Il 2 gennaio 1608 Ferdinando I dei Medici eresse Montieri in Marchesato
unendolo a Boccheggiano: e da questo momento i due castelli saranno sempre
riuniti in una comune amministrazione.
Il primo marchese di Montieri fu Biagio Capizucchi.
Di nobile famiglia romana, valoroso sodato,
luogotenente generale delle milizie di Ferdinando I, fu veramente benemerito
del Castello che fece governare con giustizia e benevolenza paterna, pur
non avendolo mai visitato. A lui si deve, nel 1614, il restauro della chiesa
di S. Giacomo Apostolo che, da molti anni abbandonata ed in piena rovina,
fu tutta ricostruita e dotata di tre altari con tre tavole dipinte, arricchita
di calici di argento e di parati. Vi fece inoltre sistemare la sepoltura
del B. Giacomo con bei dipinti ed altri ornamenti, destinandola ad accoglierne
di nuovo le sacre ossa che per le pessime condizioni del tempio erano state
portate nella chiesa parrocchiale di S. Paolo. Volle inoltre che fosse interrotto
il passaggio lapideo che conduceva dalla chiesa alla Cella. Il 29 novembre
1615 i sacri resti del B. Giacomo con grandi festeggiamenti furono solennemente
riportati nella tomba primitiva. Nella sua meritoria opera di ricostruzione
e di buon governo il Marchese fu ben coadiuvato dal suo segretario Lelio
Negrini, che conosciamo come romano, ma il cui cognome da secoli presente
a Montieri, ove a tutt'oggi è comune, può farlo ritenere di origine montierina.
Il Negrini con molto fervore seguì il suo Signore nella benevolenza verso
il popolo di Montieri e nella volontà di abbellire a tutte sue spese la
chiesa di S. Giacomo e particolarmente la Cella del Beato che arricchì di
oggetti sacri, di paramenti e di buoni quadri dell'epoca (1616-1618), dei
quali egli stesso sembra essere autore, e che sono di notevole bellezza,
particolarmente quello de " La Comunione Miracolosa " (1618), conservati
ancora nel tempio e nella Cella. Così la Chiesa di S. Giacomo ebbe la sua
completa restaurazione colla sistemazione anche dell'antistante cimitero.
Questo abbandonato per la costruzione nell'ultimo decennio del 1800 di un
altro cimitero a nord del paese, e caduto in pieno abbandono, liberato dai
sacri resti dei defunti, nel 1930 fu definitivamente sostituito da un panoramico
piazzale.
Morto Biagio Capizucchi senza figli e successogli nel marchesato il nipote
Paolo, il popolo di Montieri nel 1619 presentò un'istanza al Granduca pregandolo
che disponesse perché il marchese Paolo mantenesse gli statuti ed i privilegi
già conservatigli dal defunto Biagio. Ciò che fu fatto: per cui il castello
per tutto il secolo XVII lo troviamo fondamentalmente ancora governato dalle
disposizioni statutarie vecchie di secoli e cioè: da un Podestà o Vicario,
da un Priorato composto di 3 membri uno dei quali e Camerlengo e da un Maggiore
ed un Minor Consiglio, con altre cariche preposte ai vari uffici comunali.
Nel 1621, per la mancanza di eredi diretti della famiglia Capizucchi, il
marchesato passa in feudo ai Duchi
Salviati.
Montieri, rimasto nello Stato di Siena ove e governatore Lorenzo di Jacopo
Salviati, gode di un lungo periodo di tranquillità e quasi di prosperità;
e per le riforme del 1627 staccato da Chiusdino per il civile e da Casole
per il criminale, ai quali era stato prima aggregato, riacquista la sua
piena magistratura amministrativa, che è allogata nel Palazzo di Giustizia
recentemente costruito. I Salviati si occuparono attivamente del governo
di Montieri: a loro si deve appunto la costruzione del Palazzo di Giustizia
e del Palazzo dei Marchesi che fu poi l'attuale palazzo Papi - Mattii, l'ampliamento
del paese oltre le vecchie mura ormai rotte ed in gran parte scomparse,
la sistemazione di alcune strade rimaste fino allora pressoché quelle del
XIII secolo. Di poco successiva la costruzione in cima al paese, subito
sotto il castello, della Casa dei Papi che contemporaneamente alla famiglia
Mattii comparvero a Montieri come amministratori dei Duchi Salviati. L'ultimo
rappresentante della famiglia Mattii fu il sacerdote Don Giacomo che, venuto
a morte senza eredi nel marzo 1798, lasciò tutti i suoi beni al Sig. Martino
Papi che divenne così il capostipite della famiglia Papi-Mattii.
Fu nel 1641 che i Salviati attuarono la convenzione per i beni della Comunità
in quel di Magrignano, convenzione che dette poi luogo ad una interminabile
contesa tra gli eredi Salviati, il Vescovo di Volterra ed il Comune di Montieri.
