessore ordinario, e degno d'un tal
Penitente. La sera del ventisei di detto mese fù sorpreso da febbre,
e con fiero attacco al petto. La malattia fù dichiarata mortale,
e nel breve periodo di giorni nove lo condusse al sepolcro. Morì
il Padre Marranci, e tal morì qual visse, sigillando con gl'atti
più marcati di Religione l'ultimo Atto della sua vita. Non aveva
d'età che anni cinquantasette, e mesi due. Cos' è: "Morte
fura pria i migliori, e lascia stare i rei". Furono la sua Orazione
funebre i gemiti, le querele, il dolore di tutti i buoni, ed il pianto universale
della sua Patria.
Benché ingiusti sono i tuoi pianti, fortunatissimo Popolo di montieri.
Tu hai perduto non il Padre Marranci, ma le sue spoglie mortali, che pur
una volta dovevano perire. Ma ricordati, che ha acquistato nel suo spirito
immortale un nuovo, ed efficace Intercessore avanti l'Eterno Onnipotente
Iddio. Qual cumulo di beni, e di felicità non devi lusingarti di
ottenere dal Cielo, ora che al Tuo Beato Giacomo Papocchi si è associato
il Padre Marranci emulo, ed imitatore suo in ogni genere di virtù?
Rallegrati dunque, e gioisci, ed invece di lacrime spargi nembi di fiori,
e di lauri sopra le fredde sue ceneri.
Termino ora questo mal tessuto Elogio, e rivolto a Lui mi è forza
esclamare: Riposati in pace, ed eternamente felice nel seno del tuo Creatore,
Anima Grande, e richiama noi tuoi servi, ed Amici alla contemplazione delle
tue virtù, per le quali non è lecito piangere, e se tanto
ci concederà la natura, all'imitazione di Te. In questa maniera si
deve onorare la Tua memoria. Le Iscrizioni sepolcrali, ed una Tomba magnifica
potevano aggiungerti di gloria, e di splendore? Tutto consuma, e distrugge
il Tempo divoratore, e la mano spietata dell'Uomo. Dove sono i Mausolei,
i Sepolcri dei Cesari, e tanti altri vani Monumenti, con i quali hanno creduto
scioccamente gli Uomini di poter sfidare i Secoli, e di sopravvivere immortali
alla loro polvere, e di contrastare con l'Eternità? La virtù
sola, parto dell'Eterna Mente, è Eterna. Il Padre Giovan Battista
Marranci celebrato, e mostrato ai Posteri resterà sempre vivo.

A Voi , Popolo Religiosissimo, è dovuta la dedica del presente
Elogio Istorico d'un Vostro Concittadino, nato, vissuto, e morto Santo
fra le Vostre mura.
Grande aumento di gloria ha ricevuto la Vostra Patria dal Padre Giovan
Battista Marranci , la di qui memoria non deve restar sepolta nell'oblio,
ma essere portata alla luce dell' Istoria, anche per esempio, ed istruzione
dei Posteri Resti glorificato Montieri nella gloria di questo Uomo Grande,
e che forse non sarà l'ultimo nella serie degl' Uomini illustri,
che hanno nobilitato la Patria Vostra. Io prevenuto da tante dimostrazioni
della Vostra bontà, ed attaccamento, siccome dalle vostre premure
ho creduto di non poter sodisfare alla mia riconoscenza, che con offerirvi
questo piccolo dono, che in sostanza è tutto vostro. E Vi auguro
da Dio quella felicità, che Egli solo può dare.
Firenze il di 21. novembre 1805.
L' AUTORE.