Nell'epoca il paese non era ricco, ma godeva di un certo benessere in gran
parte dovuto alla laboriosità degli abitanti: nel 1676 aveva 184 famiglie
compresi i 14 poderi ed i due molini della corte con una complessiva popolazione
di 842 anime, raccoglieva circa 800 some di uva, 120 moggia di castagne,
ma appena 80 moggia di grano con 20 di sementa, alla cui deficienza suppliva
la ricchezza dei greggi delle bandite. Forniva 8 soldati a cavallo e 102
a piedi; aveva due conce di pelli al Fosso ed al Pino, le due grandi fontane
che conosciamo, l'ospedaluccio laicale di S. Chiara già ricordato, due macellerie,
due forni, due osterie. Vi erano alcune famiglie già molto antiche: Lambardi
che ebbero più tardi un ramo collaterale variato in Lombardi, Mucci Ciacci
Mazzarocchi Barbadori Narducci; altre oggi non più esistenti nel paese:
Torsoli Turini Chiari Vanni Bartaletti Mini Cursi Cenni Bindi Vannucci Nardoni
Mattii Zenoni; altre più recenti tuttora presenti: Negrini Papi Fabbri Vatti
Cheleschi Grassini Caramassi Crosti Ciampoli ecc.
Oltre la chiesa di S. Giacomo Apostolo, ricostruita dal marchese Biagio
Capizuchi, vi era la Pieve dei SS. Michele e Paolo definitivamente ampliata
e dotata di un Organo costruito nel 1604. In uno dei sette altari, quello
a sinistra del Maggiore, furono riposte le reliquie del Beato Giacomo col
busto in argento (1674) fuso purtroppo con metallo non più proveniente dalle
Miniere di Montieri.
La Pieve fu elevata ad Arcipretura nel 1622 (primo Arciprete Mario dei Conti
di Elci) e fu consacrata nel 1729 (Arciprete Francesco Narducci).
Anche la chiesa di S. Francesco appariva nella sua definitiva sistemazione,
dotata di 7 altari e dell'organo. Nella corte permanevano ancora la " Chiesina
" di S. Lazzaro e la " Chiesa Vecchia di S. Francesco " a Cupiano; era comparsa
la chiesetta di S. Anna alla Villa e l'oratorio della Madonna delle Grazie
detta " dei Castagni ", posta ad un chilometro a sud del paese ove si venera
tuttora una Sacra Immagine che il popolo di Montieri, all'8 settembre di
ogni triennio, trasferisce processionalmente nella chiesa parrocchiale dedicandole
solenni funzioni religiose e festeggiamenti civili, la cui prima manifestazione
risale al 1804.
I duchi Salviati continuarono a governare saggiamente il castello in base
alle sue vecchie istituzioni amministrative alle quali le riforme del granduca
Cosimo III portarono qualche modificazione: così fino al 1749, quando fu
soppresso il marchesato.
Colle riforme del 1766-67 di Pietro Leopoldo di Lorena lo Stato di Siena,
fino allora sopravvissuto, viene diviso in due provincie, la Senese Superiore
con capoluogo Siena e la Senese Inferiore con capoluogo Grosseto: Montieri
resta con Siena e col 2 giugno 1777 Pietro Leopoldo ne conferma l'unione
con Boccheggiano in un'unica podesteria.
Questi ultimi non furono tempi troppo floridi per Montieri che vede la sua
popolazione diminuita a 580 abitanti nel 1745, la quota più bassa che si
conosca! Fu in quest'epoca che vi sorsero nuovi tentativi intesi a rinnovare
un'attività mineraria: nel 1753 una Società Anglo - Italiana, Lefroy-Charron-Calzabigi
con sede a Livorno, incaricò l'illustre minerarologo Giovanni Arduino di
studiare il terreno metallifero della Val di Merse e rintracciare i filoni
abbandonati dagli antichi coltivatori. L'Arduino visitò minutamente il territorio
di Montieri e le vecchie miniere ed impiantò una lavorazione per l'estrazione
di rame e piombo in Val di Merse presso il Molino del Guscione ed al Fosso
di S. Ansano; ma l'industria non fu trovata redditizia specialmente per
le difficoltà dei trasporti in una zona in quel tempo priva di strade; e
la lavorazione cessò qualche anno dopo, nel 1757. In quei tempi rimase attiva
in Montieri soltanto l'estrazione di piccole quantità di allume utilizzato
nella locale concia delle pelli. Per oltre 70 anni ogni attività mineraria
fu completamente sospesa sebbene il territorio fosse frequentemente visitato
da illustri studiosi mineralologi, geologi, naturalisti che ne lasciarono
memorie più o meno dettagliate, quali il Targioni-Tozzetti che le visitò
nel 1742, il Baldassarri nel 1762, Giorgio Santi nel 1790.
Montieri continuò a vivere la sua vita di borgo rurale in tranquillità ed
anche in buona organizzazione amministrativa e civica, a giudicare dall'ordine
con cui erano tenute le " deliberazioni " della sua magistratura comunale
raccolte nelle " Riformagioni " dell'Archivio di Stato di Siena. Fra le
altre carte, Notevole un " Campione delle strade di Montieri " compilato
nel 1780 da Antonio Pocceschi provveditore alle strade. Nel paese vi è la
strada principale che parte dalla chiesa dei S.S. Michele e Paolo in Piazzetta
di Sopra; passando dinanzi alla casa canonicale si biforca ed a sinistra
imbocca l'arco (la vecchia porta dell'Ospedale) e scende in Piazzetta di
Sotto che porta alla chiesa dei P.P. Minori Francescani; dall'altra parte
continua in Via delle Fonderie fino alla Porta di Fuori o del Borgo, ove
devia a destra risalendo per la Ruga verso il Castello e la chiesa di S.
Giacomo. Dalla Porta del Borgo continuando a diritto, passando davanti a
casa Narducci e casa Tempesti a sinistra e casa Vatti a destra, scende nella
Villa e prosegue per il Sasso Benedetto e la Madonna dei Castagni. Un'altra
strada staccandosi dalla via della Villa fra casa Tempesti e casa Vatti
volgendo a sinistra [vicolo della Barattina], passa sotto le mura sulla
sponda del Fosso e per un ponte di pietra (che fino a pochi anni prima era
di legno) porta alla Fonte di Sotto (l'attuale fontana pubblica) e passando
dinanzi alla casa Papi-Mattii ed al Palazzo Pretorio continua per la Via
di Travale. Un'altra via in partenza dalla chiesa parrocchiale imbocca a
destra la Dogana e giunta alla " Portaccia " (la vecchia Porta da Lispoggio),
raggiunge il Fosso del Razzino e va alla chiesa di S. Giacomo.
Vi sono poi le strade per le località vicine: quella per Travale che dalla
Piazzetta di Sotto scendeva, dietro la chiesa di S. Francesco, al Poderino
lasciando a destra le rovine del vecchio convento dei Francescani ed il
Luogo Vecchio per risalire alla Capanna dei Biageschi, al podere dei Cappelletti
ed a Fonteappialla.
La strada per Chiusdino si iniziava con quella per Travale, poi deviava
a destra alla Casa Biageschi per passare a La Valle ed al Poggio di Prugnoli
per scendere al Fosso di Collicioni oltre il quale incontrava la strada
per Chiusdino e Siena.
La strada per Gerfalco partiva dalla Piazzetta di Sotto o dell'Olmo (attuale
Piazza del Municipio) lasciando a sinistra il Palazzo Salviati o dei Marchesi
il Palazzo di Giustizia e per il Romito e via Salviati saliva al cimitero
vecchio per scendere al Lago.
La strada per Boccheggiano e Prata scendeva per il Sasso Benedetto lasciava
a sinistra la Madonna dei Castagni il Bulugno attraversava il fosso dei
Vignantini lasciava a sinistra Cupiano oltrepassava l'Auscelli e sboccava
in Val di Merse sulla Massa - Siena.
Un'altra strada per Siena scendeva per il Sasso Benedetto alla Madonna dei
Castagni ed al Bulugno, lasciava a destra la Costa (cappella dei Mattii)
scendeva al fosso del Ripacciano lasciando a sinistra S. Lazzaro e la Chiesina
e raggiunto il Molino di Sopra ed il Pian del Bufalaio, al confine col territorio
di Chiusdino, s'innestava sulla via calessabile per Siena.
Nell'epoca il paese ha diversi edifici spettanti alla pubblica amministrazione:
in Piazzetta di Sopra sulla destra della Chiesa varie stanze che servono
per la scuola e per le " adunanze magistrali ", ed a sinistra vi è la casa
canonicale, come attualmente. Il Palazzo Pretorio o di Giustizia, costruito
a pie' del Poggio nella Piazzetta di Sotto, che prima di quest'epoca, composto
di tre piani, serviva per gli uffici e le adunanze del Consiglio Comunale:
il pianterreno diviso in due ambienti era ad uso di stalle; il primo piano,
che era la stanza del Consiglio, ha pure due ambienti uno per il carcere
e l'altro per le cause civili; ed il secondo piano ha una grande sala e
due carceri segrete per le cause criminali: e sopra un'altra stanza, una
soffitta, quasi inservibile per mancanza della scala d'accesso. Nella Piazza
di Sotto vi è anche il Palazzo dei Marchesi prospiciente alla Porta dell'Ospedale
ed addossato alle mura castellane ed alla Canonica, sorto ai piedi della
vecchia torre di guardia e custodia. Oltre la Piazzetta di Sotto, in fondo
vi era, come attualmente, l'ampia chiesa di S. Francesco ed il convento
con sei frati.
Cessato il Marchesato, dopo la riforma granducale del 1776-77, il convento
doveva essere soppresso (1782) per ordine del Granduca P. Leopoldo; ma le
insistenti preghiere del popolo, sempre molto attaccato al suo convento
che giustamente riteneva una sua gloriosa istituzione secolare, riuscirono
a far desistere il Granduca dal suo disegno.

